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  • Roma - Mercoledì 27 Maggio 2026

Galleria Borghese, dibattito sul progetto di ampliamento e valutazioni insufficienti sui rischi ipogei

L'ipotesi di ampliamento della Galleria Borghese attraverso un nuovo edificio nel parco di Villa Borghese solleva preoccupazioni tra esperti e associazioni culturali riguardo alla tutela del patrimonio storico. Critici, tra cui ICOM Italia e Italia Nostra, avvertono che la costruzione di una struttura ipogea potrebbe compromettere l'integrità della Galleria, già fragile. Le opposizioni si fondano sulla necessità di preservare l'identità culturale della villa, vincolata da normative storiche e paesaggistiche, e sull'importanza di limitare l'afflusso di visitatori per garantire la conservazione delle opere.

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di Sabrina Consolini

L’ipotesi di ampliamento della Galleria Borghese attraverso un bando di gara per la costruzione di un nuovo edificio nel parco di Villa Borghese riapre una questione centrale nel dibattito culturale italiano: il delicato equilibrio tra tutela e trasformazione del patrimonio storico.

Secondo numerosi addetti ai lavori, il progetto – attribuito alla direttrice Francesca Cappelletti e sostenuto dagli assessori della Giunta Gualtieri – sembrerebbe rispondere più a una logica di espansione museale che a una reale esigenza di conservazione. Mai come oggi il confine tra valorizzazione e alterazione appare così sottile.

Particolarmente contestata è l’ipotesi di realizzare una struttura museale ipogea sotto la Galleria Borghese. Per storici dell’arte, archeologi e tecnici del settore si tratterebbe di una scelta estremamente rischiosa: scavare migliaia di metri quadrati sotto un edificio storico già fragile sul piano delle fondazioni potrebbe esporre uno dei patrimoni più delicati del Paese a conseguenze irreversibili.

La Galleria Borghese, infatti, è stata interessata per oltre cinquant’anni da importanti problemi strutturali, tra cui lesioni, dissesti delle torri, infiltrazioni e progressive fessurazioni murarie. Dal 1983 la Soprintendenza aveva avviato un lungo programma di consolidamento e restauro concluso solo nel 2000, attraverso interventi particolarmente complessi anche per la presenza di ambienti affrescati.

Una netta opposizione al progetto è stata espressa pubblicamente dalle associazioni Italia Nostra e Bianchi Bandinelli, insieme a numerosi comitati civici. La posizione è condivisa anche da storici dell’arte, archeologi, architetti e dal comitato italiano dell’ICOM – International Council of Museums.

Nel proprio comunicato, ICOM Italia ricorda che l’aumento dei visitatori non può diventare l’obiettivo prioritario di ogni museo e sottolinea come, nel caso della Galleria Borghese, il contingentamento degli ingressi rappresenti una condizione essenziale per la tutela delle opere e la qualità della visita.

La presenza del pubblico incide infatti direttamente sul microclima degli ambienti museali: ogni visitatore produce calore e umidità, alterando i parametri termo-igrometrici e mettendo a rischio la conservazione dei materiali più sensibili. Per questo, in molti musei e siti culturali il numero degli accessi è rigidamente controllato.

Secondo ICOM esisterebbero inoltre già spazi storici riutilizzabili, come le antiche scuderie o il vicino Villino Pincherle, oggi in stato di abbandono, che potrebbero ospitare sale e parte delle opere conservate nei depositi senza compromettere l’integrità monumentale della villa.

Il dibattito richiama inevitabilmente anche la grande tradizione italiana della conservazione, fondata sulla Teoria del Restauro di Cesare Brandi. Per Brandi l’opera d’arte è un organismo storico ed estetico unitario, nel quale architettura, paesaggio, luce e stratificazione storica formano un insieme inscindibile. Un principio che riguarda in modo emblematico proprio la Galleria Borghese.

La villa, infatti, non rappresenta un semplice contenitore di opere ma un organismo culturale complesso, nel quale architettura, decorazioni, collezioni, giardini e paesaggio concorrono a creare un’unica esperienza estetica. La sua identità nasce dal rapporto tra il Casino Nobile, il Giardino Segreto, l’Uccelliera, la Meridiana, il giardino all’italiana e il parco circostante.

Nel dibattito è tornato anche l’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli, già favorevole in passato a ipotesi di ampliamento. Ma secondo i contrari al progetto ogni nuovo intervento funzionale rischierebbe di alterare equilibri delicatissimi di una dimora storica già concepita come opera d’arte totale.

La Galleria Borghese nacque infatti nel XVII secolo per volontà del cardinale Scipione Borghese come “villa di delizia”, destinata a custodire le più preziose opere della sua collezione e a ospitare incontri con personalità illustri. Le opere di Caravaggio dialogano ancora oggi con quelle di Raffaello e Tiziano in un sistema coerente tra architettura, decorazione e paesaggio romano.

Le associazioni contrarie al progetto ricordano inoltre che l’intero sistema di Villa Borghese è sottoposto a rigorosi vincoli storici, monumentali, archeologici e paesaggistici. Durante la recente conferenza stampa promossa da Italia Nostra e dall’Associazione Bianchi Bandinelli, l’avvocato Famiglietti ha evidenziato come la Galleria Borghese sia soggetta a un vincolo di assoluta non modificabilità.

Le associazioni chiedono pertanto il ritiro del bando internazionale e annunciano possibili ricorsi, sostenendo che qualsiasi nuova costruzione altererebbe illegittimamente Villa Borghese, bene pubblico destinato ai cittadini romani. Una posizione che si fonda anche sulla legge del 1901 con cui lo Stato acquistò la villa dalla famiglia Borghese, affidando il parco al Comune di Roma con l’obbligo di conservarlo come giardino pubblico e quindi inedificabile.

 
 

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