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- Roma - Lunedì 17 Agosto 2026
Medio Oriente, Netanyahu chiede il disarmo di Hamas: "Primo passo per la ricostruzione di Gaza"
Il premier israeliano fissa le condizioni al Board of Peace, mentre Trump frena sugli attacchi a Gaza e minaccia l'Oman sullo Stretto di Hormuz.
La smilitarizzazione di Gaza come precondizione indispensabile per l'avvio della ricostruzione e il successivo ritiro delle truppe. È questa la linea ribadita dal primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu nel corso di un vertice a Gerusalemme con i vertici del Board of Peace — tra cui l'inviato statunitense Jared Kushner, il direttore esecutivo Nickolay Mladenov e il consigliere Tony Blair.
Stando a quanto riferito da fonti diplomatiche a Ynet, Netanyahu ha sollecitato la consegna delle armi di Hamas al generale Jasper Jeffers, al comando della Forza Internazionale di Stabilizzazione per Gaza (Isf), affinché vengano smantellate sotto la supervisione degli Stati Uniti.
"C'è accordo sulla completa smilitarizzazione di Gaza e solo successivamente sul ritiro israeliano", ha confermato una fonte del Consiglio, aggiungendo che "Israele ha presentato in modo professionale i propri preoccupazioni e timori in materia di sicurezza. Il Consiglio li tiene in grande considerazione. Tutti concordano sull'obiettivo finale di smantellare completamente Hamas, privandolo di armi e potere, di smilitarizzare completamente Gaza e solo successivamente di procedere al ritiro completo di Israele. Si può affermare che l'orientamento emerso durante l'incontro è stato positivo e che vi è una volontà reciproca di dare una possibilità a questa soluzione".
Sullo scenario interviene anche il presidente statunitense Donald Trump, che in un'intervista a Fox News ha auspicato uno stop alle operazioni militari di Tel Aviv: "Sarebbe meglio se gli israeliani non attaccassero Gaza", sostenendo inoltre che "Hamas ha accettato di deporre le armi".
Nella stessa intervista, la Casa Bianca ha alzato i toni anche sul fronte marittimo e sulla mediazione di Mascate: "Se l'Oman si mette di mezzo, lo bombarderemo senza pietà", ha avvertito Trump in merito alle manovre di riapertura dello Stretto di Hormuz condotte con Teheran.
Sul versante iraniano, un alto funzionario ha dichiarato a Reuters che la Repubblica Islamica è pronta a intensificare le pressioni nella regione qualora la via diplomatica con Washington dovesse fallire, confermando il passaggio a una postura difensiva-offensiva. Secondo indiscrezioni del Wall Street Journal, Teheran avrebbe impiegato i 60 giorni del cessate il fuoco ormai scaduto per incrementare la produzione di missili e droni.
La tensione resta altissima anche sul campo: due droni Hadid-110 lanciati dall'Iran hanno preso di mira l'ufficio del premier del Kurdistan iracheno Masrour Barzani e la sede della sicurezza a Pirmam, in un attacco senza vittime ma definito "del tutto inaccettabile" dalla Direzione Generale per l'Antiterrorismo locale.
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