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- Roma - Mercoledì 8 Luglio 2026
Galleria Borghese, l'affondo dell'architetto Anna Maria Affanni: "Non va ampliata, va tutelata"
L'ex Soprintendente del Lazio: "È un organismo storico unitario, intervenire significherebbe comprometterne l'identità. Le esigenze dei visitatori si affrontano con una migliore organizzazione, non con nuove costruzioni".
di Sabrina Consolini
"La Galleria Borghese non ha bisogno di essere ampliata. Ha bisogno di essere rispettata". È una posizione netta, senza margini di ambiguità, quella espressa dall'architetto Anna Maria Affanni, già Soprintendente per i Beni Architettonici e Ambientali del Lazio e presidente dell'Associazione Jacopo Barozzi da Vignola, che interviene nel dibattito nato attorno all'ipotesi di un concorso internazionale di progettazione per l'ampliamento del celebre museo romano.
Secondo Affanni, il problema nasce da un presupposto ritenuto profondamente errato: considerare la Galleria Borghese come un edificio suscettibile di espansione. Al contrario, sottolinea l'architetto, il museo rappresenta il fulcro di un complesso monumentale unico, nel quale architettura, collezioni artistiche, giardini storici, visuali prospettiche e paesaggio costituiscono un insieme inscindibile, costruito nei secoli e oggi da preservare nella sua integrità.
Nella cultura della tutela dei beni culturali, osserva, esiste un principio fondamentale: non tutti i monumenti sono trasformabili. Alcuni edifici hanno raggiunto una compiutezza storica e architettonica che impone il rispetto della loro identità. Per questo motivo, aggiunge, il vero tema non è individuare il progetto migliore, ma comprendere che determinati interventi non dovrebbero essere neppure presi in considerazione.
L'ex Soprintendente richiama poi la complessa storia conservativa della Galleria Borghese, ricordando come l'edificio abbia attraversato una lunga stagione di gravi criticità strutturali. Per anni il complesso rimase chiuso al pubblico a causa di lesioni, cedimenti delle torri, infiltrazioni d'acqua e fenomeni di dissesto che, a partire dagli anni Sessanta, divennero sempre più evidenti con importanti fessurazioni delle murature e distacchi di intonaci.
La situazione, spiega Affanni, rese necessario un articolato programma di indagini culminato nel 1982 con approfonditi studi statici per individuare le cause dei dissesti. Dal 1983 prese così avvio un vasto progetto di recupero e adeguamento funzionale dell'intero edificio, particolarmente complesso anche per la presenza di affreschi sulle pareti interne.
I lavori di consolidamento, coordinati dall'allora Soprintendente Francesco Zurli e sviluppati con il contributo di numerosi specialisti, si protrassero per tutti gli anni Novanta. Le difficoltà maggiori derivavano dalla natura estremamente delicata del sottosuolo, caratterizzato dalla presenza di antiche cave di tufo e pozzolana, cavità naturali, ambienti ipogei e cunicoli che rendevano ogni intervento particolarmente complesso.
Proprio per queste caratteristiche geologiche, sottolinea l'architetto, furono realizzati importanti consolidamenti mediante micropali armati e interventi diffusi sulle strutture portanti, lavori che oggi renderebbero altamente sconsigliabile qualsiasi nuova operazione sia in aderenza all'edificio sia nel sottosuolo circostante. Il lungo restauro si concluse nel 2000 con la realizzazione di un deposito destinato alla conservazione delle opere normalmente non esposte, accessibile agli studiosi su richiesta.
Alla luce di questa storia, Affanni considera inappropriata anche l'ipotesi di un concorso internazionale di architettura. Il concorso, osserva, rappresenta uno strumento di progettazione e non può trasformarsi in uno strumento di legittimazione di un intervento che, a suo giudizio, risulta incompatibile con il monumento, con il contesto paesaggistico e con i rigorosi vincoli urbanistici e paesaggistici che insistono sull'area.
L'architetto contesta inoltre l'idea secondo cui un grande museo internazionale debba necessariamente espandersi per rispondere alle esigenze contemporanee. Si tratta, afferma, di una visione che appartiene più alla logica gestionale moderna che alla cultura della tutela. Le necessità organizzative possono infatti essere soddisfatte attraverso una migliore distribuzione dei servizi, l'utilizzo di edifici già esistenti, una diversa articolazione delle funzioni, un'organizzazione più efficiente dei flussi di visitatori e un impiego sempre più avanzato delle tecnologie.
Rivolgendosi idealmente a quanti sostengono il progetto di ampliamento, tra cui l'ex sindaco di Roma Francesco Rutelli, Affanni precisa che la valorizzazione della Galleria Borghese è un obiettivo condivisibile, così come il miglioramento dei sistemi di prenotazione e della gestione delle visite. Tuttavia, ribadisce, questi risultati non richiedono nuovi spazi né modifiche all'edificio storico.
La Galleria Borghese, ricorda, rappresenta infatti uno dei più rari esempi di perfetta integrazione tra contenitore e contenuto. Fu progettata espressamente per ospitare la collezione del cardinale Scipione Borghese, con sale concepite in funzione delle singole opere d'arte. Non si tratta, evidenzia, di un semplice museo adattabile a nuove esigenze espositive, ma di un'opera d'arte essa stessa, nella quale architettura e collezione costituiscono un tutt'uno inscindibile.
Per l'ex Soprintendente il percorso corretto resta quello della conservazione, mantenendo il complesso nelle migliori condizioni possibili senza piegarlo alle esigenze del turismo di massa. Semmai, osserva, devono essere i flussi dei visitatori ad adattarsi alle caratteristiche del monumento e non il contrario. Quanto alle opere conservate nei depositi, ricorda che queste sono già consultabili dagli studiosi attraverso le modalità previste dall'organizzazione del museo.
In conclusione, Affanni richiama esplicitamente i principi sanciti dall'articolo 9 della Costituzione e dal Codice dei Beni Culturali del 2004, sostenendo che la scelta di non ampliare la Galleria Borghese rappresenterebbe una piena applicazione del principio di tutela del patrimonio storico, artistico, culturale e paesaggistico nazionale.
"Certe ipotesi – conclude – possono e devono essere evitate. Proteggere luoghi come la Galleria Borghese significa difendere uno dei paesaggi storici più ammirati al mondo e consegnarlo integro alle generazioni future."
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