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- Roma - Giovedì 6 Agosto 2026
Commissione Covid, Conte: "Depositato alla Procura di Roma verbale su possibili mascherine contraffatte da 100 mln"
L'ex premier difende la gestione dell'emergenza sanitaria, attacca la maggioranza per l'esclusione delle Regioni dai lavori d'inchiesta e rivela la consegna di un documento anonimo ai magistrati di Roma.
Prosegue l'articolata audizione del leader del M5s Giuseppe Conte dinanzi alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid-19.
L'ex Presidente del Consiglio, dopo aver rinnovato la piena disponibilità a chiarire ogni aspetto del proprio operato, ha annunciato un importante passo formale compiuto nei giorni scorsi presso gli uffici giudiziari della Capitale: “Devo depositare in Commissione un documento che mi è pervenuto in forma anonima, l’ho esaminato e ho ritenuto che fosse degno di essere segnalato alla Procura di Roma a cui l’ho consegnato lunedì: è redatto il 14 aprile 2022, a me è arrivato con i nomi oscurati ma ci sono tutte le qualifiche, consta di dieci pagine e si tratta di un verbale sulla consegna delle mascherine effettuata dalla società JC Electronics Italia SRL”.
Focalizzando l'attenzione sui contenuti dell'atto, Conte ha spiegato che “leggendo questo verbale, emergerebbe che tutti questi colli in quel momento depositati presso un deposito sarebbero mascherine che non hanno efficacia filtrante e avrebbero nel documento di accompagnamento una rappresentazione contraffatta”.
Un passaggio su cui ha sollecitato verifiche immediate: “Ho segnalato alla Procura perché c’è la possibilità che siano stati transati a una società privata 100 milioni dello Stato, che è una cifra ragguardevole. Ci sarebbe la possibilità – tutta da accertare – di valutare se sono stati pagati questi 100 milioni per mascherine che non erano corrispondenti a quelle che erano le caratteristiche dichiarate. Confido che l’ordine di pagamento non sia stato ancora eseguito, facciamo questi approfondimenti nell’interesse pubblico”.
Nel corso dell'intervento, il presidente del M5s ha rivendicato i risultati economici ed etici raggiunti dal suo esecutivo durante la fase più acuta della crisi: “Giuro di dire la verità sul mio onore che per me viene prima di tutto. Questo significa rispetto verso me stesso e anche verso tutte le persone che hanno perso la vita a causa della pandemia, verso gli operatori sanitari in trincea, rispetto per le famiglie delle vittime e per tutti i funzionari pubblici preposti ai servizi essenziali a cui lo Stato che in quel momento rappresentavo ha chiesto un servizio enorme”.
Conte ha riaffermato l'impatto dei provvedimenti presi: “Nel solo 2020 abbiamo salvato 330mila posti di lavoro grazie al blocco dei licenziamenti, che noi in Italia abbiamo avuto il coraggio di fare a differenza di altri paesi”, aggiungendo che “l’Istat ci dice che abbiamo salvato un milione di persone dalla condizione di povertà assoluta: con uno sforzo collettivo immane siamo riusciti a portare in Italia un tesoro mai visto, da 209 miliardi, che poi sono diventati molti di più con i fondi aggiuntivi”.
Non sono mancate stoccate all'impianto politico dell'organismo parlamentare e alle forze di governo. Ribadendo che la commissione è stata “concepita come un plotone di esecuzione nei miei confronti” e come “una gabbia di protezione verso gli amministratori locali dei loro partiti”, l'ex premier ha censurato l'impostazione dell'indagine: “La maggioranza ha irresponsabilmente escluso dal perimetro di indagine di questa commissione le Regioni, che hanno la responsabilità giuridica, economica e sociale di gestire la sanità: io mi sottoporrò a tutte le domande del caso, ma non entrerò nel merito di ciò che riguarda le amministrazioni regionali”.
Conte ha inoltre stigmatizzato le polemiche dell'epoca e le accuse dell'attuale centrodestra: “Durante la pandemia Meloni andava nelle trasmissioni televisive a darmi del criminale, ma ad oggi non so quale sia stato il suo contributo: qualche settimana fa si è detta interessata a comprendere quale utilizzo sia stato fatto delle risorse pubbliche. Per quel che riguarda me non troverete mai nulla di illecito, ho svolto il mio compito con disciplina e onore”.
Respingendo le critiche sullo stato di emergenza, ha ricordato: “Sullo stato di emergenza ricordo un grandissimo scontro in parlamento, con Meloni particolarmente coinvolta sul tema: la proroga venne indicata come la volontà di instaurare una dittatura, cosa assolutamente non vera. Si trattava di un provvedimento necessario, non liberticida”.
Nel descrivere la complessità di quella stagione, il leader del Movimento 5 Stelle ha rimarcato che “il protocollo di azione contro il Covid ce lo siamo dovuti costruire da soli, sapendo di essere davanti a un fenomeno senza precedenti” e che “sarebbe stato fuorviante ipotizzare che il mancato contenimento del contagio potesse conciliarsi con uno svolgimento a pieno regime delle attività produttive e dei servizi”.
Un ricordo rispettoso è andato infine a Silvio Berlusconi per il dialogo mantenuto durante l'emergenza: “Berlusconi aveva una visione politica opposta alla mia, ma non ho difficoltà ad ammettere che quando ci siamo confrontati telefonicamente durante la pandemia si lasciava aggiornare e aveva come priorità la salvaguardia del paese: altri hanno dimostrato di avere, anche durante il Covid, una visione degli avversari politici come nemici da abbattere”.
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