Idf: "In Libano non c'è tregua, siamo in stato di guerra". Aeroporti Ue a rischio carburante: "Scorte finite entro tre settimane"

In Iran oltre 3.000 morti e 125.000 edifici distrutti. Zelensky annuncia l'abbattimento di droni nel Golfo, Londra valuta l'opzione militare.

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Venerdì 10 Aprile 2026
Roma - 10 apr 2026 (Prima Notizia 24)

In Iran oltre 3.000 morti e 125.000 edifici distrutti. Zelensky annuncia l'abbattimento di droni nel Golfo, Londra valuta l'opzione militare.

Le speranze di una distensione immediata in Medio Oriente si scontrano con la dura realtà del campo di battaglia. Nonostante le aperture diplomatiche, il capo di stato maggiore delle IDF, generale Eyal Zamir, ha dichiarato durante un'ispezione alla periferia di Bint Jbeil che “le Forze di difesa israeliane (Idf) sono in stato di guerra. Non c’è il cessate il fuoco, continuiamo a combattere qui in questo settore, questo è il nostro principale settore di combattimento”.

Zamir ha ribadito che il fronte contro Hezbollah in Libano rappresenta attualmente la “principale zona di combattimento” per l'esercito e ha lanciato un avvertimento diretto a Teheran: “siamo in cessate il fuoco e possiamo tornare a combattere lì in qualsiasi momento, e con grande forza. Siamo ovunque. Così come siamo a Gaza, così come siamo in Siria, siamo presenti anche qui in Libano”.

L'intensità degli scontri è confermata anche da fonti locali: secondo l'emittente libanese Mtv, durante i violenti attacchi israeliani a Beirut, diversi membri dei pasdaran sarebbero stati uccisi mentre dirigevano le operazioni di Hezbollah, a testimonianza del coinvolgimento diretto delle forze iraniane sul campo.

Mentre il conflitto si inasprisce, i dati relativi all'impatto degli attacchi in Iran delineano uno scenario devastante. Secondo la Legal Medicine Organization, riportata dall'Iran Daily, "più di 3mila persone sono state uccise negli attacchi nemici" dall'inizio della guerra; un bilancio che resta provvisorio poiché il governo di Teheran non ha ancora fornito la distinzione tra vittime civili e militari.

Parallelamente, la Mezzaluna Rossa iraniana ha denunciato il danneggiamento di oltre 125mila edifici civili a causa dei raid condotti da Stati Uniti e Israele.

In questo contesto di scontro tecnologico, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato al Financial Times l'efficacia dei propri sistemi intercettori nel Golfo: "Li abbiamo distrutti? Sì, li abbiamo distrutti", ha dichiarato riferendosi all'abbattimento dei droni iraniani Shahed a protezione delle infrastrutture americane.

L'instabilità dell'area sta provocando una minaccia logistica senza precedenti per l'Europa. Aci Europe ha segnalato che gli scali UE rischiano una "carenza 'sistemica' di carburante per aerei" se lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto completamente entro tre settimane.

Le riserve di cherosene sono ai minimi: mentre l'Italia ha autonomia per 30-60 giorni, altri Stati dispongono di scorte per soli 8-10 giorni. Per questo, il premier britannico Keir Starmer ha discusso con Donald Trump "opzioni militari" per ripristinare la navigazione nel Golfo.

Sul fronte diplomatico, l'Iran propone a Islamabad un “piano in 10 punti concordato come base dei negoziati” con gli USA, ma il presidente del Parlamento Ghalibaf avverte: “Il tempo sta per scadere” e ogni violazione della tregua porterà a “costi espliciti e risposte forti”.

Il presidente americano Donald Trump ha attaccato duramente Teheran riguardo alla gestione dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio energetico.

Attraverso il social Truth, Trump ha scritto: "L'Iran sta gestendo in modo pessimo, disonorevole direbbero alcuni, il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo non è l'accordo che abbiamo", sottolineando come il limite di 15 navi al giorno imposto dal regime non sia in linea con il cessate il fuoco.

Mentre gli USA chiedono a Israele una de-escalation in Libano, il premier Netanyahu apre ai negoziati con Beirut ma chiarisce: "Nessuna tregua con Hezbollah".

Nel frattempo, fonti sanitarie iraniane stimano oltre 3.000 morti negli attacchi subiti dall'Iran durante la guerra, pur senza fornire dettagli sulla ripartizione tra civili e militari.

Nelle prime ore di stamani, un'allerta antiaerea è scattata in tutta Israele, coinvolgendo la zona commerciale di Tel Aviv e la città costiera di Ashdod a seguito del lancio di razzi dal Libano. Secondo quanto riportato da Afp, i continui scontri tra Israele e Hezbollah stanno mettendo a dura prova la fragile tregua tra Stati Uniti e Iran. Il Comando del Fronte Interno ha emesso allerte per diverse aree, comprese comunità meridionali lontane dal confine; i media locali hanno riferito che i sistemi di difesa hanno intercettato almeno un vettore, mentre Hezbollah ha rivendicato su Telegram tre ondate di attacchi con missili e droni contro soldati israeliani e città del nord.

L'Idf ha risposto duramente annunciando che inizierà a colpire anche le ambulanze, accusando Hezbollah di farne "ampio uso militare". Il portavoce Avichay Adraee ha precisato che Israele "agirà in conformità con il diritto internazionale contro qualsiasi attività militare condotta da Hezbollah, compreso l’uso di strutture mediche e ambulanze".

Il Capo di Stato Maggiore, Eyal Zamir, ha confermato: "L'Idf è in stato di guerra, non siamo in cessate il fuoco" in Libano.

La diplomazia resta bloccata in un clima di profonda sfiducia. Teheran ha smentito ufficialmente l'arrivo di una sua delegazione a Islamabad per i colloqui con gli Stati Uniti guidati da Vance, definendo le notizie "completamente false". Fonti vicine ai Pasdaran affermano che "i negoziati rimangono sospesi fino a quando gli Stati Uniti non rispetteranno i propri impegni in merito al cessate il fuoco in Libano e il regime israeliano non cesserà i propri attacchi".

Anche il Kuwait ha denunciato "efferati attacchi" iraniani contro infrastrutture vitali, mentre il ministro della Difesa pakistano ha rimosso un post che definiva Israele "una maledizione per l'umanità", attirandosi le ire di Gerusalemme.

In questo scenario, monsignor Paolo Borgia, nunzio apostolico a Beirut, denuncia una strage di civili e bambini, definendo "deprecabile" l'attacco al contingente Unifil che continua a monitorare la Blue Line.


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