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- Roma - Giovedì 14 Maggio 2026
Draghi scuote l’UE: “Siamo soli insieme, serve un federalismo pragmatico per la difesa”
Al Premio Carlo Magno, l'ex premier avverte: gli Usa sono diventati imprevedibili e il compromesso con loro non ha funzionato. “Se un membro viene attaccato, l'Europa deve rispondere”.
In un mondo segnato da alleanze instabili e minacce crescenti, Mario Draghi lancia da Aquisgrana un appello per un'Europa più assertiva e sovrana. Ricevendo il Premio Carlo Magno, l'ex presidente della BCE ha tracciato un'analisi lucida della nuova realtà geopolitica: "Per la prima volta a memoria d'uomo, siamo davvero soli insieme. L'Europa sta reagendo a questa nuova realtà. Ma lo sta facendo all'interno di un sistema che non è mai stato concepito per affrontare sfide di questa portata".
Secondo Draghi, la dipendenza dagli Stati Uniti è diventata una vulnerabilità a causa di un partner sempre più "conflittuale e imprevedibile".
L'ex premier ha criticato la postura europea tenuta finora: "L'Europa ha cercato la negoziazione e il compromesso. Per lo più non ha funzionato. Una postura pensata per de-escalare sta invece invitando ulteriore escalation". Per questo, ha invocato una capacità di risposta univoca: "Se uno Stato membro viene attaccato, la risposta dell'Europa dovrebbe essere inequivocabile anche prima che la crisi abbia inizio", suggerendo di dare sostanza operativa alla clausola di difesa reciproca (Art. 42.7) o di procedere tramite coalizioni di Paesi volenterosi.
Questa maggiore responsabilità non deve essere vista come una rottura con la Nato, ma come un suo rafforzamento: "Un'Europa in grado di difendersi potrebbe persino essere un alleato più prezioso. E una partnership fondata sulla forza reciproca sarà sempre più matura di una fondata sulla dipendenza asimmetrica".
Sul piano industriale, Draghi ha evidenziato lo spreco di circa 60 miliardi di euro annui dovuto alla frammentazione della domanda militare europea. La soluzione proposta è il "federalismo pragmatico": i Paesi che comprendono l'urgenza del momento devono essere liberi di andare avanti insieme, costruendo legittimità attraverso i risultati, proprio come accaduto con l'Euro.
Infine, Draghi ha richiamato l'esigenza di una vera politica industriale comune, superando i limiti di un mercato unico incompleto e di mercati energetici frammentati. Il marchio "Made in Europe" deve diventare una strategia per sostenere settori chiave come semiconduttori e tecnologie pulite. "Le forze che ora mettono alla prova l'Europa stanno realizzando ciò che decenni di pace e prosperità non sono riusciti a fare: stanno costringendo gli europei a riconoscere, ancora una volta, ciò che hanno in comune", ha concluso l'ex premier.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, nella sua laudatio, ha espresso gratitudine a Draghi, definendo il suo rapporto sull'Europa un'analisi "implacabile" che indica la strada a tutti i cittadini dell'Unione.
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