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- Roma - Giovedì 4 Giugno 2026
Centrosinistra, Pina Picierno: "Lascio il Pd, la casa dei riformisti non c'è più"
La vicepresidente dell'Eurocamera annuncia la sua adesione al Partito Democratico Europeo, criticando la deriva radicale del Pd e auspicando la creazione di un nuovo soggetto politico che unisca le diverse anime riformiste. La sua scelta ha suscitato reazioni contrastanti, evidenziando le tensioni interne al partito e la necessità di un rinnovato impegno per l'unità e il pluralismo.
Un forte scossone politico ridisegna gli equilibri interni del centrosinistra italiano e modifica la rappresentanza della delegazione nazionale a Bruxelles: la vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno, ha ufficializzato la propria decisione di rassegnare le dimissioni dal Partito Democratico.
Le indiscrezioni parlamentari trapelate dai corridoi delle istituzioni comunitarie hanno trovato immediata conferma: l'esponente politica ha scelto di aderire al Partito Democratico Europeo, la formazione transnazionale guidata dal segretario Sandro Gozi, compiendo il conseguente passaggio operativo all'interno del gruppo centrista e liberale di Renew Europe.
I motivi del distacco dal partito che ha contribuito a fondare sono stati argomentati in modo dettagliato dalla stessa eurodeputata in un'ampia intervista rilasciata al direttore del quotidiano Il Foglio, Claudio Cerasa. Picierno ha espresso il proprio dissenso nei confronti dell'attuale corso impresso dalla segreteria nazionale, rivendicando la necessità di una scelta di coerenza: “Di dubbi ne ho avuti moltissimi, mi sono più che lacerata, ma credo che per rispetto alla mia dignità politica e personale sia arrivato il momento di lasciare il Pd di Elly Schlein che è divenuto un posto diverso da quello che abbiamo fondato e perché ho sempre chiesto alla politica la forza e il coraggio di fare in coscienza le scelte più giuste. Ora tocca a me avere coraggio”.
Il nucleo della critica mossa dalla vicepresidente Ue investe lo smarrimento della vocazione pluralista e riformatrice delle origini, a suo dire sacrificata sull'altare di un radicalismo senza dibattito interno: “Dopo gli anni della Margherita abbiamo provato a unire le migliori tradizioni democratiche del paese, a conciliare la giustizia sociale con la libertà individuale, ad avvicinare e tenere insieme le aspirazioni socialiste e liberali. Questo era e sarebbe dovuto essere il Pd. Ma ha subìto uno snaturamento avvenuto per scivolamenti inesorabili, senza nemmeno una reale discussione, senza nemmeno il privilegio di poterne discutere in un congresso, come ho più volte chiesto”, rimarcando poi con fermezza la propria traiettoria ideale: “Il Pd che abbiamo voluto al Lingotto non esiste più ed è necessario prenderne atto, ma le ragioni per cui è nato esistono ancora. Resto democratica, non torno indietro”.
Lo sguardo di Picierno si volge ora alla costruzione di un'alternativa politica che possa intercettare il forte astensionismo e la dispersione delle componenti moderate, proponendo una sintesi capace di superare le attuali gabbie delle alleanze: “Credo che ci sia bisogno di ridare dignità e prospettiva unitaria a milioni di elettori che in questi anni hanno progressivamente abbandonato il Partito democratico scegliendo altre proposte a destra o a sinistra o rimanendo a casa. Questa diaspora va ricomposta fuori dalle alchimie di coalizione e dalla riduzione in tende e cespugli, di vecchie e nuove formule.
Serve un riformismo coerente e popolare, in grado di entusiasmare e di far scattare quella scintilla di costruire con fiducia il cambiamento. Credo che ci possa e ci debba essere un impegno comune per fare nascere, tenendo insieme le differenze e le storie, un nuovo soggetto politico largo, che tenga insieme, che nasca per unire esperienze e personalità politiche diverse. Mi metto al servizio di questa idea e di questo progetto”.
L'annuncio ha innescato un fitto scambio di commenti tra le diverse segreterie. Ad accogliere con entusiasmo la nuova alleata è stato lo stesso Sandro Gozi, il quale ha rimarcato come Picierno abbia squarciato il velo sulle contraddizioni della sinistra italiana di fronte alle crisi internazionali e al conflitto in Ucraina, dichiarando che la vicepresidente “ha avuto il merito di affermare una verità che molti vedono e pochi hanno il coraggio di dire. Non si può essere europeisti a giorni alterni, atlantisti a convenienza o riformisti solo a parole. Abbiamo il dovere costruire una grande força europea di governo, che unisca riformisti, liberali, democratici ed ecologisti pragmatici, per rispondere in modo credibile alle sfide del nostro tempo”.
Il segretario del Pde ha poi aggiunto un monito sulla necessità di una netta chiarezza geopolitica: “La guerra in Ucraina, la minaccia delle autocrazie e la competizione globale non aspettano che la sinistra italiana risolva i suoi conflitti identitari: impongono scelte chiare. Oggi la vera divisione non è tra destra e sinistra, ma tra chi vuole un’Europa davvero potenza, capace di decidere e di agire, e chi continua a inseguire populismi, ambiguità e vecchi riflessi ideologici. Perché l’alternativa è semplice: o l’Europa diventa protagonista del proprio destino, oppure saranno altri a decidere per noi”.
Sulla stessa linea d'onda si è espresso il leader di Azione, Carlo Calenda, che tramite i propri canali social ha lodato la fermezza etica dell'eurodeputata sulle questioni di politica estera, scrivendo che “Pina Picierno ha avuto il coraggio di lasciare il Pd per non rinunciare ai propri valori. In questo momento della storia l’europeismo non può essere un tratto retorico così come la politica estera - Ucraina in primis - non può essere oggetto di negoziati con i populisti filorussi. Spero che potremo lavorare insieme per costruire un’alternativa europeista, liberale e riformatrice al bipopulismo”.
Un'apertura formale alla collaborazione è giunta anche dal segretario del Partito Liberaldemocratico, Luigi Marattin, che ha evidenziato le sintonie programmatiche: “Ci siamo passati in tanti. Tanta stima per Pina Picierno, persona coraggiosa e con le idee giuste (e il coraggio necessario). Se vorrà rimanere nell’alveo del centrosinistra, tanti auguri sinceri e buona fortuna. Se invece vorrà costruire al di fuori delle due coalizioni, la disponibilità mia e del Partito Liberaldemocratico a costruire insieme, senza egocentrismi e senza imporre leadership a priori”.
Di segno opposto, improntato al rammarico ma anche alla preoccupazione per la tenuta del pluralismo interno al Nazareno, è il commento arrivato dall'area riformista dello stesso Partito Democratico. Il deputato e presidente del Copasir, Lorenzo Guerini, ha espresso profonda tristezza per l'addio della collega, lanciando al contempo un preciso avvertimento ai vertici del partito: “Mi spiace molto che Pina Picierno abbia deciso di lasciare il Pd. Abbiamo fatto tante battaglie insieme e ne ho sempre apprezzato determinazione e coraggio. Anche quando, come in questo passaggio, avevamo una visione diversa. Le auguro davvero il meglio. Spero che la sua uscita sia valutata con attenzione e con rispetto. Il valore del pluralismo del Pd credo sia uno delle sue fondamenta, se si impoverisce ne risente in negativo tutto il partito. Mi auguro che lo si abbia tutti presente”.
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