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  • Campobasso - Lunedì 1 Giugno 2026

Giallo di Pietracatella (Cb): continuano le indagini, gli inquirenti ascoltano il Sindaco

L'audizione, durata due ore, mira a ricostruire il contesto sociale attorno alla famiglia Di Vita. Gli inquirenti, coordinati dalla Procura di Larino, hanno già interrogato oltre 120 persone e stanno analizzando prove scientifiche e digitali, mentre il procedimento è attualmente a carico di ignoti per omicidio aggravato.

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Le indagini sull'avvelenamento di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, che ha sconvolto la piccola comunità di Pietracatella, registrano un nuovo e importante passaggio istituzionale negli uffici della Questura di Campobasso.

Nel corso della mattinata, gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso, sotto la guida del dirigente Marco Graziano, hanno convocato e ascoltato per circa due ore il sindaco Antonio Tomassone. Il primo cittadino, fresco di riconferma elettorale alla guida del municipio, è stato interpellato in qualità di persona informata sui fatti per aiutare le forze dell'ordine a ricostruire il contesto sociale, le relazioni interpersonali e le dinamiche quotidiane che ruotavano attorno alla famiglia colpita dalla tragedia.

Il focus degli inquirenti è diretto a fare piena luce sul decesso di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita, le due donne morte a cavallo tra il 27 e il 28 dicembre del 2025 a causa dell'ingestione di ricina, una sostanza tossica altamente letale. Al termine dell'audizione, il sindaco Tomassone ha preferito non rivelare i dettagli specifici del colloquio con gli agenti, ma ha voluto esprimere la propria vicinanza ai parenti delle vittime, descrivendoli come profondamente segnati dal dolore.

L'amministratore locale ha sottolineato la delicatezza del momento, evidenziando come l'intera cittadinanza stia aspettando risposte chiare e auspicando che l'attività giudiziaria possa restituire presto la verità. Ha inoltre constatato come la natura stessa degli accertamenti richiederà tempistiche dilatate, trattandosi di un percorso investigativo particolarmente intricato e stratificato.

L'esame del sindaco rappresenta solo un tassello di una vastissima attività di indagine sul territorio coordinata dai magistrati della Procura di Larino. Fino a questo momento, l'attività d'ascolto ha coinvolto più di 120 persone, tra cui figurano membri della cerchia familiare, amici intimi, vicini di casa e conoscenti, tutti sentiti nel tentativo di isolare elementi utili o anomalie nei giorni precedenti il delitto.

Sul fronte scientifico, i fari sono puntati sulle analisi di laboratorio affidate al tossicologo Carlo Alessandro Locatelli e al chimico forense Daniele Merli, i quali dovranno chiarire le modalità di somministrazione del veleno. Contemporaneamente, gli esperti informatici stanno setacciando i computer, gli smartphone e i supporti digitali sequestrati nella residenza della famiglia Di Vita. Al momento, il procedimento penale è rubricato a carico di ignoti con le pesanti accuse di omicidio aggravato dalla premeditazione e dall'impiego di sostanze venefiche.

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