
- Prima Notizia 24
- Napoli - Lunedì 8 Giugno 2026
Cinema, caso David di Donatello, Massimo Ghini replica: "Serve una svolta politica e il sostegno dello Stato"
Massimo Ghini, al Festival di Pompei, chiarisce le sue recenti dichiarazioni sul David di Donatello, esprimendo preoccupazione per il cinema italiano e chiedendo un sostegno governativo per le arti.
Le recenti frizioni medatiche nate attorno al principale riconoscimento cinematografico italiano si arricchiscono di un nuovo e ironico capitolo, che l'esperto interprete ha voluto sfruttare per aprire una riflessione più ampia sulla tutela delle arti nel nostro Paese.
A margine della sua partecipazione al Festival Internazionale del Cinema di Pompei, dove è stato invitato per ritirare un tributo alla sua lunga carriera, Massimo Ghini ha risposto pubblicamente ai commenti scaturiti dopo alcune sue affermazioni televisive rilasciate all'interno del programma “Ciao Maschio”.
In quella circostanza, Ghini aveva pronunciato una frase rimbalzata rapidamente sugli organi di stampa: “Se me lo danno ora, lo uso per fermare la porta”.
L'attore ha voluto disinnescare sul nascere ogni intento polemico o lesivo nei confronti dell'accademia cinematografica, rivendicando la natura puramente goliardica della sua risposta: “Le mie ultime dichiarazioni sul Davide Donatello? La mia era una battuta per la domanda che mi era stata fatta, ma questo non è stato capito, non so da parte di chi, perché poi non capisco chi è che si è sconvolto per questa cosa, non ho né offeso la Chiesa né tantomeno la Costituzione o la pubblica autorità, ribadisco il concetto che questa sera vengo a prendere un altro premio che forse mi potrebbe aiutare insieme al David Donatello, perché ho due terrazze a casa, così con uno fermo le finestre di una e con quello di stasera, se è pesante, fermo quell’altra”.
L'occasione è servita al volto del cinema e del teatro italiano per chiarire il suo reale pensiero sul valore intrinseco delle statuette rispetto alla reale salute delle produzioni nazionali. Ghini ha voluto sottolineare come il suo punto di vista non sia dettato da risentimento personale, quanto da una profonda preoccupazione per il destino dell'intero settore dello spettacolo: “Questo vuole essere un modo di giocare, di scherzare sui premi, perché io nella vita ne ho vinti talmente tanti, veramente talmente tanti, che non so più dove metterli, lo dico perché sennò sembra che faccia la polemica…, mi hanno riempito di premi e ne sono molto soddisfatto, orgoglioso, però oggi se metto la mia esperienza, la quantità di premi presi, per come sta il cinema italiano, li guardo con un atteggiamento quasi di commiserazione”.
Nelle battute conclusive del suo intervento nella cittadina vesuviana, l'interprete ha tracciato una vera e propria esortazione rivolta ai vertici governativi, richiedendo un cambio di passo strutturale per evitare l'impoverimento del tessuto artistico del Paese: “credo che quello di cui noi abbiamo bisogno è di una svolta politica da questo punto di vista, che ritorni a capire e a far capire ai politici e alla gente che il patrimonio che noi abbiamo e che rappresentiamo è un patrimonio artistico, che vale per la danza, che vale per la musica, che vale per il cinema, che vale per tutto quello che è la rappresentazione artistica e se si vuole far parte di una società civile, come tale bisogna che dietro le spalle dell’arte e della cultura di questo valore immenso ci sia il sostegno da parte dello Stato”.
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