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  • Bari - Mercoledì 19 Agosto 2026

Sanità: al Policlinico di Bari nuova protesi biorigenerativa per la dialisi

L'impianto sintetico sostituisce il catetere venoso centrale nei casi complessi, riassorbendosi e creando un nuovo condotto vascolare.

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Una protesi vascolare sintetica biorigenerativa in sostituzione del catetere venoso centrale: è l'innovativo approccio introdotto al Policlinico di Bari per consentire l'accesso all'emodialisi nei pazienti nei quali non risulta possibile realizzare una tradizionale fistola arterovenosa con vasi nativi.

Le prime evidenze cliniche indicano che tale soluzione è in grado di garantire anche una superiore autonomia nelle attività di tutti i giorni.

Tra le storie trattate dall'équipe di Nefrologia, guidata dal professor Loreto Gesualdo, figura quella di una donna di 57 anni in emodialisi per la quale non si era potuta confezionare una fistola nativa. Da circa due anni e mezzo la donna fa uso di una fistola protesica creata con l'impianto sintetico biorigenerativo di nuova generazione, conservando una buona qualità di vita e la possibilità di effettuare gesti quotidiani come fare il bagno, superando i vincoli tipici del catetere venoso centrale.

La particolarità del dispositivo risiede nella capacità di venire gradualmente riassorbito e rimpiazzato dai tessuti della persona trattata, fino a generare un vero e proprio condotto vascolare ex novo.

“Quando ho conosciuto la paziente era necessario allestire un accesso vascolare per l’emodialisi. Insieme abbiamo scelto quello che era il miglior accesso possibile”, precisa Cosma Cortese, nefrologo interventista del Policlinico di Bari.

Nel percorso terapeutico dei soggetti in emodialisi, l'individuazione dell'accesso vascolare idoneo rappresenta un passaggio determinante. “Per il nefrologo, ma in modo particolare per il paziente, la scelta migliore è la fistola arterovenosa, purtroppo però non sempre possibile”, evidenzia Gesualdo. “Laddove non sia possibile realizzarla con vasi nativi, la seconda scelta dovrebbe ricadere sulle protesi vascolari, riservando come terza opzione il catetere venoso centrale”.

“L’Azienda ha partecipato a uno studio multicentrico sull’impiego di questa protesi”, ricorda il direttore della struttura, rimarcando come sia “arrivato il momento di investire in formazione, innovazione e ricerca”. La motivazione, conclude il primario, trova riscontro pratico: “Abbiamo investito sugli accessi vascolari perché migliorare questo ambito significa migliorare concretamente la qualità di vita dei nostri pazienti”.

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