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- Roma - Martedì 9 Giugno 2026
Ricerca, convegno alla Cattolica di Roma su Hiv e tumori: le nuove sfide cliniche e i pregiudizi da abbattere
L'evoluzione delle terapie per l'Hiv ha reso la malattia cronica, ma ha aumentato l'incidenza di tumori. Esperti chiedono un accesso equo alle cure oncologiche.
La straordinaria evoluzione delle scienze mediche ha radicalmente modificato il destino clinico delle persone colpite da Hiv-Aids, trasformando quello che un tempo era un verdetto drammatico in una patologia gestibile nel lungo termine. Grazie alle terapie antiretrovirali oggi l‘Hiv è diventata una patologia cronica e chi segue correttamente le cure può contare su un’aspettativa di vita sostanzialmente sovrapponibile a quella della popolazione generale.
Questo indiscutibile traguardo scientifico ha però proiettato la comunità medica di fronte a scenari assistenziali inediti, caratterizzati dal progressivo incremento dell'insorgenza di neoplasie tra i soggetti portatori del virus.
Le strategie di screening, la precocità diagnostica e l'omogeneità nei percorsi terapeutici sono stati i temi cardine attorno ai quali si è sviluppato il simposio ‘Hiv and cancer in 2026: equity, innovation and care networks’, ospitato a Roma presso le aule dell’Università Cattolica. A delineare la transizione epidemiologica in atto è Antonella Cingolani, ricercatrice in Malattie infettive dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e responsabile della Uos Diagnosi e cura delle malattie infettive da immuno-deficit e nosocomiali del Policlinico Gemelli: “L’Hiv oggi grazie alle terapie anti-retrovirali è diventata una patologia cronica e all’interno delle comorbilità correlate all’invecchiamento le patologie oncologiche rivestono un ruolo fondamentale”.
I numeri elaborati a livello nazionale confermano la rilevanza del fenomeno. Le statistiche estratte dalla coorte Icona — l'osservatorio che monitora costantemente oltre 20mila pazienti con Hiv dal 1997 a oggi — evidenziano che in Italia l’incidenza complessiva dei tumori è superiore del 60% rispetto alla popolazione generale. Le discrepanze più marcate si registrano in relazione al sarcoma di Kaposi, al carcinoma anale, al linfoma di Hodgkin, al tumore della cervice uterina e ai linfomi non-Hodgkin, sebbene gli specialisti rilevino una crescita costante anche delle neoplasie non collegate a fattori virali, come i carcinomi polmonari e del colon.
L'allarme degli scienziati investe anche gli esiti infausti delle patologie: “Non è solo un problema di incidenza, ma anche di mortalità — specifica la professoressa Cingolani — Nella coorte Icona si è osservato un tasso di mortalità oncologica più che doppio rispetto a quello atteso nella popolazione generale”.
Il vero scoglio da superare, tuttavia, non è esclusivamente terapeutico ma anche di matrice culturale, legato ai timori infondati che condizionano l'accesso ai protocolli oncologici di ultima generazione. “Bisogna evitare qualsiasi bias culturale, sia da parte degli oncologi che degli infettivologi, che reputano che queste persone abbiano un rischio aumentato di tossicità dalle terapie e una minor risposta terapeutica agli standard di cura”, ammonisce con fermezza il professor Carlo Torti, ordinario di Malattie infettive dell’Università Cattolica e direttore della Uoc di Malattie infettive del Gemelli, che conclude liquidando i vecchi retaggi scientifici: “Questa è una fake news da scardinare assolutamente”.
I lavori congressuali si sono chiusi con la sottoscrizione di una Call to Action congiunta che ha visto compatto l'intero ecosistema sanitario, dai medici ai rappresentanti istituzionali fino ai delegati dei malati. Come sintetizzato da Cingolani, “l’obiettivo è definire impegni concreti e misurabili per garantire che tutte le persone che vivono con Hiv possano ottenere esiti oncologici ottimali e non inferiori a quelli della popolazione generale”.
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