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  • Roma - Giovedì 4 Giugno 2026

Caso Minetti, il Quirinale: "Nessuna rivalutazione della grazia, non c'è stata inconsueta segretezza"

Il Quirinale ha difeso la prassi di riservatezza riguardo ai decreti di grazia, sottolineando che la mancata diffusione di comunicati è una norma per tutelare dati sensibili.

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Il caso relativo alla concessione della grazia a Nicole Minetti riceve una formale e definitiva puntualizzazione da parte dei vertici dello Stato. Attraverso una dettagliata nota ufficiale, la Presidenza della Repubblica ha comunicato la chiusura della vicenda istituzionale, confermando la piena validità del decreto firmato dal Capo dello Stato.

La decisione giunge dopo una serie di approfonditi riscontri promossi dal Colle e attuati dagli organi inquirenti per verificare la veridicità di alcune ricostruzioni giornalistiche che mettevano in dubbio la sussistenza dei presupposti per il beneficio.

Il documento diramato dagli uffici del Quirinale riassume l'esito dell'attività investigativa svolta d'intesa con i vari livelli giudiziari: “L'Autorità Giudiziaria competente - la Procura Generale presso la Corte d'Appello di Milano - ha condotto gli accertamenti, richiesti dalla Presidenza della Repubblica e sollecitati dal Ministero della Giustizia, sulla asserita infondatezza delle condizioni che hanno portato alla concessione della grazia alla signora Minetti.

La Procura Generale, su presunti fatti raffigurati in notizie di stampa, ha disposto accurate verifiche in ogni direzione necessaria, per il tramite degli organismi di polizia italiani e dell'Interpol, giungendo alla conclusione che essi non corrispondono al vero”.

Sulla scorta di queste risultanze, il Capo dello Stato ha ritenuto di non dover modificare la propria originaria determinazione, rinnovando la stima nei confronti degli inquirenti: “Il Presidente della Repubblica, che aveva chiesto pubblicamente al Ministero della Giustizia - che ringrazia per avervi sollecitamente provveduto - di far disporre nuovi accertamenti, ha preso atto con rispetto delle conclusioni della Procura Generale di Milano, in base alle quali non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato, ribadendo la propria fiducia nella Magistratura.

Si ricorda - per corretta e autentica informazione - che, da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il Presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia, senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia”.

Un secondo e rilevante passaggio della nota del Colle è dedicato alla smentita categoriale di presunte anomalie o anomalie procedurali riguardanti la presunta mancanza di trasparenza sui decreti firmati. Dal Quirinale è stato evidenziato come la mancata diffusione di note stampa specifiche risponda a un consolidato protocollo di riservatezza, volto a proteggere le delicate situazioni personali e familiari dei soggetti destinatari della clemenza: “Per opportuna informazione va aggiunto che, per il decreto di grazia in questione, il Quirinale non si è discostato dai comportamenti abituali, senza alcuna inconsueta segretezza: nella maggior parte dei casi di concessione di grazia non viene emesso comunicato da parte del Quirinale, in ragione della presenza di dati sensibili - malattie, vicende e relazioni familiari, coinvolgimento di bambini e altri aspetti delicati - che vanno doverosamente tenuti al riparo da forme di divulgação”.

A supporto di tale prassi, la struttura di comunicazione della Presidenza della Repubblica ha voluto fornire un quadro statistico preciso e inconfutabile riferito all'attività svolta nel corso dell'attuale settennato, dimostrando come il silenzio mediatico rappresenti la normalità amministrativa e non l'eccezione: “Per offrire un preciso elemento di valutazione, nel mandato presidenziale in corso da oltre quattro anni sono state concesse 42 grazie: per 12 di esse vi è stato un comunicato che le ha rese note, mentre non vi è stato comunicato per 30 casi perché questi coinvolgevano dati sensibili. La Presidenza della Repubblica osserva il rispetto del divieto della loro diffusione”.

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