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  • Campobasso - Martedì 14 Luglio 2026

Morte di un neonato, il Tribunale di Campobasso riconosce la responsabilità della ginecologa che seguì la gravidanza

Il Tribunale di Campobasso riconosce la responsabilità della ginecologa per la morte di un neonato dopo un parto prematuro. Accolta la domanda della famiglia assistita dagli avvocati Vincenzo Iacovino, Francesco Beer e Maria Pia Di Bartolomeo.

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Il Tribunale di Campobasso ha riconosciuto la responsabilità della ginecologa che aveva seguito la gravidanza di una donna il cui figlio, Antonio, è morto pochi giorni dopo la nascita a causa delle gravissime complicanze derivanti da un parto fortemente prematuro.

La sentenza, emessa dal giudice Stefania Izzi, accoglie la domanda risarcitoria promossa dai familiari del bambino, ritenendo accertate le omissioni professionali contestate alla sanitaria nella gestione del percorso gestazionale.

Secondo quanto ricostruito nel corso del giudizio, durante la gravidanza erano emersi ripetuti segnali clinici che avrebbero richiesto un monitoraggio più attento e l'adozione di tempestivi accertamenti diagnostici e terapeutici. La consulenza tecnica d'ufficio ha consentito di ricostruire la sequenza degli eventi che hanno preceduto il parto prematuro, individuando il nesso causale tra la condotta sanitaria e le condizioni di estrema prematurità in cui nacque il piccolo, poi deceduto dopo pochi giorni di vita.

Il Tribunale ha riconosciuto, da un lato, il danno da perdita della chance di sopravvivenza subito direttamente dal neonato e trasmesso agli eredi iure hereditatis, ritenendo che una diversa gestione clinica avrebbe potuto offrire concrete possibilità di un trattamento più tempestivo ed efficace.

Dall'altro lato, il giudice ha riconosciuto ai genitori, alla sorella e alle nonne il danno da perdita della possibilità di un più lungo rapporto parentale, risarcibile iure proprio, affermando che la condotta contestata ha privato i familiari della concreta possibilità di condividere un più lungo percorso di vita con il proprio congiunto.

Nelle motivazioni, il Tribunale richiama i principi consolidati in materia di responsabilità sanitaria, ribadendo come il medico sia tenuto a individuare e gestire con la massima diligenza tutti i fattori di rischio che emergono nel corso della gravidanza, soprattutto in presenza di sintomi riconducibili a possibili complicanze infettive o a un rischio di parto pretermine.

La vicenda giudiziaria ha avuto origine dopo il decesso del neonato ed è stata preceduta dal procedimento di accertamento tecnico preventivo previsto dalla legge Gelli-Bianco, cui è seguito il giudizio di merito conclusosi con il riconoscimento della responsabilità professionale.

Per i legali della famiglia, gli avvocati Vincenzo Iacovino, Francesco Beer e Maria Pia Di Bartolomeo, la decisione rappresenta "il pieno riconoscimento delle ragioni dei genitori" e riafferma il principio secondo cui la responsabilità professionale costituisce uno strumento essenziale per garantire la sicurezza delle cure e la tutela della salute di madre e nascituro.

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