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  • Roma - Martedì 25 Agosto 2026

Gaza, bombardamento all’ospedale Nasser: soldato israeliano svela la prassi delle “incriminazioni retroattive”

La denuncia tramite il gruppo di veterani Breaking the Silence: accuse ad Hamas costruite ex post per giustificare le vittime civili e coprire gli errori militari.

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Ad un anno dal tragico raid contro l'ospedale Nasser nel sud della Striscia di Gaza — costato la vita a 22 persone, tra le quali figurano cinque giornalisti — la testimonianza di un soldato israeliano getta nuova luce sulle procedure d'attacco delle forze armate.

Il militare ha rivelato a diverse testate internazionali l'utilizzo abituale della cosiddetta "incriminazione retroattiva", un meccanismo teso ad associare ex post le vittime di un bombardamento ad Hamas per giustificare l'azione militare.

Nell'imminenza dell'attacco, i vertici militari di Israele avevano motivato il blitz sostenendo che l'obiettivo fosse una telecamera piazzata sul tetto della struttura sanitaria, ritenuta in uso ad Hamas.

Nel raid persero la vita, tra gli altri, Hussam al-Masri, cameraman di Reuters, e Mariam Dagga, videoreporter per Associated Press e altre testate.

Alle pressanti richieste di chiarimento avanzate da AP, le autorità militari non hanno fornito dettagli sugli accertamenti condotti né sui tempi di chiusura dell'indagine. Di fronte alla forte indignazione della comunità internazionale per il doppio raid registrato dai dispositivi video esterni, l'esercito ha poi sostenuto che sei dei caduti fossero legati ad Hamas, senza tuttavia esibire alcuna prova a supporto.

Il soldato firmatario della testimonianza, protetto dall'anonimato, ha spiegato che le verifiche interne non hanno rilevato alcun nesso tra la telecamera — di proprietà del cameraman di Reuters — e la formazione armata, aggiungendo che nessuna delle sei persone indicate figurava tra i bersagli originari della missione.

L'Associated Press ha peraltro ricordato che una delle sei persone citate non compariva neppure nella lista dei deceduti e che altre due appartenevano al personale sanitario e di soccorso.

Il contatto tra il militare e le testate internazionali è stato facilitato da Breaking the Silence, l'organizzazione fondata oltre vent'anni fa da ex combattenti israeliani per raccogliere le denunce sulle condotte nei Territori palestinesi.

Stando a quanto riferito dal testimone, a seguito di operazioni che provocano morti civili senza un evidente ritorno tattico, i comandi cercano a posteriori presunti legami tra i caduti e i gruppi armati.

Il gruppo di veterani ha definito questa pratica una vera e propria procedura di incriminazione postuma, in base alla quale i palestinesi rimasti uccisi vengono catalogati come operativi anche quando disarmati.

"L'incriminazione retroattiva viene usata come giustificazione quasi automatica per ogni proiettile, granata o missile sparato, e come strumento per evitare di condurre vere indagini", ha dichiarato Nadav Weiman, direttore esecutivo di Breaking the Silence.

L'Associated Press ha specificato di aver verificato in via autonoma e indipendente alcuni passaggi del resoconto, riscontrando la conferma delle ricostruzioni anche tramite i canali del gruppo di veterani.

Stando al racconto del soldato e di un ex ufficiale a conoscenza dei fatti, un alto comando aveva originariamente autorizzato l'impiego di un ordigno di precisione per disattivare la telecamera, ma il primo tentativo condotto tramite drone era fallito per cause non precisate.

Successivamente, il comandante di divisione ha avallato una modalità d'azione alternativa, pur rimanendo incerto chi abbia impartito l'ordine finale di aprire il fuoco con i proiettili da carristi.

Secondo le rilevazioni del Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ) di New York, sono 207 i reporter e operatori dell'informazione palestinesi uccisi dalle forze israeliane a Gaza a partire dall'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Il divieto d'ingresso nella Striscia imposto da Israele alla stampa estera ha reso fondamentale il lavoro d'inchiesta e di copertura svolto sul campo dai cronisti locali.

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