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- Imperia - Giovedì 4 Giugno 2026
Bimba morta a Bordighera, i messaggi di Iannuzzi alla sorellina: "Non la lanci dalla finestra?"
Le indagini rivelano segni di maltrattamenti prolungati, con fotografie che documentano il calvario della piccola. I principali indagati, la madre e il compagno, rispondono di maltrattamenti aggravati, mentre la Procura sottolinea la grave omissione di soccorsi da parte dei familiari.
Emergono particolari di raggelante crudezza dalle carte dell'inchiesta sulla morte della piccola Beatrice, la bambina di appena due anni deceduta il 9 febbraio scorso nell'abitazione di Perinaldo, un piccolo borgo di 800 anime nell'entroterra di Bordighera, nell'Imperiese.
Secondo le risultanze raccolte dalla Procura, la gestione quotidiana del nucleo familiare e l'accudimento delle figlie minori erano interamente gravati sulle spalle della sorella maggiore, una bambina di soli 9 anni costretta prematuramente a responsabilità insostenibili, anche quando la piccolina era malata.
Il contesto descritto dagli inquirenti parla di un ambiente domestico saturo di tensioni, segnato dall'abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti.
La prova della prolungata violenza subita dalla vittima è racchiusa nelle numerose immagini recuperate dai dispositivi digitali. Nelle carte depositate al gip di Imperia, la sostituta procuratrice Veronica Meglio annota con durezza lo stato in cui versava la minore: “Per più di un mese Beatrice ha sempre avuto il volto deturpato da vistose ed estese ecchimosi”. Le istantanee, scattate dalla sorella di 9 anni su richiesta della madre per tenerla aggiornata, documentano un calvario cronologico andato avanti “ininterrottamente tra il 31 dicembre 2025 e il 3 febbraio” di quest'anno.
Tra i reperti fotografici più drammatici compare la salma della piccola Beatrice avvolta in una copertina rossa all'interno della sua culla, adagiata accanto a un peluche, con evidenti segni di percosse e ciocche di capelli strappate.
I due indagati principali, Emanuela Aiello (44 anni, madre della vittima) e il compagno Emanuel Iannuzzi (42 anni), sono comparsi davanti al giudice per le indagini preliminari Massimiliano Botti per sostenere l'interrogatorio di garanzia, rispondendo dell'accusa di maltrattamenti aggravati dall'evento morte.
I due hanno optato per condotte processuali diametralmente opposte. La donna, assistita dai legali Bruno Di Giovanni e Laura Corbetta, ha affrontato un esame di oltre un'ora scoppiando in lacrime alla vista delle fotografie delle lesioni, ma respingendo ogni addebito e dichiarando di “non aver mai toccato le mie bambine” e di non averle “mai visto picchiarle da qualcuno”.
Al contrario, Iannuzzi ha preferito non rispondere alle domande del magistrato, limitandosi a dichiarare a verbale di essere profondamente scosso. La sua penalista, l'avvocata Maria Gioffré (che lo difende insieme al collega Cristian Urbini), ha motivato la scelta con la necessità di visionare integralmente i fascicoli accusatori, sollevando inoltre dubbi sulle responsabilità di terzi: “Nei giorni immediatamente precedenti la morte della bambina lei è stata anche con i nonni, è stata vista da altre persone. Nessuno ha detto o fatto niente”.
Il tema dell'indifferenza e della mancata protezione della piccola è un punto cardine dell'impianto accusatorio della Procura. I magistrati contestano una condotta omissiva generalizzata da parte dei parenti della vittima, sottolineando come l'agonia di Beatrice sia durata per circa 72 ore prima del decesso definitivo, un lasso di tempo considerevole durante il quale una tempestiva chiamata ai servizi d'emergenza avrebbe potuto scongiurare la tragedia.
Nelle relazioni si legge che “né la madre, né gli altri familiari, e in particolare i nonni materni facevano nulla per sottoporla ai dovuti e necessari soccorsi”, ignorando i palesi ematomi. Eppure, le due sorelline di Beatrice, rispettivamente di 9 e 7 anni, avevano tentato ripetutamente di segnalare la situazione di pericolo sia alla madre sia ai nonni, senza ricevere alcun ascolto. Il magistrato ha sottolineato l'assoluta affidabilità delle deposizioni delle due minori, descrivendo il loro come un “racconto logico, lineare, coerente e circostanziato” privo di “intenti ritorsivi” e confermato in modo oggettivo dai dati informatici. I contenuti estratti dagli smartphone dei protagonisti svelano la ferocia verbale e psicologica a cui erano sottoposte le bambine. Nei messaggi scambiati tra la primogenita e la coppia emergono insulti pesantissimi e minacce d'infanticidio.
Nelle intercettazioni telematiche, Iannuzzi si rivolgeva alla bambina di 9 anni commentando gli scatti della piccola Beatrice con espressioni agghiaccianti: “Madonna che bella foto. Mi..., mi sono spaventato nel vederla. Che faccia da c... che c'ha tua sorella. Non la lanci dalla finestra?”. In un altro testo dai toni durissimi, l'uomo imprecava scrivendo: “Sta pezza di m..., speriamo che si sveglia tra sei mesi”, aggiungendo insulti diretti alla stessa bambina di 9 anni come “Oh ma perché non ti trovi il fidanzato così non rompi più i c. la mattina e la sera” e “Vai a nanna scassa c...! Ora me la porto via la mamma, non torna più”.
Dal canto suo, anche la madre Emanuela Aiello rispondeva con insofferenza e freddezza alle richieste d'aiuto della figlia maggiore: “Forse se ti chiudo il telefono non hai capito che la mamma sta guidando, ok? Cosa deve guardare? Quanto sei bella? È normale chiamare 30 volte? Non ti mangia nessuno a casa, eh? Tanto non è che sei così bella che la mamma si emoziona”. E ancora, di fronte alle manifestazioni di ansia e malessere fisico della bambina, reagiva dicendo: “Ma scusa amore da quando sono arrivata a casa però non hai vomitato neanche una volta! Adesso vado via, e vomiti? Ma stiamo giocando qua? Mi volete veramente che vada fuori di testa!”.
Il profilo criminologico tracciato dagli inquirenti nei confronti di Emanuel Iannuzzi evidenzia tratti di spiccata pericolosità sociale. Gli atti giudiziari evidenziano come l'uomo abbia espresso “un'indole crudele, votata alla sopraffazione violenta del prossimo, dalla quale trae verosimilmente piacere, posto che, altrimenti, non appare spiegabile il parossismo con cui si è accanito contro la piccola Beatrice, al punto da cagionarle i terribili ematomi raffigurati nelle immagini in atti o da infilarle in bocca una sigaretta di hashish”.
Questa inclinazione alla violenza gratuita trova riscontro nei suoi precedenti penali: già gravato da reati in materia di porto abusivo d'armi, Iannuzzi era stato arrestato nel 2019 per aver ucciso un maialino con un violento colpo alla testa, filmando l'intera scena con il proprio cellulare per documentare e conservare il gesto, secondo lo stesso macabro schema ripetuto nell'orrore di Perinaldo.
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