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  • Roma - Martedì 1 Settembre 2026

Medio Oriente: nuovi attacchi americani contro obiettivi iraniani a Hormuz

Operazione dello Us Central Command in risposta alle aggressioni nello Stretto. Vertice in Kirghizistan tra Putin e Pezeshkian.

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Le forze armate statunitensi hanno avviato una nuova serie di bombardamenti contro target del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie in territorio iraniano.

Alle 18 italiane (le 12 locali), lo Us Central Command ha reso noto il via alle operazioni: "Gli attacchi fanno seguito ai recenti tentativi di aggressione da parte del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie contro il traffico mercantile nello Stretto di Hormuz e contro il personale militare statunitense nella regione".

Esplosioni sono state registrate a est di Bandar Abbas, nei pressi del villaggio di Masan a Qeshm e nello Stretto di Hormuz, senza che al momento si segnalino feriti o vittime secondo le autorità locali dell'Hormozgan.

I raid sono giunti mentre in Kirghizistan si chiudevano i lavori del vertice della Shanghai Cooperation Organisation (SCO) a Bishkek. A margine dell'incontro si è svolto il primo faccia a faccia dall'inizio del conflitto tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Durante il colloquio, lo zar ha espresso sostegno a Teheran: "Ammiriamo il vostro coraggio e la vostra determinazione nella lotta per i vostri interessi nazionali".

Dal canto suo, Pezeshkian ha ribadito la natura del legame con Mosca: "Apprezziamo e vi ringraziamo per le vostre posizioni in ogni fase, sia durante il periodo in cui si sono verificati i combattimenti e gli atti di aggressione, sia in circostanze normali, quando gli Stati Uniti ci imponevano sanzioni, sia alle Nazioni Unite che nei forum internazionali. Questo dimostra che la nostra è una relazione strategica; non è una relazione ordinaria".

Sul fronte militare e strategico, dura la posizione delle autorità iraniane circa il controllo delle rotte marittime. Il presidente del parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha affermato che gli Usa "danno false garanzie alle navi sul passaggio nello Stretto" e che l'eventuale blocco equivale a "una dichiarazione di guerra", precisando che "Gli Stati Uniti, contrariamente al memorandum d'intesa, vogliono attraversare la rotta meridionale nello Stretto di Hormuz, e non lo permetteremo. Le nostre forze impongono il pieno controllo sullo Stretto di Hormuz".

Ghalibaf ha inoltre aggiunto che la presenza di "un'amministrazione iraniana sullo Stretto non contraddice in alcun modo le leggi internazionali".

L'escalation verbale ha visto anche l'intervento di Mohammadreza Naqdi, consigliere del comandante dei Pasdaran: "La guerra asimmetrica significa guerra a Wall Street, a Manhattan e ovunque, in qualsiasi momento. Finora abbiamo condotto una guerra convenzionale contro gli Stati Uniti. Non ci siamo ancora impegnati in una guerra asimmetrica". Naqdi ha ribadito che "La priorità dell'Iran non è né la guerra né i negoziati, ma stabilire la deterrenza. Non sarebbe nell'interesse degli Stati Uniti impegnarsi in un'altra guerra di grandi proporzioni", assicurando inoltre che le infrastrutture militari colpite "sono state ricostruite in luoghi più sicuri e ora sono operativi con tecnologie più moderne e a ritmi di produzione più elevati".

Sul piano diplomatico si registrano infine le accuse di Teheran verso Bruxelles. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha definito l'appoggio europeo alle sanzioni americane come "una violazione del diritto internazionale, contraria alle leggi dell'Ue, ai valori e agli standard morali che l'Ue stessa professa, di fronte alle intimidazioni statunitensi". Baghaei ha concluso evidenziando su X che "L'Ue non può approvare il terrorismo economico statunitense e allo stesso tempo affermare di voler allentare le tensioni nella regione. Tali azioni irresponsabili dimostrano l'incompetenza morale e politica dell'Ue e gli europei dovrebbero essere ritenuti responsabili delle loro azioni".

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