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La Procura di Roma chiude il cerchio sull’inchiesta corruzione: nel mirino una rete societaria che avrebbe pilotato gare pubbliche per oltre 100 milioni di euro.
La Procura di Roma chiude il cerchio sull’inchiesta corruzione: nel mirino una rete societaria che avrebbe pilotato gare pubbliche per oltre 100 milioni di euro.
Svolta giudiziaria nell'inchiesta che ha scosso il sistema delle manutenzioni stradali nella Capitale. La Procura di Roma ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per l’imprenditore Mirko Pellegrini e per altre 37 figure, tra persone fisiche e realtà societarie.
L'indagine, condotta dalla Guardia di Finanza, ha portato alla luce un presunto meccanismo illecito finalizzato all'accaparramento di appalti pubblici per un valore complessivo superiore ai 100 milioni di euro.
Le accuse contestate dai magistrati capitolini sono pesantissime e delineate secondo le diverse responsabilità: si va dall'associazione per delinquere alla corruzione, passando per la turbata libertà degli incanti, la frode nelle pubbliche forniture, il trasferimento fraudolento di valori e la bancarotta fraudolenta.
Al centro della tesi accusatoria vi sarebbe una complessa galassia di società, tutte riconducibili a Pellegrini, create ad hoc per infiltrarsi nel sistema delle gare e ottenere illecitamente i lavori di rifacimento e manutenzione del manto stradale romano.
Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, il sistema non solo avrebbe alterato la libera concorrenza, ma avrebbe anche compromesso la qualità delle forniture destinate alla sicurezza dei cittadini.
La palla passa ora al Gup, che dovrà decidere se confermare le accuse e dare il via al processo per quello che è considerato uno dei più vasti scandali legati alla gestione delle infrastrutture urbane degli ultimi anni a Roma.
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