
- Prima Notizia 24
- Caserta - Lunedì 8 Giugno 2026
Caserta: minacce e intimidazioni per requisire l'abitazione di un ex pentito, 4 arresti della Dda
Nel mirino degli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia anche i tentativi di estorcere l'immobile ai parenti per destinarlo a un'occupazione abusiva. Contestati i reati con l'aggravante del metodo mafioso.
La violenza dei clan torna a farsi sentire in provincia di Caserta attraverso una brutale campagna di sottomissione mirata a colpire chi ha tagliato i ponti con il passato.
I Carabinieri della Compagnia di Maddaloni hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli dietro spinta dei magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di quattro persone.
Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo e in concorso tra loro, dei reati di violenza privata aggravata e continuata, nonché di detenzione e porto abusivo di armi da fuoco. Per tutte le fattispecie di reato contestate dalla Procura partenopea è stata riconosciuta l'aggravante del metodo mafioso.
L'attività investigativa, condotta sul campo in modo serrato dagli uomini del Nucleo Operativo di Marcianise tra i mesi di aprile e giugno del 2026, ha squarciato il velo su una spietata sequenza di aggressioni e ritorsioni.
L'azione dei militari — supportata da pedinamenti costanti, ispezioni dei filmati registrati dai circuiti di videosorveglianza pubblici e privati della zona e dalla raccolta di dettagliate testimonianze — ha permesso di ricostruire le incursioni armate compiute dal gruppo criminale direttamente all'interno delle mura domestiche della vittima, un ex collaboratore di giustizia.
Nel corso di una di queste spedizioni, l'uomo è stato selvaggiamente colpito al viso con il calcio di una pistola, un'azione violenta finalizzata a intimorire lui e i suoi cari, imponendo l'immediato sgombero e il definitivo abbandono della propria residenza per costringerli a scappare e a rifugiarsi in un'altra regione.
I tentativi di sopraffazione messi in atto dai quattro indagati non si sono fermati alla fuga dei residenti, ma si sono estesi anche alla cerchia dei congiunti rimasti sul territorio. I parenti dell'ex pentito sono stati infatti sottoposti a continue pressioni e minacce di ritorsioni fisiche, volte a obbligarli ad accettare una somma irrisoria e puramente simbolica di denaro in contanti.
Lo stratagemma economico, secondo i riscontri dei Carabinieri, serviva a mascherare il passaggio forzato dell'immobile, svuotato con la forza, per consentire l'insediamento abusivo e la successiva occupazione dello stabile da parte di altri soggetti legati ai circuiti malavitosi locali.
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