Ultim’ora

Cronaca

  • Prima Notizia 24
  • L'Aquila - Martedì 9 Giugno 2026

Caso famiglia nel bosco, depositata la perizia della Ctu: "Incapacità genitoriale" per Nathan e Catherine, ma si auspica il rientro dei figli

La consulente tecnica del Tribunale per i minorenni dell'Aquila riscontra nei tre bambini una maturità neuropsicologica inferiore alla norma e lacune sul fronte di istruzione e socializzazione. L'avvocato Pillon punta al ricongiungimento: "I genitori stanno già seguendo un percorso di supporto e hanno una nuova casa".

Condividi questo articolo

Il percorso per un eventuale e auspicato ricongiungimento della cosiddetta "famiglia del bosco" passa inevitabilmente dal superamento di precise e strutturali criticità educative e assistenziali.

Dopo oltre sei mesi di osservazioni cliniche, incontri ravvicinati e test mirati sui tre figli minorenni e sui loro genitori, la consulente tecnica d’ufficio incaricata dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha depositato una perizia integrativa di 50 pagine, che si aggiunge alla relazione principale di ben 200 pagine già presente agli atti del procedimento.

Il documento redatto dalla specialista mette nero su bianco valutazioni d'impatto sul nucleo familiare, attestando una chiara “immaturità neuropsicologica” da parte dei bambini — due gemelli di 6 anni e una bambina di 8 — e formulando un giudizio di “incapacità genitoriale” nei confronti del padre Nathan Trevallion e della madre Catherine Birmingham.

 I nodi centrali evidenziati dalla CTU riguardano severe carenze riscontrate nei piccoli sul piano dell'alfabetizzazione scolastica, della tutela della salute e dell'inserimento relazionale e sociale con i coetanei. Dalla perizia emerge l'assenza di finalità punitive o di pregiudizi ideologici verso le scelte esistenziali della coppia; l'indagine si è concentrata esclusivamente sulla misurazione oggettiva degli effetti che tale modello educativo isolato ha prodotto sull'evoluzione psicofisica della prole.

Nonostante i severi rilievi sul piano delle competenze dei genitori, la relazione peritale si conclude con l'auspicio che si creino nel minor tempo possibile le premesse per un ritorno dei figli all'interno delle mura domestiche, a patto che questo sia strettamente compatibile con la tutela del loro equilibrio e benessere.

La parola definitiva sul destino del nucleo familiare spetterà adesso al collegio dei magistrati aquilani, attesi a una pronuncia formale tra circa un mese. I giudici dovranno decidere se revocare, modificare o confermare l'ordinanza dello scorso novembre, il provvedimento d'urgenza con cui era stata provvisoriamente sospesa la responsabilità genitoriale della coppia, disponendo il contestuale allontanamento dei minori e il loro collocamento in una struttura protetta.

La difesa dei due genitori ha già depositato una controperizia di parte, criticando l'impianto metodologico e i criteri d'indagine adottati dalla consulente dell'ufficio giudiziario. Il legale dei genitori, l'avvocato Simone Pillon, ha analizzato gli ultimi sviluppi processuali intervenendo nel corso della trasmissione Cinque Minuti in onda su Rai1, sottolineando i punti di convergenza emersi dall'atto: “La Ctu ha espresso alcune valutazioni che noi non abbiamo condiviso e che contesteremo, abbiamo già contestato in parte con le repliche, però sono piacevolmente sorpreso dalla parola ‘precoce’ che mi trova molto d’accordo. Devo dire che in queste repliche per tre volte la Ctu racconta l’opportunità di questo rientro il prima possibile”.

Secondo il legale, le premesse che avevano spinto i servizi sociali e l'autorità giudiziaria a decretare la separazione coatta sarebbero ormai state superate dalle azioni concrete messe in atto dai suoi assistiti: “La Ctu individua un percorso che peraltro noi abbiamo già anticipato. I genitori stanno seguendo un percorso di sostegno alla genitorialità, hanno fatto il trasloco nella nuova casa messa a disposizione dal Comune e quindi sono venute a meno tutte le condizioni che avevano portato all’allontanamento”.

Pillon ha infine espresso una dura critica retrospettiva sulle modalità con cui è stata gestita la prima fase dell'emergenza familiare, stigmatizzando il ricorso immediato alla misura più drastica: “Credo che in questa vicenda sia mancato un bilanciamento tra la fatica e la sofferenza dei bambini nell’essere allontanati dalla casa rispetto alle criticità che erano state riscontrate. Fin dall’inizio, a nostro modo di vedere, dovevano essere privilegiate altre vie: sostegno alla genitorialità, accompagnamento, tutto quanto c’è di supporto senza andare a togliere i figli dalla famiglia”.

Il legale ha concluso il suo intervento televisivo guardando con ottimismo all'imminente udienza di merito e invocando una maggiore omogeneità formativa tra gli operatori del comparto minorile: “Questo è il nostro punto di vista, ma ora siamo ormai in corsia di sorpasso e le parole della Ctu, che auspica un precoce rientro a casa, a me piacciono moltissimo. Auspichiamo da tempo una formazione comune tra avvocati, giudici che si occupano di diritto di famiglia e assistenti sociali perché si possa finalmente parlare tutti la stessa lingua, cosa che oggi purtroppo manca”.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

iscriviti alla newsletter PN24

Ricevi aggiornamenti, notizie, direttamente sulla tua casella email iscrivendoti alla newsletter settimanale Prima Notizia 24.

Iscriviti