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- Napoli - Giovedì 16 Luglio 2026
Campania, scoperta finta università online: vendeva lauree senza valore a 1500 euro all'anno
Il finto ateneo ha sfornato oltre 500 titoli fasulli in vent'anni, abusando anche del sigillo della Regione. Tra i destinatari di lauree honoris causa a loro insaputa c'è anche il comico Pippo Franco.
Una truffa accademica andata avanti per vent'anni, dal 2004 al 2024, capace di dispensare centinaia di titoli accademici privi di qualsiasi valore legale. La Procura di Napoli ha smantellato un ateneo fantasma privo di sede fisica e mai accreditato presso il Ministero dell'Università e della Ricerca, il quale aveva fatto scattare le prime verifiche con una segnalazione ufficiale.
L'organizzazione promuoveva sul web e attraverso i canali social — ora posti sotto sequestro insieme al portale internet dell'ente — finti corsi di laurea triennali e magistrali in Sociologia e Scienze Turistiche.
Per ottenere il titolo non servivano esami o frequenza, ma bastava il pagamento di una quota annuale di circa 1500 euro. In totale, gli inquirenti hanno quantificato in 459 i certificati di laurea ordinari rilasciati a pagamento, a cui si aggiungono 49 lauree honoris causa. Su tutti i documenti sequestrati nelle abitazioni dei principali promotori del sistema figurava il sigillo contraffatto della Regione Campania.
Per accrescere il proprio prestigio e fare pubblicità all'attività, l'organizzazione era solita conferire finti riconoscimenti accademici a personaggi noti del mondo dello spettacolo, del tutto estranei alla vicenda e ignari di essere finiti nei registri della falsa università. Tra questi figura il comico Pippo Franco (all'anagrafe Francesco Pippo), a cui era stata attribuita una laurea honoris causa in Scienze della comunicazione il 16 aprile del 2016 senza che l'artista ne sapesse nulla.
L'inchiesta della Procura partenopea vede attualmente iscritte nel registro degli indagati 37 persone. Tra queste, tre sono ritenute i promotori dell'associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al falso, mentre gli altri 34 soggetti sono i clienti che hanno beneficiato dei finti pezzi di carta.
Le accuse formulate dagli inquirenti variano a seconda delle posizioni e includono l'associazione a delinquere, la falsità materiale commessa da privato e la contraffazione di sigilli pubblici.
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