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- Roma - Martedì 28 Luglio 2026
Clima, Legambiente: "Coste e spiagge a rischio, Sud flagellato dal 2010"
Dal 2010 al 2026 quasi la metà dei comuni costieri colpita da oltre mille eventi meteo estremi. L'associazione chiede un piano d'azione nazionale e linee guida sulle concessioni.
Non solo temperature record: i litorali italiani sono sempre più minacciati dalla crisi climatica, dall'erosione e dagli eventi meteo estremi. È l'allarme lanciato dall'ultimo report di Legambiente "Spiagge. Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane", realizzato insieme all'Osservatorio Città Clima.
I dati evidenziano un trend in costante aumento: negli ultimi 16 anni, dal 2010 al 2026, ben 308 località costiere (pari al 48% del totale dei comuni del litorale) sono state colpite da 1.073 eventi meteo estremi. Un incremento netto rispetto al passato, quando i comuni colpiti si attestavano al 45,4% nel 2025 (1.028 eventi), al 41,2% nel 2024 (885) e al 37,3% nel 2023 (780).
A colpire le coste con maggiore frequenza sono stati gli allagamenti da piogge intense (404), le trombe d'aria (286) e le mareggiate (107). Preoccupa in particolare il quinquennio 2022-2026, che ha visto le mareggiate crescere del +550% e le raffiche di vento del +80%.
Il Mezzogiorno figura come l'area più colpita del Paese: in testa alla classifica regionale si piazzano Sicilia (232 eventi), Puglia (136) e Calabria (104), seguite da Liguria (99), Campania (88) e Lazio (69). Tra le singole città, il numero maggiore di eventi si registra a Genova (50), davanti a Bari (44), Palermo (38), Agrigento (35) e Napoli (27). Al dodicesimo posto figura il litorale romano con Ostia (12 eventi) e al quattordicesimo Cesenatico.
Secondo i dati Ispra richiamati da Legambiente, negli ultimi cinquant'anni sono spariti oltre 40 milioni di metri quadrati di spiagge italiane. Per questo l'associazione denuncia la mancanza di un piano nazionale di adattamento specifico per le coste e chiede al Governo una legge contro il consumo di suolo, interventi di rinaturalizzazione (come la ricostruzione di dune e zone umide, sfruttando la posidonia come alleato naturale contro l'erosione) e il rispetto della fruizione gratuita e della legalità dei lidi, prendendo a modello Paesi europei come Spagna, Inghilterra e Belgio.
"I dati che abbiamo raccolto nel nostro nuovo report Spiagge - dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente - dimostrano l'urgenza e l'importanza di attuare piani di adattamento e strumenti di governance che riducano il rischio per le persone, le abitazioni e le infrastrutture, e che permettano di programmare interventi volti al miglioramento della gestione dei territori".
Infine, l'associazione interviene sul nodo delle concessioni balneari e sulla direttiva Bolkestein. Legambiente chiede "un lavoro di qualità sui progetti e al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di accelerare nella definizione delle Linee Guida per le gare di affidamento delle concessioni balneari, fondamentali per stabilire parametri di sostenibilità e non solo. Ad oggi il Governo ha risposto cercando la strada più semplice - conclude la ong - ossia estendendo la validità delle concessioni esistenti al 30 settembre 2027, con i Comuni obbligati ad avviare procedure di gara entro il 20 giugno 2027".
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