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  • Roma - Mercoledì 29 Aprile 2026

Caso Minetti, la Procura di Milano acquisisce la sentenza di adozione in Uruguay: verifiche sulla grazia

La Pg milanese indaga sulla veridicità dei documenti presentati dalla difesa. Sisto difende l'iter: "Questione tecnica, no a scontri politici". Il Pd attacca: "Serve chiarezza sull'opacità del Ministero".

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La Procura generale di Milano ha avviato le procedure per acquisire la sentenza di adozione del figlio di Nicole Minetti, emessa dal Tribunale di Maldonado in Uruguay.

L'iniziativa mira a “verificare la veridicità del provvedimento allegato dalla difesa di Minetti alla richiesta di grazia” presidenziale, già concessa da Sergio Mattarella dopo i pareri favorevoli del Ministero della Giustizia e del sostituto pg Gaetano Brusa.

Gli accertamenti intendono accertare la regolarità di una procedura legata alle condanne definitive dell'ex consigliera regionale (1 anno e un mese per peculato in 'Rimborsopoli' e 2 anni e 10 mesi nel processo 'Ruby bis'). Al momento, Nicole Minetti risulta incensurata all’estero e non sono emerse indagini a suo carico in Uruguay.

Tuttavia, la Procura milanese, guidata da Francesca Nanni, estenderà le verifiche alla “supposta presenza in Spagna per delle feste” e ad altri elementi sollevati da un'inchiesta del Fatto Quotidiano, inclusa la gestione della villa-ranch a La Barra di proprietà del compagno Giuseppe Cipriani.

Sulla vicenda è intervenuto a Sky Tg 24 il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, che ha stigmatizzato le reazioni delle opposizioni: “Sulla vicenda Minetti, colpisce il tentativo di trasformare una questione tecnico-amministrativa in uno scontro politico. Il procedimento di concessione della grazia non è un atto del governo né una decisione discrezionale dell’esecutivo, ma un percorso istituzionale che coinvolge organi distinti e autonomi. Ogni passaggio è stato rispettato. Eventuali elementi sopravvenuti potranno essere oggetto di ulteriori valutazioni, ma non è consentito attribuire responsabilità a chi ha operato nel rispetto delle norme vigenti. Parlare di responsabilità politiche significa forzare la realtà dei fatti e alimentare polemiche prive di fondamento. La correttezza procedurale è il primo presidio di garanzia per tutti. Il resto è solo strumentalizzazione”.

Di segno opposto la posizione del Partito Democratico. Il capogruppo al Senato, Francesco Boccia, chiede che il Guardasigilli riferisca in Aula: “Sulla vicenda che vede coinvolta Nicole Minetti chiediamo solo chiarezza, chiediamo trasparenza, chiediamo rispetto del Parlamento e del Paese. Oggi questa chiarezza non c’è e ciò che vediamo è un’opacità strisciante che non aiuta i cittadini a comprendere come vengono assunte decisioni così rilevanti.

Di fronte a vicende delicate sarebbe necessario un passaggio limpido. Giorgia Meloni mandi Nordio in Parlamento: serve un’informativa puntuale del ministro Nordio, la ricostruzione dell’istruttoria, l’indicazione degli uffici coinvolti e degli eventuali margini di errore. Questo è ciò che chiediamo: trasparenza nei processi decisionali e responsabilità istituzionale”.

Boccia ha poi precisato la natura della critica: “Voglio essere chiaro: nessuno attribuisce responsabilità senza elementi. Nessuno nell’opposizione e men che meno nel Pd ha dato responsabilità precise a qualcuno. Noi abbiamo piena fiducia nel Presidente della Repubblica, e il Presidente della Repubblica ha chiesto chiarimenti. E li ha chiesti al ministro Nordio.

Il punto politico è che questa opacità strisciante non coincide necessariamente con malaffare, ma con un’idea distorta delle istituzioni. Noi siamo per istituzioni trasparenti, aperte e rispettose della loro funzione democratica. È su questo terreno che chiediamo un cambio netto di passo”.

Il senatore ha concluso ribadendo il ruolo della Presidenza: “Il Quirinale non è mai stato un passacarte. Il Quirinale è l’arbitro, è il vigile, è il garante dell’unità costituzionale. È il garante stesso della Costituzione. Ognuno può scegliere di fare polemica oppure no. A me interessa che ci sia trasparenza nei confronti del paese ed è la trasparenza che noi non vediamo mai nell’atteggiamento di questo governo. E in questi mesi in quel ministero ci sono stati diversi casi di mancata trasparenza: non c’è stata trasparenza sul caso Almasri, non c’è stata trasparenza nelle relazioni parlamentari rispetto alla riforma costituzionale poi bocciata dal referendum. Le vicende Bartolozzi e Delmastro sono esplose perché non c’è stata trasparenza. È un’opacità strisciante”.

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