Ultim’ora

Ascolta il giornale radio

Italiani nel mondo

  • Prima Notizia 24
  • Melbourne - Domenica 25 Ottobre 2026, 14:10

L’illusione del “mezzo pieno”: in Australia il mistero delle bottiglie che non toccano mai il tappo

In Australia, lo spazio vuoto nelle bottiglie è una necessità legata a fisica e logistica, non una furbata commerciale.

Condividi questo articolo

di Lara Pisoni da Melbourne

Entri in un supermercato australiano, assetato dopo una giornata di sole o semplicemente pronto a fare la spesa della settimana. Vai al reparto bevande, afferri un succo d'arancia freschissimo, e l’occhio ti cade inevitabilmente lì, sul collo della bottiglia. Spazio vuoto. Almeno due o tre dita d'aria prima di arrivare al tappo.

Pensi a un difetto di fabbrica. Ne prendi un’altra: stessa storia. Passi al tè freddo, alla limonata, persino alla birra. Identico scenario. Poi ti sposti nel reparto igiene e casa: il detersivo per i piatti, il sapone liquido per le mani, lo shampoo per capelli... tutti rigorosamente "incompiuti". Benvenuti in Australia, la terra dei canguri, delle spiagge infinite e delle bottiglie che sembra non vengano mai riempite fino all’orlo.

Per un viaggiatore o un expat appena sbarcato nella terra di Down Under, il primo pensiero è spesso malevolo: "Ecco la solita furbata commerciale!". Viene naturale pensare alla famigerata shrinkflation (la svalutazione del prodotto ripartita su dosi più piccole allo stesso prezzo).

In realtà, dietro quello spazio libero apparentemente sprecato c'è un mix perfetto di legge, fisica, logistica e un pizzico di pragmatismo tipicamente australiano.

Il motivo principale risiede nella fisica di base e nelle temperature estreme dell'isola-continente. In Australia fa caldo, e l'estate non perdona. Che si tratti di plastica (PET) o di vetro, i liquidi sottoposti a sbalzi termici si espandono.

Nei laboratori di confezionamento lo chiamano "headspace" (lo spazio di testa). Senza quella bolla d'aria fondamentale:

  • Le bottiglie di plastica si gonfierebbero fino a deformarsi, scoppiare o far saltare il tappo al primo raggio di sole durante il trasporto nell'Outback.
  • Le bottiglie di vetro rischierebbero di incrinarsi o esplodere a causa della pressione interna del liquido in espansione o della carbonatazione delle bevande gassate.

Se per i succhi di frutta e le bibite c'è di mezzo la fisica dei fluidi e della temperatura, per i detergenti e i saponi liquidi entra in gioco un altro fattore: la produzione industriale.

I saponi per le mani e i detersivi per piatti sono densi e tendono a fare molta schiuma durante l'imbottigliamento ad alta velocità. Se le macchine riempissero i contenitori fino al bordo, la schiuma traboccherebbe sporcando le confezioni, compromettendo la sigillatura e creando un disastro sulla catena di montaggio. Spazio vuoto significa un riempimento più pulito, efficiente e veloce.

In Australia le leggi sulla tutela del consumatore e sui pesi e misure (National Measurement Institute) sono severissime. Sull'etichetta di un detersivo o di una limonata c'è scritto, per esempio, 500 ml o 1 Litro? Quella è esattamente la quantità di liquido contenuta all'interno. La bottiglia, semplicemente, è stata progettata per essere un po' più grande (ad esempio da 550 ml o 1,1 litri) proprio per garantire il margine di sicurezza. Nessuno sta rubando un sorso di aranciata o una goccia di sapone: il contenuto netto dichiarato è sempre rispettato al millilitro.

Per chi vive lì, ormai è una consuetudine a cui non si fa più caso. Anzi, quell'aria in più nella bottiglia di detersivo per i piatti ha persino una sua utilità pratica: evita che, al primo utilizzo pressando l'erogatore o capovolgendo il flacone, il sapone schizzi ovunque.

La prossima volta che vi troverete a Sydney o a Melbourne e stringerete tra le mani una bottiglia di plastica con tre dita di vuoto in cima, non sdegnatevi: non è tirchieria, è solo il modo australiano per sopravvivere al caldo e rendere la vita un po' più comoda!

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24