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- Melbourne - Giovedì 15 Ottobre 2026, 23:15
Dalla Rai a Melbourne, Marco Patovino: così Il Globo tiene uniti Italia e Australia
Marco Patovino celebra dieci anni a Melbourne, raccontando la crescita de Il Globo e l'importanza della comunità italo-australiana.
di Lara Pisoni da Melbourne
Dalla redazione Rai alla direzione del principale gruppo editoriale in lingua italiana in Australia: Marco Patovino racconta il suo percorso decennale a Melbourne, la storia e le sfide de Il Globo, la vitalità della comunità italo-australiana e le enormi potenzialità geopolitiche ed economiche sull'asse Roma-Canberra.
Quest’anno segna un traguardo importante: dieci anni in Australia. Com’è iniziata questa avventura e cosa ti ha spinto a lasciare l'Italia e la Rai?
«Sono in Australia da 10 anni, questo è il mio decimo anno. Vengo dalla Rai, dove ho lavorato per circa 15 anni prima di cambiare completamente vita e fare un salto nel buio. Sono venuto qui perché mia moglie è nata in Australia da una famiglia italiana; quando ci siamo sposati abbiamo deciso di venire a vivere qui. Poco dopo un anno dal nostro arrivo ho iniziato a lavorare a Il Globo e oggi questi 10 anni sono volati. Sono cresciuto in questa realtà, mi hanno dato fiducia e l’onore e l’onere di dirigere questa testata».
Come si articola oggi l’offerta editoriale del gruppo Il Globo e chi ne compone la squadra?
«Come direttore editoriale seguo tutta l’offerta editoriale del gruppo, che oggi si articola in un giornale stampato in tutta l’Australia il lunedì e il giovedì, con redazioni a Melbourne, Sydney e nelle principali capitali australiane. I giornalisti sono tutti italiani o di origine italiana con storie simili alla mia. Per quanto riguarda la radio abbiamo Rete Italia, disponibile in tutto il territorio, via app e streaming. Da ormai quattro anni abbiamo lanciato anche la piattaforma televisiva in streaming Il Globo TV, che distribuisce mediante accordi con Rai, Mediaset, La7 e altre emittenti regionali contenuti live in tutto il mondo».
Quali sono le radici storiche de Il Globo e quale funzione ha svolto per la comunità italiana fin dalla sua fondazione?
«Il Globo nasce nel 1959 a Melbourne da una grande intuizione del nostro fondatore Ubaldo La Rubina, calabrese con una storia di vita romana, insieme a un giornalista trasferitosi da Roma a metà degli anni '50. Dopo la Seconda Guerra Mondiale c’è stata una grande ondata migratoria dall’Italia verso l’Australia, un’emigrazione solida di blocchi regionali o di piccoli comuni che si andavano spopolando in Italia e ripopolando qui. Questa comunità sentiva il bisogno di continuare a essere informata su ciò che succedeva in Italia e di sentirsi compatta nella propria identità. Da qui l’idea di un giornale mainstream che raccontasse l'attualità italiana, l'economia, la politica, lo sport (con grande spazio a Serie A, Serie B e sport locali) e le storie della comunità».
Come si caratterizza la comunità italo-australiana oggi rispetto ad altre realtà della diaspora italiana nel mondo?
«La comunità è ancora molto viva e attentissima a quello che succede in Italia perché, a differenza di altre comunità nel mondo, ha una storia d'immigrazione concentrata nella seconda metà del '900 ed è ancora molto legata alla lingua italiana: legge in italiano, ascolta la radio e guarda la TV in italiano. Abbiamo anche redazioni in Argentina e Uruguay dove la differenza linguistica è molto più ampia, tant'è che la versione locale di ilglobo.com è in spagnolo. Sul nostro sito australiano c'è una sezione in lingua inglese dedicata alle seconde e terze generazioni di italo-australiani che, per integrazione ed essere nati qui, sono prevalentemente anglofoni».
Qual è la linea editoriale e l'orientamento politico de Il Globo?
«Come gruppo ci rivolgiamo alla comunità italiana e cerchiamo di dare, nella maniera più equilibrata e seria possibile, tutta l’informazione su ciò che succede in Italia e nel mondo. Non siamo un giornale con un’agenda politica, siamo indipendenti. Io e il direttore responsabile esprimiamo le nostre visioni personali soprattutto sulla politica australiana quando scriviamo i nostri articoli di opinione, ma non siamo portatori di alcuna esigenza particolare. Siamo liberi e indipendenti nel raccontare in maniera rispettosa quello che succede nella comunità a tutti i livelli».
In Italia si parla poco di Australia. Perché esiste questo distacco e quali opportunità economiche o geopolitiche si rischia di perdere?
«Si parla poco di Australia perché è un luogo lontano non solo geograficamente, ma purtroppo anche politicamente dalla realtà italiana ed europea. Tuttavia, l'accordo di libero scambio (Free Trade Agreement) tra UE e Australia apre scenari importanti su cui l'Italia dovrebbe aprire gli occhi: terre rare, minerali critici e grandi giacimenti rendono l'Australia un interlocutore fondamentale per il manifatturiero italiano. In Australia, inoltre, l'ultimo censimento conta 2 milioni di persone di origine italiana, molti con un alto potere d'acquisto, che alimentano un forte turismo verso l'Italia. Ridurre le distanze e aumentare la sensibilità politica verso l'Australia porterebbe grandi benefici reciproci».
Qual è la situazione attuale sul fronte lavorativo e dell'immigrazione per gli italiani che vogliono trasferirsi oggi in Australia?
«Il tenore di vita e il rapporto tra stipendi e costo della vita in Australia rimangono molto allettanti. Il lavoro c'è e c'è tantissima richiesta di manodopera in settori chiave come l'insegnamento, la sanità e l'assistenza agli anziani. Venire in Australia è semplice grazie a procedure d'ingresso e piattaforme online intuitive; la vera sfida risiede nel passaggio dal visto temporaneo a quello permanente. Le ultime riforme sulle quote dei visti studenteschi dimostrano che il tema dell'immigrazione è di stringente attualità: l'Australia ha un potenziale enorme, ma deve gestire gli ingressi in modo oculato per attrarre persone che possano davvero costruirsi un futuro qui».
Quali sono i progetti futuri per Il Globo?
«Continuare a essere solidi e a mantenere un’alta sensibilità per ciò che succede intorno a noi. La redazione in Argentina sta facendo un ottimo lavoro per quella parte di comunità, e l’attenzione che stiamo rivolgendo verso l’Europa ci sta dando riscontri molto interessanti tra le comunità italiane europee. Il Globo ha 67 anni e non ha alcuna intenzione di fermarsi ».
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