Ultim’ora

Primo Piano

  • Prima Notizia 24
  • Roma - Martedì 28 Luglio 2026

Hormuz, l'esercito iraniano minaccia il blocco totale: "Stop alle navi dei Paesi che usano i nostri beni congelati"

Teheran risponde alla proposta di Trump e avverte delle conseguenze. Nel frattempo il Pentagono aggiorna a 624 il bilancio dei militari feriti dall'inizio del conflitto.

Condividi questo articolo

Le forze armate dell'Iran alzano il tiro e minacciano la chiusura dello Stretto di Hormuz. Attraverso il quartier generale centrale di Khatam al-Anbiya, Teheran ha lanciato un avvertimento diretto dopo la proposta di Donald Trump di utilizzare i fondi iraniani sequestrati per risarcire le imbarcazioni danneggiate nel conflitto.

“Avvertiamo il presidente criminale degli Stati Uniti circa le conseguenze di questa azione illegale. Le forze armate della Repubblica islamica dell’Iran non permetteranno più a nessuna delle loro navi di attraversare lo Stretto di Hormuz”, ha dichiarato il portavoce del comando militare, prefigurando il blocco navale per chiunque accetti denaro proveniente dagli asset congelati.

L'avvertimento arriva mentre l'impatto economico della guerra sulla Repubblica Islamica si fa sempre più pesante. La portavoce del governo di Teheran, Fatemeh Mohajerani, ha reso noto che il Paese ha perso circa 230 milioni di metri cubi di capacità produttiva di gas a causa dei combattimenti, nell'ambito di danni complessivi stimati dall'inizio delle ostilità in circa 270 miliardi di dollari. Fonti d'intelligence Usa riportate da Axios indicano come la pressione finanziaria, la carenza di carburante e la morsa delle sanzioni stiano spingendo le autorità iraniane a temere il dipartimento del Tesoro americano persino più delle operazioni militari.

In questo scenario di altissima tensione si inserisce la visita del premier israeliano Benjamin Netanyahu a Washington per incontrare Trump. Il leader israeliano intende condividere nuovi dati di intelligence sui programmi nucleari e missilistici dell'Iran, focalizzati in particolare sull'area di Natanz.

Dal canto suo, il ministro della Difesa di Tel Aviv, Israel Katz, ha aperto alla possibilità di un attacco alle infrastrutture energetiche di Teheran pur ammettendo il freno posto dalla Casa Bianca: “Desideriamo fortemente colpire gli obiettivi energetici dell’Iran. Gli Stati Uniti al momento non lo approvano per il timore che l’Iran possa attaccare i paesi vicini, causando una crisi petrolifera globale. Per quanto ci riguarda, siamo pronti a far regredire l'Iran di 40 anni”.

Il fronte diplomatico registra scambi diretti ma posizioni lontane. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto colloqui con gli omologhi di Oman e Arabia Saudita per coordinare la stabilità della navigazione a Hormuz, mentre nel fine settimana si è svolta una telefonata tra Araghchi e l'Alta Rappresentante Ue Kaja Kallas.

L'Unione Europea si trova tuttavia a dover gestire anche un duro caso diplomatico dopo l'aggressione subita a Teheran da due funzionari dell'ambasciata francese: “La Ue condanna senza riserve tali atti che costituiscono una palese violazione delle Convenzioni di Vienna e mettono a repentaglio lo svolgimento stesso delle relazioni diplomatiche”, si legge in una nota ufficiale della diplomazia europea.

Sul versante italiano, la posizione dell'esecutivo è stata ribadita in Parlamento dai ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto. Il titolare della Farnesina ha chiarito le condizioni per un eventuale impegno nella regione: “Finché non ci sarà un cessate il fuoco duraturo noi non potremo partecipare ad alcuna missione internazionale nello Stretto di Hormuz”, auspicando al contempo un maggiore supporto da parte degli alleati europei per l'operazione Aspides nel Mar Rosso.

Proprio su quest'ultimo presidio, Crosetto ha confermato il monitoraggio continuo dell'area di Bab el-Mandeb: “Stiamo monitorando ogni ora quello che succede, mantenendo contatti con tutti, compresi gli Houthi, e con i nostri alleati per valutare le contromosse. Aspides nasce per proteggere la navigazione. Se ci fosse la guerra bisognerà rivedere tutto: un conto è avere navi militari che proteggono il passaggio di fronte a possibili attacchi su navi civili, un conto è avere navi militari che vengono attaccate loro stesse”.

In Iran, intanto, la linea del regime rimane durissima sia sul piano della propaganda sia su quello della repressione interna. Sul web è riapparsa una clip d'odio indirizzata alla First Lady Melania Trump e al figlio Barron, in cui si suggeriscono attacchi e l'uso di agenti chimici durante le uscite pubbliche a New York. Parallelamente, si registra l'esecuzione di due manifestanti coinvolti nelle proteste contro il governo dello scorso gennaio a Isfahan, portando a un nuovo rialzo del bilancio delle condanne a morte eseguite dalla magistratura iraniana, mentre il Pentagono aggiorna a 624 il bilancio dei propri militari feriti dall'inizio del conflitto.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

iscriviti alla newsletter PN24

Ricevi aggiornamenti, notizie, direttamente sulla tua casella email iscrivendoti alla newsletter settimanale Prima Notizia 24.

Iscriviti