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  • Roma - Venerdì 5 Giugno 2026

Istat: inflazione in riaggiustamento verso l'alto, Pil atteso a +0,7% per il 2026 e il 2027

Le tensioni sui mercati delle commodities e l'instabilità geopolitica influenzeranno ulteriormente il potere d'acquisto, mentre l'Eurozona mostra segni di debolezza economica.

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L'andamento dell'attività macroeconomica nazionale si appresta a vivere una fase di stabilizzazione su ritmi di crescita moderati, pur risentendo delle pressioni esercitate dalle dinamiche tariffarie globali.

All'interno del documento di previsione dedicato alle prospettive del sistema Paese, l'Istat ha stimato un incremento del Prodotto interno lordo pari allo 0,7% per l'anno in corso, una performance destinata a replicarsi nella medesima misura percentuale anche per l'esercizio successivo.

L'andamento previsto evidenzia una parziale accelerazione rispetto al consuntivo registrato nel corso dell'anno precedente, chiuso con un incremento limitato allo 0,5%.

L'analisi dell'ufficio di statistica specifica che la tenuta dell'indicatore economico principale, per tutto il periodo preso in esame, sarà sostenuta in via esclusiva dalle componenti della domanda interna, depurate dalle fluttuazioni dei magazzini, capaci di apportare rispettivamente 0,9 e 0,5 punti percentuali di crescita.

Sul fronte dei bilanci familiari, tuttavia, si profila un rallentamento dei volumi di spesa delle famiglie e delle istituzioni sociali private, la cui dinamica registrerà un incremento limitato allo 0,6% nell'anno corrente a fronte del +1,1% contabilizzato nel periodo precedente.

La frenata degli acquisti al dettaglio viene attribuita alla perdita di velocità dei salari reali pro capite e alla contestuale accelerazione degli indici dei prezzi al consumo, spinti dal recepimento sui mercati finali dei precedenti rincari delle materie prime. Una parziale inversione di tendenza per la spesa domestica è attesa soltanto per l'anno successivo, con una timida risalita stimata al +0,7%.

Le tensioni sui mercati delle commodities e l'instabilità geopolitica continueranno a riflettersi sul potere d'acquisto dei lavoratori dipendenti, delineando una forbice svantaggiosa tra l'andamento delle buste paga e il costo effettivo della vita. Il deflatore della spesa per i consumi privati toccherà una media annua del 2,9% nel corso dell'anno corrente, per poi avviare una traiettoria di rientro verso la soglia del 2% l'anno successivo, una normalizzazione legata all'auspicato allentamento delle frizioni sui mercati internazionali.

Di contro, le retribuzioni lorde medie per unità di lavoro dipendente faranno registrare un avanzamento più contenuto rispetto alla fiammata inflazionistica, assestandosi su un tasso di crescita del 2,1% costante per l'intero biennio previsivo. Il rallentamento della congiuntura italiana si inserisce in un quadro di generale debolezza che investe l'intero blocco continentale, come confermato dalle ultime rilevazioni macroeconomiche diffuse dagli uffici di Eurostat.

Nel corso della prima parte dell'anno corrente, il Prodotto interno lordo corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato ha fatto registrare una variazione negativa dello 0,2% nei paesi appartenenti alla zona euro, contrazione che si è attestata allo 0,1% se si estende il computo alla totalità degli Stati membri dell'Unione Europea. La rilevazione in territorio negativo inverte la tendenza espressa nell'ultima frazione dell'anno precedente, periodo nel quale entrambe le aree economiche comunitarie avevano archiviato un progresso congiunturale dello 0,2%.

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