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Il 1° novembre di 13 anni fa, anno 2009, Natuzza muore nella sua casa di Paravati, e 13 anni più tardi, a renderle gli onori solenni di Santa Romana Chiesa è stato il nuovo vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Attilio Nostro, giovane e affascinante intellettuale della Chiesa italiana.
Il 1° novembre di 13 anni fa, anno 2009, Natuzza muore nella sua casa di Paravati, e 13 anni più tardi, a renderle gli onori solenni di Santa Romana Chiesa è stato il nuovo vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Attilio Nostro, giovane e affascinante intellettuale della Chiesa italiana.
Lunedì festa di Ognissanti, a Paravati in Calabria, è stato mons. Attilio Nostro nuovo vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea a presiedere e celebrare la solenne omelia in suo ricordo, nella grande Basilica che Natuzza aveva fortissimamente voluto.
Un ennesimo raduno di preghiera e di fede per la donna che presto potrebbe diventare Santa e che ha visto all’interno della Basilica migliaia di persone, soprattutto i suoi cenacoli di preghiera, che nel corso di tre diverse funzioni religiose hanno pregato per lei. Una ennesima festa di popolo, corale e coinvolgente- dice Il Presidente della Fondazione che porta il nome di Natuzza Evolo nel mondo, il dr. Pasquale Anastasi, e che sottolinea come il vero grande miracolo di questi anni è stato “l’arrivo in Calabria di un grande vescovo come don Attilio Nostro che ha riportato luce e speranza su una spianata che il Covid aveva desertificato”.
Per la mistica calabrese, - ripete Pasquale Anastasi- la “donna che parlava con i morti”, è l’ennesima manifestazione di affetto popolare che le viene dal mondo della Chiesa.
Guarigioni inspiegabili, diagnosi scientifiche pronunziate con assoluta padronanza scritte di sangue impresse sui fazzoletti usati per asciugare le stigmate che aveva diffuse sul suo corpo, il dialogo continuo con i morti, il fenomeno della bilocazione, le sue apparizioni nello stesso momento in luoghi differenti e un profumo intenso che ne segnalava la presenza mentre lei non si è mai mossa dalla sua casa in Calabria, insieme al racconto insistente di visioni e colloqui con la Madonna e l’Angelo custode.
Tutto questo è stata Natuzza Evolo.
Ricordo come fosse appena ieri il giorno in cui andai a trovarla per la prima volta...Erano le prime ore del pomeriggio. Alla porta della sua casa arrivò una giovane signora, veniva da Taranto, e ricordo perfettamente bene il momento di quell'incontro tra queste due donne, frazioni di secondi carichi di una commozione impossibile da descrivere e da immaginare, l'una avvinghiata all'altra, il silenzio rotto dalle lacrime di questa giovane donna arrivata da lontano, un pianto disperato, quasi liberatorio, a dirotto, come se per tutta la vita questa ragazza, perché tale era, non avesse aspettato altro per liberarsi di tutto il pianto custodito per anni nel chiuso del suo cuore.
Non capivo se quel pianto fosse il segno palpabile e manifesto di una tragedia personale, o fosse invece l'espressione di un dramma appena vissuto e ormai finalmente lontano. Aspettai allora con calma che tutto ritornasse come prima, poi mi avvicinai alla giovane signora e le chiesi il perché di quella commozione.
Questa fu la risposta che mi diede: "Qualche anno fa mi trovavo a Parigi. Ero capitata in uno dei più grandi ospedali parigini perché mio padre era gravemente ammalato di tumore. Lo avevo accompagnato con la speranza di poter in qualche modo prolungare i pochi giorni di vita che ancora gli restavano. E un pomeriggio, nell'androne del reparto oncologico, incontrai Natuzza. Mi disse che veniva da lontano, che la sua terra era simile alla mia, io venivo dalla Puglia lei dalla Calabria, io venivo per mio padre, lei per stare accanto ad una persona che amava molto. Dopo aver scambiato i soliti discorsi che normalmente si fanno in queste tragiche occasioni, Natuzza mi accarezzò, appena sotto il collo.
“Mi parve la sua una carezza carica di amore, lasciai che questa donna mi accarezzasse il più a lungo possibile, ma subito dopo averlo fatto Natuzza mi guardò quasi implorante negli occhi, e mi pregò di farmi controllare dai medici del reparto.
“Natuzza mi disse solo che aveva avvertito che sotto la parte che mi aveva accarezzato c'era qualcosa che secondo lei andava ben guardata da un medico. Pensai subito che questa povera donna avesse voluto dirmi che a suo modo pensava anche alla mia salute fisica. Chissà?
“I primi giorni lasciai correre, tentati di dimenticare quel gesto e quel consiglio, ma la cosa non fu facile. Ogni qual volta la rincontravo, Natuzza non faceva altro che ripetermi quello che già mi aveva detto, “fatti guardare da un medico! E fallo presto per favore!”.
“Fu così che una mattina, dietro le sue insistenze decisi allora di approfittare di questa mia permanenza in ospedale a Parigi e di farmi visitare...".
L'esito di quella visita medica a cui la donna si sottopose direttamente in ospedale fu decisamente dirompente. I medici parigini scoprono che questa giovane donna ha una ghiandola ingrossata all'altezza della tiroide, ne studiano le cause, ne esaminano il liquido estratto e scoprono che si tratta di un tumore invasivo.
La donna viene operata d'urgenza, mentre suo padre, rispetto a lei, sembrava invece completamente guarito.
Il tempo passa, e poco più tardi i medici parigini che l’avevano operata finalmente la tranquillizzano. Le spiegano però che era arrivata appena in tempo, per permettere loro un intervento chirurgico risolutivo. Se fossero passate altre due settimane -le spiegano- sarebbe morta devastata dal cancro. E quando le chiedono come avesse fatto da sola a scoprire di essere gravemente ammalata, lei non seppe dare nessuna risposta plausibile.
Si limitò solo a far finta di non capire la loro lingua, sorrise, poi corse in agenzia e prenotò un volo per Lamezia Terme: prima di arrivare in Puglia volle passare da Paravati, in Calabria, perché una notte in sogno Natuzza era tornata a trovarla e le aveva detto di volerla rivedere.
Tantissime storie incredibili come questa ho avuto il privilegio di raccogliere in tutti questi anni seguendo da vicino e personalmente per la Rai il caso Natuzza Evolo, storie apparentemente impossibili, al limite del mistero, storie tutte uguali, ricorrenti, cicliche, ognuna di esse più bella e più tragica dell'altra.
In tutti questi anni c'è anche chi si è preso la briga di catalogare tutte queste "morti evitate", questi "miracoli”, questi fenomeni straordinari”, queste “guarigioni inspiegabili”, che forse diventeranno tali solo quando la Chiesa ufficiale li riconoscerà come tali. Uno straordinario apostolo di Natuzza, perché tale è, che per mestiere fa il professore universitario e il fisico nucleare, il prof. Valerio Marinelli, ha raccolto in almeno dieci volumi diversi questo immenso “pianeta del dolore e della sofferenza” che si muoveva attorno a Natuzza Evolo con la stessa precisione maniacale di un postulatore di una causa dei santi.
A distanza di dodici anni oggi dalla sua morte, tutto questo grande patrimonio di conoscenze di uomini e donne, e storie correlate, è ora in Vaticano sotto la lente di ingrandimento di Santa Romana Chiesa che su Natuzza ha già avviato un processo di canonizzazione ancora in corso.
Chi vivrà vedrà.
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