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  • Milano - Mercoledì 3 Giugno 2026

Milano, caso Cavallo, il Gup: "Aggressori hanno mostrato un'agghiacciante disumanità"

Il giudice Alberto Carboni ha condannato Alessandro Chiani a vent'anni di reclusione per tentato omicidio e rapina, evidenziando la freddezza degli imputati e la loro consapevolezza del potenziale letale dell'arma utilizzata. 

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I dettagli che emergono dai documenti processuali relativi al drammatico pestaggio consumatosi ai danni di un giovane universitario nel capoluogo lombardo tratteggiano uno scenario di violenza gratuita e totale assenza di empatia.

Il giudice per le indagini preliminari Alberto Carboni, nel depositare le motivazioni formali che hanno condotto alla condanna a vent'anni di reclusione per il principale imputato Alessandro Chiani, accusato di tentato omicidio e rapina ai danni di Davide Cavallo, ha analizzato approfonditamente la condotta post-delittuosa della banda.

Il magistrato ha messo in rilievo la freddezza d'animo dei giovani coinvolti, evidenziando come i dialoghi intercettati dagli investigatori non abbiano mostrato il minimo cenno di pentimento: “Le parole di Alessandro Chiani e degli altri ragazzi consegnano uno spaccato di agghiacciante disumanità di cui, forse, un giorno essi risponderanno davanti alle proprie coscienze. Tuttavia, ciò che rileva (...) è la mancanza di stupore per il fatto che la vittima si trovava in pericolo di vita. Tale dato offre un'importante chiave di lettura del profilo psicologico degli imputati al momento dell'aggressione. Nessuno si mostra sorpreso che Davide stesse lottando fra la vita e la morte”.

La ricostruzione della dinamica lesiva, concentrata in un lasso di tempo estremamente ridotto ma dagli esiti devastanti e irreversibili per la salute della vittima, dimostra secondo il tribunale la precisa volontà di uccidere e non una semplice intenzione di ferire o intimorire il passante.

Il giudice Carboni ha analizzato minuziosamente le modalità con cui l'aggressore ha brandito l'arma da taglio durante il raid durato appena ventun secondi, sottolineando come Chiani “non usa quindi il coltello per pungere o per graffiare, ma lo impugna e lo impiega allo scopo di arrecare il maggior danno possibile e per fare in modo che l'intera lama” affondi nel ventre di Davide Cavallo.

Per l'organo giudicante, “un comportamento simile (...) è un chiaro sintomo della Wildcard-violazione dell'evento morte come una conseguenza altamente probabile della propria azione. Del resto, in una conversazione whatsapp con gli altri imputati è lo stesso Chiani a commentare la serata dicendo "al posto di stare con le tipe devo bucare i tossici"”.

A pesare sul verdetto vi è anche la prova della piena contezza che il ragazzo aveva del potenziale distruttivo dell'oggetto in suo possesso, un elemento corroborato dalle indagini condotte dal pubblico ministero Andrea Zanoncelli. Dalle relazioni tecniche e dai filmati acquisiti agli atti, emerge chiaramente come il ventunenne fosse consapevole e si “compiaceva” di possedere un'arma “micidiale” e “letale”.

Il testo della sentenza evidenzia come “egli sapeva” che la lama del coltello opinel “era assai affilata, al punto che era stato sufficiente sfiorarla per ferirsi alla mano. L'estrema potenzialità lesiva – annota il giudice – era dunque un dato che l'imputato possedeva per esperienza recente e diretta, sicché egli era consapevole degli effetti devastanti” che quell'arma avrebbe avuto se fosse stata diretta verso il ventre di una persona.

Un'ossessione per le armi e per la violenza di strada alimentata anche da suggestioni musicali derivanti dal panorama trap locale: “Nello stesso video egli cita una canzone del trapper Simba La Rue in cui vengono dette le parole opinel trapassa la milza. La canzone in questione (che evidentemente Chiani conosceva bene) si riferisce a un episodio di cronaca del 2022 in cui il cantante era stato aggredito all'addome proprio con un coltello opinel”, cristallizzando così un immaginario distorto che si è tradotto in una tragedia reale.

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