
- Prima Notizia 24
- Cosenza - Giovedì 4 Giugno 2026
Amendolara (Cs): strage dei braccianti, il Gip interroga i due fermati. Si indaga sul movente e sulla rete di caporalato
I due arrestati, di nazionalità pachistana, hanno scelto di non rispondere agli interrogatori. La Procura indaga su un possibile caporalato e sulla regolarità dei contratti di lavoro, mentre la Polizia esplora il reclutamento di manodopera attraverso canali illegali. Il minivan coinvolto nella tragedia è intestato a uno dei fermati.
Entra nella fase calda del confronto giudiziario l'inchiesta sulla drammatica fine di quattro lavoratori agricoli, avvenuta l'inizio della scorsa settimana sul litorale ionico calabrese.
Davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari si tiene stamane l'udienza di convalida del fermo a carico di Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di nazionalità pachistana e dell'età di 31 anni.
I due sono ritenuti i presunti responsabili del brutale agguato costato la vita a tre giovani di origine afghana e a un loro connazionale, bloccati e bruciati vivi all'interno di un furgone nel territorio di Amendolara.
I sospettati, nel corso del precedente faccia a faccia investigativo condotto alla presenza della sostituta procuratrice Roberta Bello, hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, mantenendo una linea di assoluto mutismo.
Il gip tenterà quest'oggi di scalfire questa barriera difensiva per raccogliere elementi utili a decifrare l'esatta dinamica del massacro e la spietatezza delle modalità d'esecuzione.
Sebbene la Procura di Castrovillari ritenga di aver stretto il cerchio attorno agli esecutori materiali del crimine, l'attività investigativa della Squadra Mobile della Questura di Cosenza resta concentrata sull'individuazione del movente profondo che ha armato la mano dei killer.
L'attenzione degli inquirenti ha travalicato i confini della scena del delitto per concentrarsi sul tessuto economico e sulle dinamiche di impiego delle vittime. Gli accertamenti si stanno focalizzando sulle ultime settimane di attività dei braccianti, i quali erano stati ingaggiati per la raccolta delle fragole in alcuni appezzamenti agricoli situati a Scanzano, in provincia di Potenza.
La magistratura intende passare al setaccio la regolarità dei contratti di impiego e chiarire la natura dei rapporti intercorsi tra le vittime, i fermati e i titolari delle aziende lucane. Il sospetto principale riguarda la presenza di una rete di caporalato radicata sul territorio.
La Polizia sta verificando se il reclutamento della manodopera avvenisse tramite intermediari illegali specializzati nella gestione e nello sfruttamento dei migranti o se vi fossero canali di contatto diretto con le imprese. In quest'ottica, risulta cruciale stabilire la reale posizione di Ahmed e Raza: i magistrati vogliono capire se i due agissero come veri e propri caporali — legati a organizzazioni più ampie — o se fossero semplici braccianti che sfruttavano una maggiore anzianità di soggiorno in Italia e il possesso di un veicolo per imporre tariffe di trasporto ai colleghi sprovvisti di mezzi autonomi. Il minivan teatro della strage — in cui hanno perso la vita il ventinovenne pachistano Waseem Khan e i cittadini afghani di etnia pashtun Amin Fazal Khogjani (28 anni), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27) — risulterebbbe infatti intestato a uno dei due indagati.
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