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  • Roma - Mercoledì 27 Maggio 2026

Amianto, l’emergenza che continua a uccidere: da Bologna l’appello per una nuova cultura della sicurezza

Il convegno “Nuovi modelli organizzativi di impresa per la tutela della salute nei luoghi di lavoro” ha sottolineato l'importanza di una prevenzione attiva e integrata nella sicurezza sul lavoro, piuttosto che una mera risposta ai danni già avvenuti. Esperti e magistrati hanno evidenziato l'emergenza amianto in Emilia-Romagna, con oltre 13mila decessi legati all'esposizione. Si è ribadito che la sicurezza deve diventare un investimento strutturale, fondamentale per la dignità del lavoro e la responsabilità sociale delle aziende.

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di Ettore Midas

La sicurezza sul lavoro non può più essere affrontata soltanto come un adempimento normativo o come una risposta successiva al danno già avvenuto. È questo il messaggio emerso dal convegno “Nuovi modelli organizzativi di impresa per la tutela della salute nei luoghi di lavoro, tra prevenzione e precauzione”, promosso dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) nell’ambito di Ambiente Lavoro 2026 alla Fiera di Bologna, in collaborazione con I Quaderni del Sole 24 Ore.

L’incontro ha riunito magistrati, tecnici, professionisti ed esperti del settore per affrontare il tema della prevenzione primaria, della cultura della sicurezza e della necessità di ripensare il modello organizzativo delle imprese mettendo al centro salute, ambiente e dignità della persona.

A moderare i lavori è stato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, insieme a Isabella Ascione, con gli interventi di Maurizio Ascione, magistrato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, Giampiero Cardillo, architetto e Generale in congedo dell’Arma dei Carabinieri, e Sergio Clarelli, ingegnere e presidente di Assoamianto.

Al centro del dibattito il tema dell’amianto, definito dai relatori una delle più gravi emergenze sanitarie e occupazionali ancora aperte nel Paese. Nonostante decenni di battaglie giudiziarie, campagne di sensibilizzazione e interventi di bonifica, l’esposizione all’asbesto continua infatti a produrre conseguenze devastanti.

Secondo i dati illustrati durante il convegno, l’Emilia-Romagna si conferma tra le regioni italiane maggiormente colpite dalle patologie asbesto-correlate. L’VIII Rapporto ReNaM registra infatti 3.329 casi di mesotelioma fino al 2021, pari al 9% del totale nazionale, collocando la regione tra quelle con il più alto carico di malattia dopo Lombardia, Piemonte e Liguria.

Ma il mesotelioma, è stato sottolineato nel corso dell’incontro, rappresenta soltanto “la punta dell’iceberg”. Secondo le rilevazioni epidemiologiche dell’ONA, ai casi di mesotelioma devono infatti essere associati almeno 7.800 casi di tumore polmonare correlato all’amianto, oltre ad altre patologie asbesto-correlate come asbestosi e tumori della laringe, della faringe, dell’esofago e del colon.

Nel complesso, il numero dei decessi legati all’esposizione all’asbesto in Emilia-Romagna supera prudenzialmente i 13mila casi dal 1996 a oggi.

Particolarmente colpiti risultano alcuni comparti storici dell’economia regionale: edilizia, metalmeccanica, industria del cemento-amianto, trasporti e soprattutto il settore dei rotabili ferroviari, rispetto al quale la regione figura tra le più esposte a livello nazionale. I dati aggiornati al 30 giugno 2025 parlano di 3.719 casi complessivi, con Bologna provincia più colpita con 811 casi, seguita da Reggio Emilia, Parma e Modena.

«L’amianto continua a rappresentare una strage silenziosa che non appartiene al passato ma al presente del nostro Paese», ha dichiarato Ezio Bonanni. «Non possiamo più limitarci alla gestione del danno, quando la malattia ha già colpito lavoratori e famiglie, o ai soli interventi risarcitori. La vera sfida è costruire un modello di impresa che elimini il rischio alla radice, investendo in prevenzione, bonifiche, innovazione tecnologica e tutela concreta della salute dei lavoratori».

Secondo il presidente dell’ONA, la sicurezza deve diventare parte integrante del modello produttivo e organizzativo delle imprese.

«Parlare oggi di prevenzione significa investire nella vita umana, nella dignità del lavoro e nella responsabilità sociale delle aziende. L’amianto è il simbolo di ciò che accade quando il profitto prevale sulla tutela della salute. La sicurezza non è un costo, ma un investimento strutturale e un dovere morale prima ancora che giuridico».

Nel corso del convegno è stato inoltre evidenziato come la prevenzione primaria debba diventare il principio guida delle politiche industriali e organizzative, attraverso una maggiore attenzione alla valutazione preventiva dei rischi, alla rimozione delle fonti di pericolo e all’utilizzo di materiali e processi produttivi privi di capacità lesiva.

Un messaggio destinato a restare centrale nel dibattito nazionale sulla sicurezza sul lavoro: tutelare salute e ambiente significa oggi ripensare il futuro stesso del lavoro e della responsabilità sociale delle imprese.

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