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  • Roma - Giovedì 6 Agosto 2026

Hiroshima: 81 anni dopo l'atomica, un nuovo appello per il disarmo nucleare

Minuto di silenzio nel Peace Memorial Park per le vittime dell'attacco del 1945. Il sindaco Matsui sferza i leader internazionali, mentre da Vienna giunge una condanna corale contro il riarmo.

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Alle ore 8:15 locali — momento preciso in cui, il 6 agosto 1945, il bombardiere americano Enola Gay sganciò l'ordigno atomico sulla città giapponese — Hiroshima si è fermata in un minuto di silenzio per commemorare l'81° anniversario della tragedia.

Nel Peace Memorial Park, alla presenza di circa 50.000 persone e di una partecipazione record di delegazioni da 121 Paesi e dall'Unione Europea, la cerimonia ha rinnovato la memoria dell'ecatombe che provocò 140.000 morti, a cui seguirono le 74.000 vittime di Nagasaki il 9 agosto, snodo decisivo per la resa del Giappone e la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Nel corso delle celebrazioni, il sindaco Kazumi Matsui ha proclamato la solenne Dichiarazione di pace, depositando nel cenotafio l'elenco aggiornato delle vittime, giunto a 353.639 nomi (inclusi i 4.393 decessi registrati nell'ultimo anno). Il primo cittadino ha rivolto un monito diretto alle potenze mondiali chiedendo il bando definitivo degli arsenali atomici: "La società civile ne chiede l'immediata eliminazione. Per quanto tempo ancora intendete deluderci?".

Matsui ha ribadito come qualunque impiego di tali ordigni determinerebbe conseguenze catastrofiche per il pianeta.

Presente per la prima volta dall'insediamento la prima ministra giapponese Sanae Takaichi, che ha riaffermato l'adesione ai tre principi non nucleari del Paese, pur senza assumere impegni vincolanti sulla loro permanenza a lungo termine.

Il richiamo di Hiroshima giunge in una fase di forte instabilità geopolitica, segnata dai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente e dal recente fallimento, a maggio, della Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione, conclusasi per la terza volta senza un testo condiviso.

Anche da Vienna si sono levate voci di condanna: il leader della Spö Andreas Babler ha richiamato la politica alla "responsabilità per la pace" contro i nuovi progetti di riarmo, ricordando il ruolo dell'Austria nel promuovere il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (Tpnw), attualmente sottoscritto da 100 Stati e ratificato da 75.

Con un'età media degli hibakusha — i sopravvissuti all'esplosione — ormai superiore agli 86 anni e una popolazione di soli 91.000 superstiti rimasti in vita, la comunità internazionale avverte la pressante necessità di raccogliere e preservare la loro testimonianza storica.

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