Ultim’ora

Primo Piano

  • Prima Notizia 24
  • Palermo - Venerdì 24 Luglio 2026

Il pm De Lucia: "Carceri non più sotto il controllo dello Stato"

Il procuratore capo di Palermo lancia l'allarme sugli istituti di pena e sulla recrudescenza del racket. Armi da guerra in città dai recenti scenari di conflitto.

Condividi questo articolo

Parole dure e un'analisi impietosa sulla situazione del sistema penitenziario e della criminalità organizzata. A pronunciarle è stato il procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, nel corso di un incontro promosso da Assostampa Sicilia ai Cantieri culturali della Zisa.

"Noi paghiamo il fatto che le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato. Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è in un altro carcere. La situazione carceraria italiana è complicata, vi è una quantità di persone superiore rispetto a quella che potrebbe contenere una struttura penitenziaria, non abbiamo un adeguato sistema di assistenza ai condannati, molti sono tossicodipendenti e non dovrebbero stare in carcere.

Le carceri non esplodono soltanto perché i detenuti non vogliono farle esplodere, il controllo appartiene solo alle organizzazioni criminali che vogliono lasciare le cose per come sono", ha denunciato senza mezzi termini il magistrato.

De Lucia ha poi tracciato un quadro preoccupante sulla tenuta della sicurezza in città, evidenziando la recrudescenza delle estorsioni e il mutamento delle dinamiche mafiose: "C'è una recrudescenza del fenomeno estorsivo, soprattutto nelle aree periferiche della città di Palermo. Non ci sono parti dei territorio che oramai sono esenti dal fenomeno del racket e in alcune zone si paga il pizzo perché lo si è sempre fatto. Nel quartiere di San Lorenzo c'è una strategia precisa: il ritorno alla violenza perché in qualche modo si era un po' perso, da parte della mafia, il controllo della situazione".

Un'escalation segnata anche dalla disponibilità di nuovi e pericolosi arsenali: "Oggi vi è il ricorso ad armi da guerra, non solo Kalashnikov, ma anche bombe ad alto potenziale, che provengono da altri scenari italiani e da guerre passate e presenti, come l'ex conflitto balcanico, ad esempio, ma anche materiale che arriva dal conflitto tra Russia e Ucraina. Gli armamenti vengono diffusi nelle reti europee ma anche nella realtà siciliana".

Infine, sollecitato sul possibile impiego dei militari nel capoluogo siciliano prospettato dalla premier Giorgia Meloni, il procuratore si è espresso con pragmatismo: "La presidente Giorgia Meloni parla di portare l'esercito a Palermo? L'esercito per me deve fare l'esercito, ha compiti istituzionali diversi da quelli della polizia. Bisogna però anche essere pragmatici, in altri paesi da Parigi a Nizza, ci sono pattuglie operative sul territorio ma c'è da dire che questo non può essere un alibi. Altrimenti poi finito lo strumento dell'esercito a cosa si passa, ai caschi blu? Un limitato apporto, ossia una sostituzione nei presidi fissi le forze di polizia, è utile".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

iscriviti alla newsletter PN24

Ricevi aggiornamenti, notizie, direttamente sulla tua casella email iscrivendoti alla newsletter settimanale Prima Notizia 24.

Iscriviti