
- Prima Notizia 24
- Roma - Mercoledì 3 Giugno 2026
Studio Bankitalia: divario economico in crescita, il 10% delle famiglie detiene oltre il 60% della ricchezza nazionale
Il dibattito politico si accende sulle strategie fiscali, con posizioni contrapposte tra maggioranza e opposizione riguardo a possibili interventi per ridurre le disuguaglianze.
Le risorse finanziarie e immobiliari dei nuclei familiari residenti in Italia registrano una crescita complessiva nei valori assoluti, ma continuano a evidenziare una asimmetria strutturale nella loro ripartizione interna.
Secondo il periodico monitoraggio statistico pubblicato dalla Banca d'Italia, nel quarto trimestre del 2025 il patrimonio netto medio per ciascun nucleo – calcolato sommando i beni immobili e le attività finanziarie al netto delle passività e dei debiti contratti – si è attestato a quota 453 mila euro, segnando un progresso rispetto ai 431 mila euro censiti alla fine del 2024.
Nonostante questo incremento contabile, l'istituto di via Nazionale lancia un chiaro segnale d'allarme sulla polarizzazione delle risorse: “la distributione della ricchezza si conferma concentrata”.
L'analisi dei flussi distributivi, elaborata unendo i macro-aggregati della contabilità nazionale con i dati campionari europei dell'indagine armonizzata Hfcs, mette a nudo la profondità del divario sociale: “Il dieci per cento più ricco delle famiglie detiene il 60,6 per cento della ricchezza netta totale, mentre la metà meno abbiente delle famiglie solo il 7,2 per cento”.
I tecnici dell'istituto centrale rilevano inoltre che questa spaccatura “è lievemente aumentata rispetto al 2024”, un trend misurato dall'incremento dell'indice di Gini, parametro statistico della disuguaglianza salito dal 71,5 di due anni fa al 72,2 dell'ultima rilevazione.
A differenziare le classi sociali è anche la natura stessa dei beni posseduti: “La composizione del portafoglio varia sensibilmente in base alla ricchezza: per le famiglie nella metà meno abbiente, oltre il 90 per cento delle attività detenute è costituito da abitazioni (73,6 per cento) e depositi (17,5 per cento). Le fiamiglie nelle fasce più alte presentano invece un portafoglio più diversificato, con una quota rilevante di strumenti finanziari diversi dai depositi”.
La pubblicazione dei dati distributivi ha riaperto immediatamente lo scontro tra i partiti sulle strategie fiscali da adottare per correggere le asimmetrie del sistema. Dal fronte della maggioranza si registra la netta chiusura di Forza Italia. Il vicesegretario nazionale del partito azzurro, Deborah Bergamini, ha respinto qualsiasi ipotesi di prelievo forzoso o di nuove tasse sui patrimoni personali, rivendicando la continuità con la linea del fondatore del movimento: “Stangate fiscali sui patrimoni. E' scritto nella nostra storia e in quella missione che già Silvio Berlusconi aveva cominciato a realizzare. Non possiamo concepire uno Stato nemico di chi riesce, con grande sacrificio, a realizzare una ricchezza propria”.
Sul versante opposto, dopo le sollecitazioni a una revisione dei prelievi espresse dalla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e dal leader sindacale della Cgil Maurizio Landini, è intervenuto l'esponente dem Andrea Orlando. Il responsabile delle Politiche industriali del Pd ha evidenziato la necessità di affrontare il tema, preferendo una cornice regolatoria sovranazionale per evitare fughe di capitali ma senza escludere interventi interni: “Il problema di una concentrazione sempre più crescente della ricchezza esiste. Naturalmente una tassazione di quel genere è più armonica se realizzata a livello europeo, mentre non c'è un parallelo rispetto alla tassazione degli extraprofitti, che nel nostro paese sono più alti di quelli che si sono determinati in altri paesi europei. Io credo che la risposta ottimale e strutturale sia quella a livello europeo, perché una tassazione solo in ambito italiano potrebbe produrre delle distorsioni, però io non credo che sia un tabù neanche nella dimensione nazionale”.
A fare da contraltare alla linea dei progressisti è la netta bocciatura espressa dal leader di Italia Viva, Matteo Renzi. L'ex premier ha liquidato l'ipotesi di un'imposta patrimoniale bollandola come un espediente puramente propagandistico e dannoso per le casse dello Stato: “La patrimoniale è uno slogan che funziona bene sui social ma non funziona nella realtà. Se l'Italia aumenta le tasse ai ricchi, i ricchi se ne vanno dall'Italia. E così abbiano meno gettito per la sanità, per la scuola, per la sicurezza. Dunque è uno slogan che funziona a parole ma nella sostanza è un autogol. Il vero obiettivo è far pagare meno ai poveri, non di più ai ricchi”.
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