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  • Roma - Mercoledì 8 Luglio 2026

Iran: maxi attacco del Centcom su 80 obiettivi, Teheran minaccia il blocco totale di Hormuz

Il Centcom bombarda postazioni radar, basi e i porti di Mahshahr ed Imam: ordinato da Trump ad Ankara. La rappresaglia dei Pasdaran con missili e droni su installazioni americane in Kuwait e Bahrein. Il segretario Nato Rutte: "Raid necessari".

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Venti di guerra totale in Medioriente dopo il definitivo collasso della tregua tra Stati Uniti e Iran. Nella notte il Comando delle Forze armate degli Stati Uniti (Centcom) ha scatenato un'imponente offensiva militare, colpendo oltre ottanta obiettivi strategici sul suolo e sulle coste della Repubblica Islamica, con un'intensità valutata da fonti dell'amministrazione americana come quattro o cinque volte superiore rispetto ai raid di fine giugno.

L'operazione, ordinata direttamente dal presidente Donald Trump dal vertice Nato di Ankara dopo un vertice d'urgenza con i segretari Rubio, Hegseth, Bessent e il generale Caine, è scattata in risposta ai recenti attacchi iraniani contro tre navi mercantili (la M/T Al Rekayyat, la M/T Wedyan e la M/T Cyprus Prosperity) in transito nello Stretto di Hormuz, azioni definite dal Centcom come "una chiara e pericolosa violazione del cessate il fuoco".

I bombardamenti americani hanno preso di mira le difese aeree iraniane, i nodi di comando e controllo, i radar costieri e oltre 60 imbarcazioni dei Pasdaran. Nel corso della mattinata, secondo i media di Teheran, i caccia statunitensi hanno martellato la provincia del Khuzestan, centrando la città di Hamidieh e i due porti di Mahshahr ed Imam (dove si registra un morto e due feriti), oltre a installazioni militari nelle località di Dashti e Chaghadak, nella provincia di Bushehr, dove la popolazione ha udito forti esplosioni.

Un'escalation giustificata dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, al suo arrivo al summit in Turchia: "I bombardamenti Usa in Iran portati avanti nel corso della notte erano assolutamente necessari. L'Iran sta violando la tregua con l'attacco alle navi, gli Usa dovevano reagire con forza". Rutte ha poi aggiunto di attendersi dagli alleati la riaffermazione del no all'atomo per Teheran e la riapertura immediata del corridoio marittimo.

Di contro, un funzionario statunitense ha riferito a Fox News che Washington è pronta a riprendere il blocco navale totale da e per i porti iraniani, mentre Trump ha paventato l'ipotesi di escludere la sola Teheran dal transito nello Stretto.

La replica militare e diplomatica della Repubblica Islamica è stata immediata e violentissima, estendendosi ai paesi limitrofi. Le Guardie della Rivoluzione Islamica hanno annunciato di aver bersagliato con missili e droni ben 85 installazioni militari chiave degli Stati Uniti dislocate in Kuwait e in Bahrein, rivendicando anche l'abbattimento di un drone MQ-9.

L'offensiva ha fatto scattare le sirene d'allarme e i sistemi di difesa aerea delle monarchie del Golfo: lo Stato Maggiore del Kuwait ha confermato i pesanti ingaggi in volo per intercettare i vettori ostili, mentre il ministero dell'Interno del Bahrein ha invitato la popolazione a rifugiarsi nei luoghi sicuri.

Sul piano diplomatico, Teheran ha proclamato la tolleranza zero contro la presenza americana, minacciando ritorsioni su scala globale e la chiusura permanente delle rotte commerciali del petrolio. Una fonte della sicurezza ha dichiarato a Press Tv: "La nuova strategia dell'Iran è: dopo ogni attacco, lo Stretto di Hormuz verrà completamente chiuso", promettendo raid su obiettivi "almeno il doppio" di quelli colpiti dagli Usa.

Il Comando Centrale delle forze armate iraniane ha alzato la posta, blindando la gestione delle acque territoriali anche alla luce dei recenti oceanici funerali della Guida Suprema: "L'Iran non permetterà alcuna interferenza nella gestione e negli affari relativi allo Stretto di Hormuz, in nessuna circostanza. Le cerimonie funebri del defunto leader Ali Khamenei e la partecipazione del popolo hanno rappresentato un'umiliante sconfitta per l'arroganza globale e i criminali Stati Uniti. Le forze armate iraniane daranno una risposta distruttiva all'aggressione e all'atto terroristico degli Stati Uniti. Ribadiamo che l'unico passaggio sicuro per gli spostamenti nello Stretto di Hormuz è quello determinato dall'Iran".

I vertici politici di Teheran hanno compattato il fronte interno gridando alla violazione degli accordi. Il ministero degli Esteri iraniano, evocando l'articolo 51 della Carta Onu, ha ammonito che "le potenti forze armate iraniane non esiteranno a difendere l'integrità territoriale, la sovranità nazionale e la sicurezza nazionale del Paese dall'aggressione militare statunitense" e che "prenderanno di mira anche la fonte e l'origine dell'aggressione nella regione", qualificando i raid contro i centri di monitoraggio costieri come una "flagrante violazione del Memorandum d'intesa tra Iran e Stati Uniti".

Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente del Parlamento e capo negoziatore, Mohammad Bagher Ghalibaf, che su X ha pesantemente attaccato la Casa Bianca: "Grave violazione del memorandum di intesa tra Usa e Iran da parte degli Stati Uniti: Violazione della regolamentazione nello Stretto. Minacce persistenti di ulteriori attacchi. Reintroduzione delle sanzioni sul petrolio. Attacchi al sud dell'Iran. Aggressione sionista continua sul Libano. L'era del bullismo e dell'estorsione è finita. Non porta da nessuna parte. Non ci pieghiamo".

L'Iran si dice infine pronto a resistere anche a un eventuale conflitto terrestre. Il capo del quartier generale dell'esercito, Habibollah Sayyari, ha lanciato un durissimo monito alle truppe del Pentagono in caso di sbarco: "Le forze armate iraniane sono pronte, con una forza tale che se il nemico schierasse forze di terra nelle zone costiere meridionali dell'Iran, le loro truppe non avrebbero modo di uscirne, poiché trasformeremo quelle aree in un inferno per loro".

Ad infiammare il clima geopolitico sono arrivate infine le parole al fiele del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che ha accostato la postura di Washington a quella tenuta nei campi di calcio: "Il comportamento del governo statunitense in qualità di paese ospitante dei Mondiali di calcio segue la sua consueta politica estera: aggirare le regole, intimidire gli avversari, creare ostacoli e imbrogliare. Questo è il loro manuale Maga. L'Iran respinge questi giochi. Noi difendiamo con fermezza i nostri diritti".

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