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- Ascoli Piceno - Mercoledì 22 Luglio 2026
Maltempo devastante tra Marche e Abruzzo: decine di feriti per la grandine, città e campagne in ginocchio
A San Benedetto e sulla Riviera delle Palme circa 60 persone colpite dai chicchi di ghiaccio e medicate in ospedale. Danni ingenti ad auto, impianti e colture.
Una violenta e improvvisa ondata di maltempo caratterizzata da una grandinata di straordinaria intensità si è abbattuta sulla costa della provincia di Ascoli Piceno e nell'adiacente Teramano, lasciando dietro di sé una lunga scia di danni e circa 60 persone costrette a ricorrere alle cure mediche.
Il Pronto Soccorso dell’ospedale "Madonna del Soccorso" di San Benedetto del Tronto ha assistito decine di cittadini colpiti da grossi chicchi di ghiaccio mentre si trovavano all'aperto, riportando ferite lacero-contuse entrate prevalentemente con codice verde e azzurro.
"Voglio ringraziare tutto il personale sanitario che con il coordinamento attivo della primario Giuseppina Petrelli ha prestato assistenza ai feriti da grandine", dichiara il direttore generale dell'Ast di Ascoli Piceno, Antonello Maraldo. "In tutto sono state prese in carico 165 persone, compresi tanti casi non direttamente collegati al maltempo".
Nel frattempo prosegue senza sosta il lavoro dei Vigili del Fuoco, giunti a oltre 300 interventi tra rimozione di rami caduti, allagamenti e danni da vento nelle province di Ascoli Piceno, Ancona, Pesaro Urbino, Fermo e Macerata, con il supporto di moduli operativi giunti da Roma.
A San Benedetto del Tronto, il sindaco Nicola Mozzoni rassicura la popolazione pur sottolineando la gravità dell'evento: "Quella che ha colpito ieri la nostra città è stata una grandinata di intensità sicuramente eccezionale. Non ci sono stati feriti gravi né codici rossi. E questo, davanti a un evento di questa portata, è ciò che conta di più".
Il primo cittadino ha aggiunto che si sta procedendo alla valutazione delle stime economiche: "Stiamo effettuando una ricognizione completa dei danni e come amministrazione siamo già al lavoro per predisporre tutta la documentazione necessaria a chiedere alla Regione l'attivazione dello stato di emergenza".
Indicazioni precauzionali arrivano anche dal primo cittadino di Grottammare, Alessandro Rocchi, che invita la cittadinanza a raccogliere prove: "Al momento non ci sono ancora indicazioni ufficiali da parte della Regione Marche, ma l'impatto di quanto accaduto è sotto gli occhi di tutti. Invito chiunque abbia subito danneggiamenti a raccogliere materiale fotografico e documentazione d'appoggio: è un passaggio precauzionale indispensabile per fondare eventuali richieste di ristoro, qualora venissero attivate le procedure straordinarie".
Duro il commento del vicepresidente dell'Assemblea legislativa delle Marche e consigliere del Pd, Enrico Piergallini: "Di fronte a un evento di questa portata la Regione non può limitarsi alla conta dei danni, ma deve attivarsi subito presso il governo per il riconoscimento dello stato di emergenza, così da garantire risorse straordinarie a famiglie, imprese e aziende agricole. Molte aziende rischiano di vedere compromesso il lavoro di un'intera stagione: chiedo alla giunta regionale di avviare con la massima urgenza la ricognizione dei danni, coinvolgendo comuni, protezione civile e associazioni di categoria, e di attivare tutte le procedure per ottenere risposte concrete e tempestive. Gli eventi meteorologici estremi non sono più un'eccezione, ma una realtà con cui siamo chiamati a confrontarci sempre più spesso".
A pesare sul bilancio sono anche i costi sui veicoli privati. Secondo le stime diffuse da Federcarrozzieri, i costi di ripristino per parabrezza e carrozzerie sfondate oscillano tra 900 euro e 10.000 euro per i casi più complessi. "Meno di due auto su dieci in Italia sono coperte da polizza contro gli eventi atmosferici", ricorda il presidente Davide Galli, evidenziando il rischio di lunghi tempi d'attesa per le riparazioni.
L'impatto sul tessuto produttivo e sulle campagne appare devastante. "La Regione Marche e gli enti competenti verifichino rapidamente la sussistenza delle condizioni necessarie per il riconoscimento dello stato di calamità e per l'attivazione di misure straordinarie", sollecita il presidente di Cia Marche, Alessandro Taddei. Sulle ripercussioni nei campi fa eco il direttore Cia Macerata-Fermo-Ascoli, Mauro Moreschini: "Non c'è al momento nessun vigneto che faccia registrare danni inferiori al 50% nelle aree colpite. Sono state colpite anche le coltivazioni di frutta, in particolare pesche e mele, ma anche le colture portaseme, i girasoli, gli ortaggi, le colture orticole. E sono da valutare gli oliveti nei prossimi mesi. Danni anche alle rimesse agricole e ai fabbricati e alcuni pannelli fotovoltaici sono stati letteralmente disintegrati".
In campo anche Cgil, Cisl e Uil, che hanno espresso forte preoccupazione per i lavoratori e la continuità delle attività economiche: "Si chieda subito lo stato di emergenza di interesse nazionale. Si conoscono i danni che la cittadinanza ha subito: auto distrutte, abitazioni e rivestimenti danneggiati, cappotti abitativi compromessi, pannelli fotovoltaici devastati, oltre alle decine di cittadini colpiti direttamente dalla grandinata e costretti a ricorrere alle cure mediche, a cui va la nostra solidarietà in prima battuta. La preoccupazione però non si ferma qui, dato che la situazione nelle attività economiche non è affatto migliore. E per molte lavoratrici e lavoratori il rischio è di vedere ripercussioni dirette anche sulla propria attività lavorativa, in aggiunta ai danni già subiti. Danni enormi attraversano tutti i settori, con capannoni danneggiati, magazzini devastati, negozi con vetrine rotte, cantieri sotto sopra, e ancora più grave la situazione del settore agricolo, dove i danni ai prodotti e ai rivestimenti delle strutture agricole avranno ripercussioni gravissime".
La perturbazione non ha risparmiato l'Abruzzo. Cna e Coldiretti della provincia di Teramo chiedono alla Giunta regionale abruzzese l'immediata proclamazione dello stato di calamità naturale. I presidenti di Cna Abruzzo e Teramo, Bernardo Sofia e Alfredo Martinelli, evidenziano che "le cosiddette polizze catastrofali che le imprese sono obbligate a sottoscrivere non coprono i danni patiti" e sollecitano "una rapida e capillare conta dei danni subiti dalle aziende, perché ciò a cui abbiamo assistito ieri è un evento meteorologico di un'intensità devastante, che ha messo in ginocchio molte delle nostre imprese già alle prese con sfide quotidiane".
Per il comparto primario, le zone più colpite del Teramano risultano Bellante, Notaresco, la Val Tordino e la fascia tra Pineto e Roseto degli Abruzzi, con perdite fino al 100% per pomodori, ortaggi, mais, vigneti e oliveti. "I nostri tecnici sono al lavoro per la ricognizione. Il quadro è preoccupante: chiediamo alla Regione Abruzzo di attivare subito le procedure per lo stato di calamità naturale a sostegno delle imprese", sostiene la presidente di Coldiretti Teramo, Emanuela Ripani, con il direttore provinciale Daniele Di Venanzio che insiste sull'urgenza di potenziare gli strumenti di prevenzione per far fronte ai cambiamenti climatici.
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