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- Roma - Venerdì 26 Giugno 2026
A Villa Giulia arrivano i tarocchi di Mouna Rebeiz: un viaggio tra arte contemporanea, Intelligenza Artificiale e misteri etruschi
La mostra "L'Indovino" di Mouna Rebeiz a Villa Giulia esplora il legame tra arte, divinazione etrusca e Intelligenza Artificiale, invitando alla riflessione sul destino.
Il fascino della divinazione etrusca incontra il linguaggio dell'arte contemporanea in una mostra che promette di trasformare il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia in un percorso immersivo tra simboli, profezie e riflessioni sul futuro. Dal 16 settembre al 13 dicembre gli spazi del museo romano ospiteranno "L'Indovino", l'installazione dell'artista libanese Mouna Rebeiz, curata da Roberta Semeraro e organizzata dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia insieme all'Associazione culturale RO.SA.M. L'esposizione rappresenta una nuova versione site-specific dell'opera che l'artista aveva presentato nel 2022 alla Biennale di Venezia, nel Padiglione della Repubblica di San Marino, e nasce per instaurare un dialogo diretto con uno dei luoghi simbolo della civiltà etrusca.
I ventidue Arcani Maggiori diventano uno specchio del visitatore
Fulcro della mostra è una monumentale installazione composta dai ventidue Arcani Maggiori dei tarocchi, realizzati su grandi superfici specchianti che coinvolgono direttamente il pubblico. L'idea dell'artista è quella di trasformare ogni carta in un'esperienza personale: il visitatore, riflettendosi nelle opere, è chiamato a interrogarsi sul proprio cammino, sulle proprie scelte e sul rapporto tra destino e libero arbitrio. L'intero progetto si sviluppa in equilibrio tra due dimensioni apparentemente opposte: da un lato il crescente ruolo dell'Intelligenza Artificiale e degli algoritmi, dall'altro il bisogno dell'essere umano di cercare risposte attraverso simboli, intuizione e spiritualità.
L'antico sapere degli Etruschi dialoga con il presente
La scelta di Villa Giulia non è casuale. L'ispirazione dell'opera nasce infatti dalla figura dell'aruspice etrusco Spurinna, resa celebre dal "Giulio Cesare" di William Shakespeare. Fu proprio Spurinna ad avvertire Cesare del pericolo che lo attendeva alle Idi di marzo, invitandolo a non recarsi in Senato. Una profezia ignorata che si trasformò nella più famosa congiura della storia romana. Il tema della divinazione appartiene profondamente alla cultura etrusca e trova nel Museo Nazionale Etrusco una delle sue sedi più significative, grazie ai numerosi reperti legati agli aruspici e alle antiche pratiche divinatorie conservati nelle collezioni.
Il dialogo con la Tomba François
La mostra acquista un ulteriore significato anche alla luce della recente acquisizione da parte dello Stato italiano della celebre Tomba François di Vulci. Gli straordinari affreschi custodiscono infatti numerosi riferimenti alla profezia e al rapporto tra uomo e destino, con figure come Cassandra e Anfiarao, oltre a richiami all'ornitomanzia, antica pratica di interpretazione dei segni attraverso il volo degli uccelli. In questo modo l'opera contemporanea di Mouna Rebeiz si inserisce in un dialogo naturale con il patrimonio archeologico del museo, mettendo in relazione il pensiero antico con le inquietudini del presente.
Un percorso immersivo tra arte, musica e sostenibilità
L'allestimento interesserà diversi ambienti del museo. Nella suggestiva sala semicircolare saranno esposti gli Arcani Maggiori, mentre il Ninfeo diventerà il palcoscenico di uno dei momenti più spettacolari dell'esposizione. Qui il quattordicesimo Arcano, La Temperanza, rappresentata da una donna che versa l'acqua da un'anfora all'altra, sarà protagonista di un'installazione multimediale accompagnata dalle musiche di "Mythodea", la celebre composizione del musicista greco Vangelis. L'opera richiama il tema dell'acqua come origine della vita e si ispira alla composizione realizzata da Vangelis per celebrare la missione della NASA dedicata all'esplorazione di Marte, pianeta considerato una possibile futura risorsa per l'umanità. Il percorso si concluderà nella Sala dello Zodiaco, dove saranno proposti approfondimenti dedicati alla transizione ecologica e al risparmio energetico, collegando simbolicamente il sapere antico alle sfide ambientali contemporanee.
Una mostra che coinvolgerà tutta Roma
Uno degli elementi più innovativi del progetto è l'estensione della mostra oltre le mura del museo. Alcune delle opere di Mouna Rebeiz saranno infatti riprodotte negli spazi pubblicitari distribuiti nella città di Roma grazie alla collaborazione con Adv Art Media, trasformando il tessuto urbano in una vera e propria galleria d'arte diffusa. L'allestimento tecnico porta la firma dello Studio Palinsesto di Londra, mentre la regia dell'installazione "Mythodea" è affidata all'artista visivo e regista sloveno Atej Tutta.
Un'artista tra Venezia e Roma
L'appuntamento romano arriva mentre Mouna Rebeiz è protagonista anche di un'altra importante esposizione. Fino all'8 novembre, infatti, il Museo di Palazzo Mocenigo di Venezia ospita la mostra "Le tarbouche. Quando un accessorio diventa simbolo", anch'essa curata da Roberta Semeraro e dedicata a uno dei temi ricorrenti della ricerca dell'artista. Con "L'Indovino", Villa Giulia propone così un percorso capace di unire archeologia, arte contemporanea, tecnologia e riflessione spirituale, invitando il pubblico a confrontarsi con una domanda antica quanto l'uomo: è possibile conoscere il proprio destino o sono sempre le nostre scelte a scrivere il futuro?
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