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- Roma - Lunedì 17 Agosto 2026
Mps, da banca da risanare a preda ambita: redditività e solidità accendono l’interesse dei grandi gruppi
La banca senese continua a rafforzare i fondamentali e chiude il primo semestre 2026 con oltre 1,1 miliardi di utile. Capitale, qualità del credito e capacità di produrre profitti cambiano definitivamente la percezione del Monte. E nel risiko bancario italiano Mps diventa sempre più un asset strategico che può fare gola ai grandi protagonisti del settore.
di Giorgio Neri
Per anni il nome Monte dei Paschi di Siena è stato associato soprattutto a salvataggi, aumenti di capitale, crediti deteriorati e difficili operazioni di risanamento. Oggi la fotografia è profondamente diversa. Mps non è più soltanto una banca che ha completato un complesso percorso di recupero: è diventata un gruppo capace di produrre utili importanti, generare capitale e presentarsi sul mercato con fondamentali che ne aumentano inevitabilmente l’appetibilità.
I risultati del primo semestre 2026 rappresentano un'ulteriore conferma. Il gruppo ha registrato un utile netto di pertinenza della capogruppo superiore a 1,1 miliardi di euro, in crescita del 25,3% su base annua secondo i dati omogenei diffusi dalla banca. Nel solo secondo trimestre il risultato netto ha raggiunto 610 milioni, con un progresso del 20,2% rispetto ai primi tre mesi dell'anno.
Numeri che raccontano soprattutto una cosa: la redditività del Monte appare ormai sempre meno episodica e sempre più legata alla capacità industriale del gruppo.
I ricavi del semestre hanno superato i 4 miliardi di euro, in aumento del 4,1%, mentre il risultato operativo netto ha oltrepassato quota 2 miliardi, crescendo dell'8,2%. Significativo anche il cost/income ratio, sceso al 43%, mentre le commissioni nette hanno raggiunto 1,288 miliardi, con una crescita del 3,6%.
È proprio la composizione dei risultati a rappresentare uno degli elementi più interessanti. La redditività non poggia esclusivamente sul margine di interesse: aumentano le commissioni, cresce il contributo della gestione e consulenza, si sviluppa il wealth management e si rafforza un modello di business maggiormente diversificato.
Accanto alla redditività c'è poi il capitolo della solidità, probabilmente ancora più importante per comprendere il nuovo posizionamento di Mps.
Il CET1 ratio fully loaded è salito al 16,3%, con un buffer di capitale di circa 680 punti base rispetto ai requisiti regolamentari. La liquidità resta robusta, con un LCR al 169% e un NSFR al 122%.
Anche sul fronte del credito la fotografia è molto distante da quella che accompagnava il Monte negli anni più difficili. I crediti deteriorati lordi si attestano a 3,7 miliardi, quelli netti a 1,8 miliardi; l'NPE ratio lordo è al 2,5% e quello netto all'1,2%, mentre la copertura complessiva dei deteriorati raggiunge il 50,6%.
È su questi indicatori che si misura forse meglio il cambiamento. La vecchia vulnerabilità patrimoniale ha lasciato spazio a una banca che dispone oggi di capitale, liquidità e qualità degli attivi tali da poter affrontare il futuro con margini di manovra decisamente superiori.
E torna così una parola che per Mps ha un peso particolare: affidabilità. Affidabilità nei confronti dei clienti e dei risparmiatori, ma anche del mercato e degli investitori istituzionali.
C'è inoltre un patrimonio che i numeri di bilancio non riescono a descrivere completamente: la presenza territoriale.
Monte dei Paschi conserva un marchio storico, una rete commerciale radicata e una presenza particolarmente significativa in numerose aree del Paese. A questo si aggiunge oggi una dimensione di gruppo molto più articolata, anche per effetto dell'integrazione con Mediobanca, che Mps prevede di completare nel quarto trimestre.
La raccolta commerciale ha raggiunto circa 300 miliardi di euro, mentre la raccolta complessiva di gruppo si attesta a 371,3 miliardi. I finanziamenti alla clientela sono arrivati a 148,2 miliardi e gli impieghi performing continuano a crescere. Nel semestre il gruppo ha erogato 3,6 miliardi di mutui ipotecari alle famiglie e 5,5 miliardi di credito al consumo.
Sono dimensioni che spiegano perché Mps non possa essere considerata semplicemente una banca quotata da valutare attraverso l'andamento giornaliero del titolo. Il Monte rappresenta ormai una piattaforma bancaria e finanziaria di dimensioni tali da assumere un peso significativo in qualsiasi scenario di consolidamento del sistema italiano.
Ed è qui che entra in gioco il risiko bancario.
Una banca redditizia, capitalizzata, con crediti deteriorati sotto controllo, un'importante capacità di raccolta, una rete commerciale nazionale e un marchio conosciuto rappresenta inevitabilmente un asset appetibile.
Non significa naturalmente che ogni indiscrezione debba trasformarsi automaticamente in un'operazione. Le aggregazioni bancarie dipendono da valutazioni industriali, governance, azionisti, autorità di vigilanza e convenienza economica. Ma sarebbe altrettanto difficile ignorare come il nuovo profilo del Monte possa suscitare attenzione tra i grandi protagonisti del credito.
La stessa Mps ha confermato, presentando i risultati semestrali, che proseguono con il supporto degli advisor le analisi sulle opzioni strategiche, con l'obiettivo dichiarato di massimizzare il valore di lungo periodo per gli stakeholder.
La differenza rispetto al passato è sostanziale.
Un tempo si discuteva di chi avrebbe potuto intervenire per mettere in sicurezza Monte dei Paschi. Oggi si ragiona sul valore che Mps potrebbe portare a una grande aggregazione bancaria.
È un capovolgimento di prospettiva che racconta meglio di qualsiasi slogan la trasformazione avvenuta a Rocca Salimbeni.
Il mercato, naturalmente, continuerà a valutare l'evoluzione dei conti, la capacità di mantenere elevata la redditività, il processo di integrazione con Mediobanca e le eventuali future mosse strategiche. Nessun percorso bancario può essere considerato definitivamente acquisito, soprattutto in una fase di rapida trasformazione del credito europeo.
Ma Mps arriva a questo appuntamento da una posizione che soltanto pochi anni fa sarebbe apparsa difficilmente immaginabile.
Il Monte dispone oggi di redditività, capitale, qualità del credito, raccolta e capacità commerciale. Soprattutto, ha riconquistato quella credibilità industriale indispensabile per essere protagonista e non semplice spettatore del consolidamento bancario.
Ed è forse questo il dato economicamente più significativo: Mps non deve più dimostrare soltanto di essere stata risanata. Deve decidere come utilizzare la forza finanziaria riconquistata.
Nel grande risiko del credito italiano la banca più antica del mondo è tornata così al centro della scacchiera. E questa volta non necessariamente nel ruolo della banca da salvare, ma in quello — decisamente più interessante per il mercato — di un gruppo redditizio, affidabile e strategicamente appetibile.
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