Medio Oriente: dal Senato ok alla risoluzione di maggioranza con 105 sì

Meloni: "L'Italia non entrerà in guerra, tasse a chi specula sul gas. Ucraina? Un eventuale collasso finanziario di Kiev comporterebbe danni incalcolabili per l'intera stabilità europea".

(Prima Notizia 24)
Mercoledì 11 Marzo 2026
Roma - 11 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Meloni: "L'Italia non entrerà in guerra, tasse a chi specula sul gas. Ucraina? Un eventuale collasso finanziario di Kiev comporterebbe danni incalcolabili per l'intera stabilità europea".

Semaforo verde dal Senato che, con 105 voti favorevoli, 76 contrari e 3 astensioni, ha approvato la risoluzione di maggioranza a seguito delle comunicazioni del presidente del Consiglio.

“La crisi in Medio Oriente con i suoi effetti investe la sicurezza e l’economia dell’Italia e dell’intera Europa. Una crisi tra le più complesse degli ultimi decenni che impone di agire con lucidità e responsabilità”, ha esordito Giorgia Meloni nel suo lungo intervento a Palazzo Madama.

Entrando nel merito del dibattito interno, la premier ha rivendicato la centralità delle istituzioni: “Qui non c’è un governo che si sottrae al confronto parlamentare, non c’è un governo isolato e complice delle decisioni altrui; sono tutte cose che ho sentito dire e che non fanno giustizia di un impegno che non abbiamo mai smesso di portare avanti e che abbiamo intensificato in questi giorni.

Siamo di fronte a uno dei tornanti più complessi della storia recente e vorremmo non farlo da soli. È auspicabile che una nazione come la nostra sappia compattarsi intorno agli interessi nazionali.

Spero che l’Italia parli con una voce sola; se ciò non dovesse verificarsi il governo intende continuare a rappresentare l’Italia con serietà e abnegazione come abbiamo sempre fatto”.

Il capo del Governo ha poi auspicato un clima meno teso: “Mi auguro che questa crisi possa essere affrontata con uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica che banalizzando non aiuta nessuno a ragionare con profondità”.

Sul fronte internazionale, Meloni ha tratteggiato un quadro di forte instabilità: “Siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali, e al venir meno di un ordine mondiale condiviso. Si tratta di un processo in corso da tempo, ma che ha avuto, a mio avviso, un punto di svolta ben preciso. Ovvero, l’anomalia dell’invasione di una Nazione vicina da parte di un membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, cioè proprio di quell’organismo che del diritto internazionale dovrebbe essere il primo garante.

È in questo contesto di crisi strutturale del sistema internazionale, nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale, che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano. Un intervento a cui, lo dico subito a scanso di ogni equivoco, l’Italia non prende parte e non intende prendere parte”.

Ricordando gli sforzi diplomatici di Roma, la presidente ha aggiunto: “Un’escalation militare che l’Italia si è invece impegnata, nei mesi scorsi, ad evitare, insieme a nazioni come l’Oman e il Qatar. Ricordo che, per due volte, abbiamo ospitato a Roma i negoziati sul nucleare, e che, dall’inizio, abbiamo sostenuto ogni sforzo di facilitazione che veniva condotto”.

Il focus si è poi spostato sulle ambizioni atomiche di Teheran: “A lungo abbiamo anche tenuto aperto un canale di comunicazione con Teheran, sottolineando l’urgenza di un accordo che assicurasse il carattere esclusivamente civile del programma nucleare iraniano. Anche qui, penso che non si possa prescindere dall’interrogarsi sul perché un tale accordo non si sia dimostrato possibile. Perché se da una parte la leadership iraniana ha sempre negato di volersi dotare di un’arma nucleare, dall’altra la Repubblica Islamica – come riferito dal direttore dell’Agenzia atomica delle Nazioni Unite Rafael Grossi – procedeva ad arricchire l’uranio fino ad una purezza del 60%, un livello che qualsiasi esperto della materia riconosce essere molto più alto di quello necessario per gli usi civili del nucleare e molto vicino a quello necessario a fabbricare una bomba atomica”.

Meloni ha tracciato un paragone con altri accordi nell'area: “Qualcosa di molto diverso, ad esempio, dall’accordo siglato tra Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti, che prevede la rinuncia all’arricchimento da parte emiratina, a fronte della cooperazione americana nello sviluppo del loro nucleare civile”.

Le preoccupazioni per la sicurezza europea restano centrali: “Si tratta di un quadro che non poteva non destare preoccupazione, perché spero sia chiaro a tutti in quest’Aula che non possiamo permetterci un regime degli Ayatollah in possesso dell’arma nucleare, unita, peraltro, a una capacità missilistica che potrebbe presto essere in grado di colpire direttamente l’Italia e l’Europa. Ancora di più, perché questo scenario segnerebbe la fine del quadro internazionale di non proliferazione, e darebbe il via a una corsa agli armamenti nucleari che avrebbe ripercussioni drammatiche sulla sicurezza globale. Credo che questi elementi debbano tutti essere presi in considerazione, così come dobbiamo ammettere che, non essendo stati parte diretta dei negoziati, non abbiamo gli elementi per avvalorare con certezza, ma neanche per smentire, le valutazioni degli Stati Uniti sull’indisponibilità dell’Iran a chiudere un accordo definitivo”.

Chiarimenti necessari sono arrivati anche sull'uso delle infrastrutture militari: “Nel caso in cui dovessero giungere richieste di uso delle basi italiane per altre attività, la competenza a decidere se concedere o meno quell’utilizzo spetterebbe – sempre in virtù di quegli accordi – al governo. Ma, su questo punto, ribadisco con chiarezza la posizione che il Governo ha già espresso: la decisione, in quel caso, per noi spetterebbe al Parlamento. Allo stesso modo, e a scanso di equivoci, chiarisco che ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso. Mi corre l’obbligo di ricordare, infatti, che le basi concesse agli americani in Italia dipendono da accordi che risalgono al 1954 e che sono stati sempre aggiornati, da governi di ogni colore. Secondo quegli accordi, ci sono autorizzazioni tecniche quando si parla di logistica e di operazioni non cinetiche, che non comportano – semplificando – dei bombardamenti”.

Un altro passaggio dell'intervento ha riguardato le vittime civili in Iran: “A nome del governo, esprimo ferma condanna per la strage delle bambine avvenuta nella scuola di Minab, nel sud dell’Iran, la solidarietà ai familiari delle giovanissime vittime e la richiesta che si accertino rapidamente le responsabilità di questa tragedia. Intendiamo far sentire la nostra voce affinché, nel perdurare delle azioni militari di USA e Israele, volte a neutralizzare la capacità bellica iraniana, venga preservata l’incolumità dei civili, a partire dai bambini”.

Passando all'economia reale, la premier ha garantito vigilanza: “Stiamo dedicando la massima attenzione alle possibili ricadute economiche di questa crisi. Abbiamo predisposto tutti gli strumenti di monitoraggio sull’andamento dei prezzi e il contrasto a eventuali fenomeni speculativi”. Sulla questione energetica, ha illustrato i piani del governo: “Sui prezzi dell’energia, per monitorare i quali il Presidente dell’Autorità per l’Energia Arera ha istituito una apposita task force, così come sui beni di consumo, sui quali il Ministro Urso ha attivato quello che tutti conosciamo come ‘Mr. Prezzi’.

In particolare, sui carburanti, stiamo valutando anche di attivare il meccanismo delle cosiddette ‘accise mobili’ che questo Governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023, nel caso i prezzi aumentassero in modo stabile.

Come sapete, il meccanismo consente di utilizzare la parte di maggiore IVA derivante dall’aumento dei prezzi per ridurre le accise. È lo strumento della sterilizzazione che era presente anche nel nostro programma, e la sua attivazione è tra le contromisure che siamo chiaramente pronti a prendere”.

Il monito contro chi specula sulla crisi è stato netto: “Riguardo l’attuale aumento dei prezzi dei carburanti, il messaggio che voglio dare, agli italiani ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese, è: consiglio prudenza, perché faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi, compreso, se necessario, recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili”.

Meloni ha, poi, ribadito la linea sul conflitto russo-ucraino: “L’Italia continuerà a promuovere, in sede G7 e UE, la pressione economica sulla Russia, che si ostina a non voler mostrare segnali concreti di voler fare passi in avanti nel percorso negoziale. Guardiamo al ventesimo pacchetto di sanzioni europee come a un passaggio necessario per ridurre ulteriormente le entrate che alimentano la macchina bellica del Cremlino. Le misure dovranno essere incisive ed efficaci, ma anche calibrate, per evitare ricadute asimmetriche sui nostri operatori economici e sui nostri interessi nazionali”. 

Sul sostegno a Kiev, la premier non ha lasciato spazio a dubbi: “Sul fronte del sostegno finanziario all’Ucraina, il compromesso raggiunto nel Consiglio Europeo di dicembre rappresenta uno strumento fondamentale per la sopravvivenza dell’Ucraina. Ma non solo. Perché un eventuale collasso finanziario di Kiev, spero sia chiaro a tutti, comporterebbe danni incalcolabili per l’intera stabilità europea. Accogliamo pertanto con favore l’approvazione dei testi legislativi da parte del Parlamento Europeo, anche se oggi siamo di fronte a uno stallo che crea non poche difficoltà. La questione sollevata dall’Ungheria e dalla Slovacchia, legata alle forniture petrolifere dell’oleodotto Druzhba, tuttavia, richiede a nostro avviso una soluzione politica”.

Ha concluso poi richiamando i principi dell'Unione: “Anche su questo l’Italia è pronta a dare una mano, ma non consideriamo praticabile aggirare il principio dell’unanimità richiesto per le modifiche al bilancio UE. La forza dell’Europa risiede nel rispetto delle sue regole e nella capacità di sintesi politica, nel consenso e non nell’imposizione”.


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