
- Prima Notizia 24
- Lunedì 20 Aprile 2026
Ivory: il social network "Made in Italy" che premia la competenza e sfida l'algoritmo dei big tech
Al via dal 30 aprile la piattaforma fondata da Bertin e Nettles. Un sistema basato su "Torri d'avorio", identità verificate e peer review per riportare l'informazione verificata al centro del dibattito digitale.
di Nazario Ricciardi
Il panorama dei social media si arricchisce di una proposta italiana che punta a scardinare le logiche della viralità a ogni costo. Dal 30 aprile sarà aperto a tutti Ivory, una piattaforma nata dall'intuizione di Adam Nettles e Uel Bertin con l'obiettivo di restaurare un dibattito pubblico basato sulla conoscenza.
"Crediamo che la società prima di Facebook si informasse prima di dire qualcosa. E anche sui primi social, quando le persone si esprimevano, dicevano cose che avevano imparato, non che si erano inventate", spiega Bertin, sottolineando la volontà di spingere gli utenti a informarsi prima di interagire.
L'idea nasce dall'esigenza di colmare la mancanza di spazi online sicuri per accademici, evolvendosi poi in un progetto aperto: "Perché limitare questo mondo agli accademici, se possiamo creare un social media popolato da contenuti di qualità e in cui se parlo di qualcosa di interessante non c'è qualcuno a torso nudo con molta più visibilità solo perché il suo contenuto diventa virale e il mio no?".
La struttura di Ivory si basa su un sistema di verifica rigoroso per contrastare bot e account falsi: gli utenti non verificati potranno solo leggere, mentre chi desidera interagire dovrà certificare la propria identità. La piattaforma prevede una gerarchia di competenze suddivisa in livelli (base, avanzato e accademico) e organizza le conversazioni in "Torri d'avorio", aree tematiche dove la credibilità si ottiene tramite il voto degli altri utenti.
Antonio Ucciero, responsabile marketing, chiarisce che nelle community "tutti potranno esprimersi e trovare un proprio spazio ottenendo credibilità attraverso le proprie interazioni", seguendo un modello ispirato alla peer review scientifica.
Nonostante il rischio di apparire elitaria, Bertin rivendica la natura del progetto: "Non possiamo mentire, l'app è diversa da altre. Stiamo cercando di essere bold, audaci. Non significa escludere, ma che se vuoi parlare di qualcosa e avere visibilità, devi essere una persona interessata a imparare".
Ivory si distingue anche per l'etica del design: l'interfaccia oro e avorio è studiata per non creare dipendenza da dopamina, riflettendo la volontà di non trattenere forzatamente gli utenti davanti allo schermo.
Il social nasce in un contesto di spinta europea verso l'autonomia digitale. "Ivory nasce in un periodo propizio perché la Commissione Ue ha registrato un'iniziativa dei cittadini europei per un social network europeo diverso da quelli dominanti", osserva Ucciero, aggiungendo che il progetto fungerà anche da rivista scientifica certificata.
Il core business includerà infatti la diffusione e la vendita di articoli scientifici, sottoposti a una revisione imparziale da parte di tre esperti del settore scelti casualmente per garantire l'assenza di conflitti di interessi.
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