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- Roma - Mercoledì 5 Agosto 2026
Copasir: aumenta la minaccia filo-jihadista, allarme "islamonauti" cresciuti in Italia
Inviata al Parlamento la relazione del Comitato di controllo sulle attività dei servizi segreti. Nel mirino i circuiti estremisti online e i rischi legati all'escalation in Medio Oriente.
Cresce il livello di allerta sulle posizioni di matrice radicale sul territorio europeo e nazionale. "È stato evidenziato, inoltre, un complessivo innalzamento della minaccia legata all’estremismo islamico in Europa e, in particolare, a un attivismo filo-jihadista, registratosi dopo l’attacco condotto da Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023", si legge in un passaggio chiave della relazione redatta dal Copasir e trasmessa nella giornata odierna alle Camere.
Il quadro analitico ricostruito dall'organismo di controllo parlamentare si fonda sulle informazioni fornite nel corso di tre distinte audizioni dal direttore dell’Aisi, Bruno Valensise, durante le quali "sono stati illustrati i principali profili di minaccia interna, con particolare riferimento a quelli legati all’estremismo e al terrorismo, nonché le attività di prevenzione e contrasto svolte dall’intelligence".
Dalla disamina dei servizi di informazione emerge con forza la pericolosità dell'estremismo veicolato attraverso le piattaforme informatiche: "è emerso, inoltre, come si tratti, nella maggior parte dei casi, di integralisti islamici attivi sul web, cosiddetti ‘islamonauti’, appartenenti alla ‘generazione Z’, di origine straniera, seppur nati e cresciuti anche in Italia, di recente trasferitisi in altri Stati europei. Inoltre, diffusi sentimenti di odio antisionista, antiamericano e antioccidentale".
Le attività di monitoraggio e prevenzione accendono i riflettori sui rischi di radicalizzazione spontanea e di arruolamento: "Diffusi sentimenti di odio antisionista, antiamericano e antioccidentale emergono in circuiti estremisti online frequentati anche da italiani, con alcuni utenti che manifestano interesse all’autoaddestramento e talora anche disponibilità a trasferirsi in zone di Jihad, se non ad attivarsi sul territorio nazionale".
A complicare il contesto complessivo intervengono anche gli sviluppi dei conflitti internazionali. Nella relazione, infatti, "l’attenzione è stata rivolta all’allargamento della crisi in Medio Oriente al Libano e all’Iran, che ha contribuito anche a riportare in primo piano la cosiddetta minaccia sciita, promanante da organizzazioni e individui direttamente o indirettamente collegati alla teocrazia iraniana".
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