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  • Roma - Lunedì 18 Maggio 2026

Auto sulla folla a Modena, Piantedosi: "Non è un terrorista, ma è un errore parlare di gesto isolato di un folle"

Il ministro dell'Interno analizza il profilo del 31enne che ha investito sette persone: "Interrogativi profondi su disagio e percorsi identitari di alcune seconde generazioni". Difeso l'operato del governo sui decreti sicurezza: "Strumenti normativi più solidi rispetto al passato".

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Il Viminale invita alla massima cautela interpretativa ma rifiuta letture riduttive sulla drammatica vicenda di Modena, dove sabato scorso un uomo alla guida di un'auto ha travolto sette passanti.

Intervistato dal quotidiano Il Giornale, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha tracciato l'identikit del responsabile, un uomo di 31 anni, mettendone in luce la complessità biografica e psicologica: “È figlio di immigrati marocchini, nato a Bergamo, cittadino italiano, laureato. È un soggetto a cui è stato diagnosticato un disturbo schizoide della personalità e questo rende più complesso inquadrare la vicenda. Ha manifestato rancore e insoddisfazione per la propria condizione lavorativa e sociale. In una email indirizzata alla sua università ha proferito frasi contro i bastardi cristiani e altre espressioni blasfeme, per poi chiedere scusa. Potrebbe essere stato animato da un odio connesso al risentimento per aver ritenuto di aver subito discriminazioni”.

L'analisi del ministro si addentra poi nel perimetro dell'inchiesta giudiziaria, escludendo per il momento l'esistenza di legami organici con la galassia del jihadismo internazionale, pur senza minimizzare l'accaduto.

“Allo stato degli atti – ha chiarito Piantedosi – non ha dato segnali di radicalizzazione islamista strutturata, non risultando appartenente a reti di propaganda fondamentalista. Dalle perquisizioni e dalle analisi dei telefoni, al momento, non emergerebbero elementi riconducibili al profilo classico del terrorista che pianifica azioni violente. Ma l’esatto inquadramento lo avremo quando gli inquirenti completeranno il loro lavoro e, in ogni caso, tutto questo non può portare a liquidare l’attacco come il gesto di un folle isolato. Parliamo comunque di un’aggressione deliberata contro civili inermi, di una gravità assoluta, che pone interrogativi profondi sul disagio sociale, sull’integrazione e sui percorsi identitari di alcune seconde generazioni. Sarebbe un errore archiviare tutto con una spiegazione semplicistica o rassicurante”.

Il titolare dell'Interno ha espresso forte preoccupazione per le nuove modalità con cui si manifestano le minacce alla sicurezza nazionale, evidenziando come la destrutturazione dei network criminali tradizionali abbia lasciato il campo a schemi d'azione asimmetrici e imprevedibili. “La minaccia dei lupi solitari è oggi una delle più insidiose. Parliamo di individui che spesso si radicalizzano in solitudine, consumano propaganda online e colpiscono senza una struttura organizzata alle spalle. Questo rende molto più difficile prevenire ogni singolo gesto”, ha ammesso l'esponente dell'esecutivo.

In conclusione, Piantedosi ha rivendicato la bontà dei provvedimenti legislativi licenziati negli ultimi mesi da palazzo Chigi, considerandoli adeguati alle sfide correnti ma suscettibili di costanti aggiornamenti sul piano tecnico-operativo. “Ogni episodio di questa gravità impone una riflessione seria sugli strumenti a disposizione dello Stato. Questo governo è già intervenuto con decisione anche attraverso i recenti decreti sicurezza, rafforzando gli strumenti di prevenzione, controllo ed espulsione nei confronti di soggetti socialmente pericolosi e accelerando le procedure che riguardano chi rappresenta un rischio per la sicurezza pubblica. Oggi l’Italia dispone di un quadro normativo molto più solido rispetto al passato. Ma la sicurezza non si garantisce una volta per tutte: serve aggiornare continuamente gli strumenti investigativi, rafforzare il coordinamento informativo e aumentare la capacità di intercettare in tempo ogni segnale di rischio, senza sottovalutare nulla”, ha concluso il ministro.

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