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- Roma - Mercoledì 27 Maggio 2026
Medio Oriente, Teheran avverte Washington: "Stretto di Hormuz resta unica vera tutela per rispetto trattati"
Il consigliere diplomatico della Guida Suprema Velayati sposta l'asse delle trattative con Washington sul controllo delle rotte marittime: la tenuta dei patti scritti dipenderà dal corridoio strategico del Golfo Persico. Evocata la resilienza storica del Paese contro le mire egemoniche esterne, da Alessandro Magno a Trump.
I vertici della Repubblica Islamica tornano a definire i confini geopolitici e militari entro i quali si muoveranno le delicate trattative internazionali con l'amministrazione statunitense. Il nodo centrale del dibattito strategico si sposta dal piano puramente diplomatico a quello del controllo territoriale delle rotte marittime globali, con un avvertimento diretto che lega la sicurezza dei transiti commerciali alla stabilità dei patti bilaterali.
“Questa volta la linea rossa dell'Iran è chiara: documenti e firme da soli non sono una garanzia. Il garante concreto della sopravvivenza dell'accordo è lo Stretto di Hormuz”. A scriverlo sui propri canali social è Ali Akbar Velayati, figura di primo piano della diplomazia iraniana e consigliere per gli Affari internazionali della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei.
L'analisi espressa dall'alto funzionario poggia su una profonda rivendicazione storica e identitaria, finalizzata a ribadire la resilienza del Paese davanti alle pressioni esercitate dalle potenze occidentali nel Golfo Persico. “La storia testimonia che tutti gli invasori giunti con desideri egemonici, da Alessandro Magno a Gengis Khan fino a Donald Trump, sono stati assorbiti nell'abbraccio dell'antica civiltà iraniana”, ha evidenziato con fermezza l'esponente governativo, lanciando un chiaro messaggio di sfida alla Casa Bianca e concludendo che “la geografia non mente ed è il giudice finale dei trattati scritti su carta”.
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