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  • Roma - Martedì 9 Giugno 2026

Cpi: il procuratore capo Khan sospeso dopo le accuse di abusi sessuali

L'organo direttivo dell'Aia formalizza il provvedimento dopo il voto a maggioranza qualificata dei ventuno Stati membri del comitato esecutivo. Il fascicolo disciplinare passa ora al vaglio di una sessione speciale, mentre la dirigenza del tribunale precisa: "La decisione non anticipa l'esito finale del procedimento".

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Una tempesta giudiziaria e istituzionale travolge i vertici della Corte penale internazionale dell'Aia. Il procuratore capo dell'organismo giudiziario transnazionale, Karim Khan, è stato ufficialmente sospeso dalle proprie funzioni a conclusione dell'iter disciplinare interno promosso in seguito alle accuse di molestie e abusi sessuali mosse nei suoi confronti. La notizia della sanzione amministrativa è stata rilanciata nella serata di lunedì dalle principali testate giornalistiche mondiali, tra le quali il quotidiano britannico The Guardian.

L'atto di estromissione temporanea è stato formalizzato dall'assemblea di vertice della Cpi. La determinazione è giunta dopo che il comitato esecutivo della Corte ha espresso il proprio parere favorevole al rinvio della documentazione e dell'intero incartamento a una sessione speciale straordinaria formata dai rappresentanti dei vari Paesi firmatari dello Statuto istitutivo, ai quali spetterà il compito di esaminare la condotta del magistrato e assumerne una decisione definitiva sul futuro professionale.

Stando ai contenuti di un rapporto riservato consultato direttamente dai cronisti del Guardian, l'organismo collegiale — composto dai delegati di 21 nazioni — si è pronunciato a maggioranza qualificata, ravvisando a carico del procuratore gravi violazioni dei codici di condotta e illeciti professionali pesanti in relazione ai fatti denunciati.

Attraverso una nota ufficiale, i vertici amministrativi del tribunale internazionale hanno comunque voluto gettare acqua sul fuoco, specificando che l'allontanamento cautelare di Khan rappresenta un atto dovuto e non costituisce in alcun modo un'anticipazione o un giudizio di colpevolezza definitivo sul merito delle accuse.

Dal canto suo, lo stesso magistrato britannico aveva già provveduto nei giorni scorsi ad autosospendersi provvisoriamente dalle funzioni di coordinamento della sezione inquirente, la struttura deputata alle indagini e ai mandati di cattura contro i responsabili di crimini di guerra e atrocità internazionali.

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