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  • Roma - Lunedì 1 Giugno 2026

Basket, Nba, al via le Finals 2026: San Antonio contro New York nel segno di Gregg Popovich

Il leggendario allenatore, ora presidente della franchigia, continua a influenzare l'ambiente nonostante il ritiro. La serie, che inizierà tra il 3 e il 4 giugno, prevede sette gare, con un ritorno dei loghi storici delle finali sui campi di gioco.

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Il palcoscenico più prestigioso della pallacanestro mondiale si appresta a riaprire i battenti per l'atto conclusivo della stagione. Tra quarantotto ore, il Frost Bank Center del Texas ospiterà l'atto inaugurale delle NBA Finals 2026, una serie al meglio delle sette sfide che vedrà i San Antonio Spurs padroni di casa opposti ai New York Knicks.

Una vera e propria ironia della sorte, dato che le due formazioni tornano a incrociare i propri destini nell'ultimo atto dei playoff a ventisette anni esatti di distanza da quel 1999 che segnò l'ultima apparizione alle finali della franchigia della Grande Mela, poi sconfitta dagli Spurs di Tim Duncan e Manu Ginobili.

Tra i legami generazionali spicca la presenza della stella dei newyorkesi Jalen Brunson, il cui padre, Rick Brunson, scese in campo in quella memorabile serie del secolo scorso proprio con la casacca dei Knicks.

La serie prenderà il via nella notte italiana tra mercoledì 3 e giovedì 4 giugno. L'intero calendario degli incontri è già stato formalizzato, mantenendo come orario fisso di inizio le ore 2:30 della notte per gli appassionati e i telespettatori italiani. Gara 1 si disputerà sul parquet di San Antonio nella notte tra mercoledì 3 e giovedì 4 giugno, seguita da Gara 2 programmata nello stesso impianto texano nella notte tra venerdì 5 e sabato 6 giugno. La contesa si sposterà poi al Madison Square Garden per Gara 3 nella notte tra lunedì 8 e martedì 9 giugno e per Gara 4 nella notte tra mercoledì 10 e giovedì 11 giugno. Qualora si rendessero necessarie le sfide successive per determinare il vincitore dell'anello, Gara 5 si giocherà a San Antonio nella notte tra sabato 13 e domenica 14 giugno, Gara 6 a New York nella notte tra martedì 16 e mercoledì 17 giugno, e l'eventuale e decisiva Gara 7 nuovamente in Texas nella notte tra venerdì 19 e sabato 20 giugno.

Sebbene non siederà fisicamente sulla panchina dei texani, l'ombra e il carisma di Gregg Popovich domineranno l'intera atmosfera delle finali. Il settantasettenne leader degli Spurs, membro della Hall of Fame e allenatore più vincente nella storia della lega con 1.422 affermazioni, ricopre oggi la carica di presidente della franchigia dopo che un ictus, occorsogli nel novembre 2024, lo ha costretto ad abbandonare la guida tecnica a favore del suo assistente Mitch Johnson, ufficializzando il ritiro definitivo nel febbraio 2025.

Nonostante l'uso sporadico di un bastone, "Coach Pop" resta un'istituzione onnipresente: frequenta gli allenamenti e non esita a entrare negli spogliatoi per dispensare consigli o severe reprimende, come accaduto dopo il passo falso in Gara 3 della finale di Western Conference contro Oklahoma City. Lui stesso, presentandosi ai media dopo l'addio alla panchina, mostrò una t-shirt esplicativa con la scritta "El Jefe". Il legame emotivo con la squadra è emerso con forza nelle parole del fuoriclasse transalpino Victor Wembanyama, visibilmente commosso subito dopo aver conquistato il pass per le Finals.

Il lungo francese ha manifestato la necessità interiore di confrontarsi immediatamente con il suo vecchio mentore: "Non so cosa significhi per lui. È un uomo che ha più esperienza come allenatore di quasi chiunque altro e ha vissuto così tante cose nella sua carriera e così tante cose ora come ‘El Jefe’. Sta vivendo cose che non possiamo nemmeno immaginare. Quindi, devo chiamarlo. Devo vederlo. Devo parlargli perché non c’è modo che io possa capire in questo momento come si sente".

L'attenzione del veterano verso il suo pupillo era stata documentata già nelle settimane precedenti, quando si era fatto trovare sulla pista d'atterraggio dell'aeroporto per strigliare Wembanyama, reduce da un'espulsione per una gomitata antisportiva contro Minnesota. "Ci dà feedback e ci parla regolarmente", ha confermato il centro francese, aggiungendo con ironia: "Quando gli parlerò, tutto rimarrà solo nella mia testa, a meno che non registri tutto di nascosto. Ma devo parlargli, subito".

L'influenza di Popovich si estende anche sulla panchina dei rivali. L'attuale capo allenatore dei Knicks, Mike Brown, ha appreso i segreti del mestiere trascorrendo un triennio come assistente a San Antonio, e ha accolto con un sorriso l'esito dei playoff, scherzando sul fatto che la finale in Texas gli eviterà ingenti spese di viaggio aereo per i familiari che risiedono ancora lì. Brown ha tributato un enorme omaggio al suo antico maestro: "Ha ancora una presenza enorme. Avrà sempre una presenza importante. Il lavoro che ha svolto, non solo in campo con quella squadra o con quella società, ma anche fuori dal campo, lascerà un segno indelebile finché esisterà il basket. La sua presenza si fa sentire costantemente e nutro grande rispetto per la società per diverse ragioni".

Anche il debuttante Mitch Johnson si è detto entusiasta di poter contare su una simile risorsa nei momenti cruciali della sua prima finale da head coach. Infine, la lega ha annunciato una novità estetica che farà felici i puristi del gioco e gli amanti della tradizione: dopo anni di assenza, i loghi ufficiali delle finali tornano a essere dipinti direttamente sulla superficie dei campi di gioco.

L'immagine stilizzata del trofeo Larry O’Brien campeggerà a centocampo sia sul parquet del Frost Bank Center di San Antonio sia sul mitico fondo del Madison Square Garden di New York, affiancata su entrambi i lati della linea laterale dalla storica scritta corsiva “The Finals”.

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