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- Roma - Lunedì 29 Giugno 2026
Caos in Medio Oriente: tregua armata a Hormuz, ma l'Iran smentisce il vertice con gli USA
In Libano il fronte sciita respinge l'intesa con Israele: Berri la definisce un "diktat" e Hezbollah minaccia la ritorsione.
La tensione geopolitica tra Stati Uniti e Iran tocca un nuovo picco drammatico nelle acque strategiche dello Stretto di Hormuz. Dopo i durissimi raid sferrati dai Pasdaran contro le basi militari statunitensi dislocate nei piccoli Paesi del Golfo, le vibranti richieste di un intervento internazionale sollevate dal Bahrein e le minacce di una pesante escalation militare evocate da Donald Trump, la crisi sembrava aver trovato uno sbocco diplomatico.
Secondo quanto riferito da un funzionario statunitense alla testata Axios, Washington e Teheran avrebbero infatti concordato una sospensione immediata degli attacchi reciproci, pianificando un incontro chiarificatore a Doha.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, tuttavia, si era detto pronto a sigillare nuovamente le rotte dello Stretto prima che si raggiungesse il fragile compromesso.
A poche ore dalle indiscrezioni americane, è però arrivata la secca e categorica smentita ufficiale da parte delle autorità di Teheran, che ha gettato forti ombre sull'effettiva tenuta del dialogo. Il Ministero degli Esteri iraniano ha negato qualsiasi incontro imminente tra le delegazioni tecniche per discutere l'attuazione dell'accordo di pace in Medio Oriente. "Non sono previsti incontri tecnici dei gruppi di lavoro per questa settimana", ha dichiarato il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, facendo riferimento alla settimana del calendario iraniano.
Lo stesso Gharibabadi ha comunque confermato su X che la macchina diplomatica della Repubblica Islamica si sta muovendo su binari paralleli nel Golfo, annunciando che a Muscat "si è tenuto il primo incontro del Comitato congiunto di Hormuz con Abdulaziz Al-Hinai, Ministro di Stato per gli Affari Esteri dell'Oman". Un vertice incentrato sulla gestione delle rotte marittime nel quadro del Memorandum d'intesa di Islamabad e dei diritti sovrani degli Stati costieri.
Il quadro regionale è ulteriormente esasperato dalle barricate politiche erette in Libano contro l'accordo quadro siglato a Washington, che mira a una "pace duratura" con Israele imponendo il disarmo delle milizie. Il presidente del Parlamento libanese Nabih Berri, storico alleato di Hezbollah alla guida del Movimento Amal, ha respinto frontalmente il documento: "Questo accordo non sarà adottato né attuato nella sua forma attuale", definendo l'intesa un "accordo basato su 'diktat', e non un accordo che tuteli i diritti del Libano".
Una netta chiusura che si sposa con i venti di guerra che spirano dal sud del Paese, dove Hezbollah ha accusato lo Stato ebraico di aver violato la tregua e ha formalizzato una dura nota di avvertimento: "Il nemico costituisce una flagrante violazione del cessate il fuoco a cui si era attenuto fino a quel momento, e sta monitorando e registrando tali violazioni, riservandosi il diritto di difendere la propria patria e il proprio popolo".
Sullo sfondo di questa crisi generalizzata, si innestano manovre geopolitiche incrociate che ridisegnano le alleanze globali. Israele ha sferrato una dura mossa diplomatica anti-Turchia riconoscendo ufficialmente il genocidio armeno, proprio mentre Washington valuta la fornitura dei caccia F-35 ad Ankara, provocando l'immediato contrattacco del presidente Recep Tayyip Erdoğan.
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