
- Prima Notizia 24
- Campobasso - Martedì 14 Luglio 2026
Giallo di Pietracatella, autopsia conferma avvelenamento da ricina: "Dose letale, impossibile salvarle"
Scagionati i medici del Cardarelli. Caccia alla fonte del veleno tra i cibi sequestrati.
Una dose di veleno talmente massiccia da non lasciare alcuno scampo, rendendo vano qualsiasi tentativo di cura. È la drammatica e definitiva certezza scritta nero su bianco nelle 838 pagine della perizia autoptica depositata sul tavolo della Procura di Campobasso, relativa alla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute a Pietracatella a ridosso dello scorso Natale dopo un'agonia durata poche ore.
Gli esami tossicologici hanno confermato il decesso per una gravissima e acuta intossicazione da ricina, una delle tossine vegetali più potenti e letali al mondo.
“Alla luce dell'elevato quantitativo delle tossine del ricino individuate agli esami tossicologici, dell'assenza di antidoto specifico e della rapidità evolutiva del quadro, non è possibile affermare che una diversa condotta sanitaria avrebbe impedito il decesso della paziente”, si legge nella relazione tecnica firmata dal pool di esperti composto da Benedetta Pia De Luca, Francesco Giovanni Battista Laterza, Alessandro Locatelli e Daniele Merli, che hanno operato in stretta sinergia con gli specialisti del Centro Antiveleni del Maugeri di Pavia.
Le conclusioni scientifiche finiscono così per scagionare i cinque medici dell'ospedale Cardarelli di Campobasso, inizialmente iscritti nel registro degli indagati con l'ipotesi di omicidio colposo per aver dimesso le due donne poche ore prima del decesso, scambiando l'avvelenamento per una severa forma di influenza intestinale.
I dettagli analitici svelano la straordinaria carica tossica riscontrata nei tessuti delle vittime: nel sangue della madre è stata isolata una concentrazione di ricina pari a 722 ng/mL, mentre nel corpo della quindicenne il valore registrato è stato di 630 ng/mL.
Secondo i periti, l'assunzione è avvenuta “più probabilmente per via orale”, mentre la tempistica del contagio è stata circoscritta in un range temporale ben preciso: “La comparsa dei primi sintomi nella mattinata del 25 dicembre orienta verso una possibile esposizione avvenuta verosimilmente tra il 23 ed il 24 dicembre”, ovvero nelle ore in cui la famiglia era riunita per la preparazione e il consumo dei tradizionali pasti della vigilia.
Risolto il mistero sulle cause cliniche della morte, l'inchiesta giudiziaria deve ora sciogliere il nodo più complesso: come la ricina sia entrata in contatto con le vittime e se si sia trattato di un tragico incidente o di un duplice omicidio volontario.
Per capire se la tossina sia stata mescolata a cibi o bevande, l'attenzione degli inquirenti si sposta ora sulle analisi di laboratorio. Un team internazionale di esperti, che comprende anche gli scienziati tedeschi del prestigioso Robert Koch Institut di Berlino, esaminerà nelle prossime settimane i circa 70 campioni di generi alimentari sequestrati all'interno dell'abitazione di Pietracatella, oltre a campionature effettuate su arredi, suppellettili e indumenti personali.
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