
- Prima Notizia 24
- Giovedì 23 Aprile 2026
Fotogiornalismo: World Press Photo 2026, Carol Guzy vince con "Separati dall'Ice"
Scatto simbolo sui migranti negli Usa è Foto dell'Anno. Tra i finalisti Gaza e le donne Maya in Guatemala.
È l’immagine di una famiglia spezzata all'interno di un edificio federale statunitense a conquistare il titolo di Foto dell’Anno al World Press Photo Contest 2026. Il prestigioso riconoscimento è stato assegnato a "Separati dall’ICE" di Carol Guzy, realizzato per il Miami Herald.
Lo scatto immortala il dramma avvenuto il 26 agosto 2025 al Jacob K. Javits Federal Building di New York: protagonista è Luis, migrante ecuadoriano senza precedenti penali e unico sostegno economico della famiglia, fermato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement dopo un’udienza.
Nell’immagine emergono lo sgomento della moglie Cocha e dei tre figli (7, 13 e 15 anni) di fronte a una separazione improvvisa. Guzy ha documentato una prassi sistematica che colpisce chi si presenta alle udienze nel rispetto delle regole.
"Questo riconoscimento mette in luce l’importanza cruciale di questa storia nel mondo", ha dichiarato Guzy, dedicando il premio alle famiglie che hanno condiviso il proprio dolore.
Per la direttrice esecutiva del concorso, Joumana El Zein Khoury, si tratta di una testimonianza "cruda e necessaria": "In una democrazia, la presenza della macchina fotografica diventa un atto di testimonianza, capace di raccontare politiche che trasformano i tribunali in luoghi di vite distrutte".
La giuria ha selezionato altri due finalisti. Il primo è Saber Nuraldin (EPA Images) con "AID Emergency in Gaza", che ritrae i palestinesi all'assalto di un camion di aiuti nella Striscia il 27 luglio 2025, in un contesto dove oltre il 75% della popolazione soffre la fame. Il secondo è Victor J. Blue (The New York Times Magazine) con "I processi delle donne Achi", che documenta la vittoria giudiziaria delle donne Maya in Guatemala contro i crimini della guerra civile dopo 40 anni di attesa.
A presiedere la giuria globale è stata Kira Pollack (Harvard), che ha esaltato il coraggio dei professionisti: "I fotografi continuano ad andare dove la storia accade senza testimoni. Lo fanno perché credono che vedere sia importante, che le prove contino". Il World Press Photo 2026 riafferma così il valore della fotografia documentaria come memoria collettiva di fronte a migrazioni, conflitti e battaglie per la giustizia.
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