
- Prima Notizia 24
- Roma - Domenica 9 Agosto 2026
Addio a Massimiliano Cencelli, l’uomo che trasformò gli equilibri della politica in una formula
Morto a Roma a 90 anni lo storico funzionario della Democrazia Cristiana. Il suo nome è diventato un’espressione del linguaggio politico italiano: il “Manuale Cencelli”, nato per misurare il peso delle correnti e distribuire gli incarichi, è sopravvissuto alla Prima Repubblica e ai partiti che lo avevano generato.
di Andrea Valenti
È morto a Roma, all'età di 90 anni, Massimiliano Cencelli, storico funzionario della Democrazia Cristiana e soprattutto padre di quel “Manuale Cencelli” che, da semplice metodo per regolare i delicatissimi equilibri interni dello Scudo crociato, sarebbe diventato una delle espressioni più longeve e popolari del vocabolario politico italiano.
Cencelli si è spento nel pomeriggio di sabato 8 agosto. Con lui scompare un testimone particolare della Prima Repubblica: non uno dei grandi leader che occupavano quotidianamente le prime pagine dei giornali, ma un uomo dell'apparato che aveva imparato a conoscere dall'interno la complessa geografia delle correnti democristiane e soprattutto il peso che ciascuna di esse esercitava nella distribuzione degli incarichi.
Il paradosso è che Massimiliano Cencelli è diventato probabilmente più famoso di molti ministri, sottosegretari e dirigenti politici ai quali il metodo associato al suo nome contribuiva ad assegnare una casella.
Il “Manuale” nacque infatti dall'esigenza di trovare un criterio capace di tradurre i rapporti di forza politici in una distribuzione proporzionale degli incarichi. Una sorta di matematica applicata alla politica: se una corrente rappresentava una determinata percentuale del partito, quella forza doveva trovare una corrispondenza nel numero e soprattutto nell'importanza delle posizioni attribuitele.
Ministeri, sottosegretariati, presidenze, incarichi negli enti e nelle strutture pubbliche: ogni casella aveva idealmente un proprio peso. E la somma doveva rispettare gli equilibri tra le diverse anime di una Democrazia Cristiana che, dietro l'immagine del grande partito unitario, viveva attraverso correnti organizzate e leadership spesso in competizione tra loro.
Cencelli, iscritto alla Dc fin dal 1954, lavorò nell'apparato del partito e fu, tra l'altro, vicino ad Adolfo Sarti, del quale fu segretario. Successivamente collaborò anche con Nicola Mancino. La sua conoscenza dei meccanismi interni della Balena Bianca gli consentì di elaborare quel sistema destinato a legare per sempre il suo cognome alla storia politica italiana.
Eppure il “Manuale Cencelli” non fu mai semplicemente un libro delle spartizioni, almeno nell'intenzione originaria del suo ideatore. Era piuttosto il tentativo di mettere ordine in un sistema nel quale il riconoscimento del peso delle diverse componenti serviva anche a impedire che una corrente potesse sentirsi esclusa dalla gestione del partito e delle istituzioni.
Con il passare degli anni, però, l'espressione assunse un significato molto più ampio, spesso ironico e quasi sempre critico. “Applicare il Manuale Cencelli” divenne sinonimo di divisione delle poltrone, di ricerca dell'equilibrio tra partiti, territori e correnti, talvolta contrapponendo la rappresentanza politica al criterio del merito.
La Dc è scomparsa, la Prima Repubblica è finita, sono cambiate le leggi elettorali, i simboli, le coalizioni e persino il modo di comunicare la politica. Il “Manuale Cencelli”, invece, è rimasto.
Ancora oggi il suo nome riappare puntualmente quando nasce un governo, si compone una giunta, vengono distribuite presidenze di commissione o devono essere individuati i vertici di enti e società pubbliche. È diventato una categoria politica prima ancora che un metodo.
Ed è forse questa la parte più singolare dell'eredità lasciata da Massimiliano Cencelli: avere inventato un'espressione capace di sopravvivere al mondo per il quale era stata concepita.
Dietro quella formula c'era una politica molto diversa da quella contemporanea. Una politica fatta di sezioni, congressi, tessere, correnti, lunghissime riunioni e rapporti di forza misurati quasi scientificamente. Un sistema certamente discutibile e discusso, ma nel quale ogni equilibrio aveva una propria grammatica.
Cencelli quella grammatica provò semplicemente a trasformarla in numeri.
Il risultato fu talmente efficace che il suo cognome smise progressivamente di appartenere soltanto a una persona per trasformarsi in un concetto. Pochissimi protagonisti della politica italiana possono vantare, nel bene o nel male, una simile permanenza nel linguaggio collettivo.
Massimiliano Cencelli è morto a novant'anni. Il suo “Manuale”, invece, continua a riaffacciarsi nella cronaca politica italiana ogni volta che qualcuno deve risolvere l'antico problema del potere: chi deve avere cosa e quanto deve pesare ciascuno nella distribuzione degli incarichi.
Cambiano i partiti e cambiano le Repubbliche. Ma, almeno nel lessico della politica italiana, il Cencelli sembra non andare mai definitivamente in pensione.
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