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  • Roma - Lunedì 8 Giugno 2026

Iran, Netanyahu: "Se Teheran ci attacca di nuovo risponderemo con forza". Trump: "Stop ai raid diretti"

Il premier israeliano Netanyahu avverte l'Iran dopo attacchi aerei, rivendicando il diritto all'autodifesa e promettendo di impedire armi nucleari.

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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rotto il silenzio dopo la drammatica notte di fuoco che ha visto le forze aeree dello Stato ebraico colpire direttamente il territorio della Repubblica Islamica, tracciando una linea invalicabile per il futuro della sicurezza nazionale.

Nel suo primo discorso ufficiale dalla ripresa delle ostilità, il capo del governo di Tel Aviv ha lanciato un severo monito ai vertici di Teheran, rivendicando la legittimità delle azioni militari intraprese: “Se il regime terroristico commetterà l’errore di attaccarci di nuovo, risponderemo con forza. Perché Israele ha il pieno diritto all’autodifesa e lo esercitiamo nella misura necessaria”.

L'intervento del premier ha ripercorso le tappe del conflitto multidimensionale che vede Israele contrapposto all'asse sciita, rimarcando i successi strategici conseguiti sul fronte settentrionale: “Prometto, e lo ribadisco, che l’Iran non avrà armi nucleari. Abbiamo agito con la stessa determinazione anche contro Hezbollah. Hezbollah progettava di invadere la Galilea con migliaia di terroristi e, allo stesso tempo, di attaccare le città di Israele con 150.000 razzi e missili. Abbiamo sventato anche questa minaccia ed eliminato Nasrallah”.

Il leader del Likud ha poi esaltato lo sforzo bellico profuso dai reparti d'élite sul terreno: “Voglio dirvi che i nostri eroici combattenti stanno smantellando Hezbollah. Continuiamo a distruggere tutte le infrastrutture terroristiche. L’Iran e Hezbollah sono più deboli che mai, e noi siamo più forti che mai, ma la nostra lotta contro di loro non è ancora finita”.

Netanyahu ha respinto con fermezza i tentativi della controparte di dettare nuove regole d'ingaggio nell'area, definendo intollerabili le pressioni subite nelle ultime 24 ore: “Pensavano di poter sparare contro Israele dal territorio libanese e iraniano, e che noi non avremmo reagito. Non è successo e non succederà. Non finché sarò al comando. Como ho fatto per decenni, sostengo fermamente il nostro diritto di agire.

Ecco come abbiamo agito. Dopo che Hezbollah ha aperto il fuoco sul territorio israeliano, ho ordinato alle Forze di Difesa Israeliane (Idf) di attaccare obiettivi terroristici a Beirut ed eliminare i miliziani di Hezbollah presenti sul posto. E lo abbiamo fatto. Dopo l’attacco iraniano a Israele, ho incaricato le Idf di colpire obiettivi militari ed economici in tutto l’Iran. E lo abbiamo fatto anche questo”.

Nelle battute conclusive, il premier ha comunque assicurato che, al momento, la situazione sui diversi fronti risulta stabilizzata e sotto controllo. 

La crisi tra Israele e Iran ha subito un'impennata nelle prime ore della notte, quando le sirene d'allarme sono tornate a suonare a Tel Aviv e nelle aree centrali dello Stato ebraico a causa dell'arrivo di vettori balistici partiti dalle postazioni dei ribelli Houthi nello Yemen. Si tratta della prima attivazione dei sistemi d'allarme nella metropoli israeliana dallo scorso mese di aprile, un evento che ha costretto milioni di cittadini a cercare riparo nei rifugi prima che i sistemi di difesa aerea intercettassero con successo il missile.

Quasi contemporaneamente, pesanti detonazioni hanno scosso la capitale iraniana Teheran e le città di Karaj, Tabriz e Isfahan, come confermato dai media statali e dall'agenzia Afp. L'Aeronautica militare israeliana (Idf) ha rivendicato i raid su Telegram, specificando di aver mirato a obiettivi militari nell'Iran occidentale e centrale. Poche ore dopo, i comandi di Tel Aviv hanno ufficializzato i dettagli di un'operazione su vasta scala condotta da decine di caccia dell'aviazione: "Poco fa, decine di caccia dell'Aeronautica militare israeliana, guidati dalla direzione dell'intelligence dell'Idf, hanno portato a termine un attacco su vasta scala contro sistemi di difesa strategici appartenenti al regime terroristico iraniano". Secondo i portavoce militari, tali postazioni erano state riposizionate di recente per colmare le falle aperte dalla precedente operazione "Il ruggito del Leone", e l'incursione odierna ha "portato allo smantellamento di tali sistemi".

A Teheran la situazione è rimasta confusa per ore. Una potente esplosione nella zona occidentale della capitale è stata collegata all'attivazione della contraerea. L'agenzia Mehr ha riferito che “un drone del nemico ostile statunitense-israeliano è stato abbattuto su Teheran dal sistema di difesa della capitale”; le deflagrazioni sono state così violente da scuotere la sede del ministero degli Esteri proprio mentre era in corso una conferenza stampa del portavoce.

Sullo sfondo di questi attacchi si staglia un giallo politico sollevato da Iran International: secondo fonti qualificate, i canali di comunicazione tra la Guida Suprema Mojtaba Khamenei e i funzionari governativi sarebbero stati interrotti bruscamente nella notte. Di conseguenza, il massiccio lancio di missili iraniani contro Israele sarebbe avvenuto sulla base di protocolli militari predefiniti, senza un coordinamento diretto con l'ufficio del leader supremo, in quanto la reazione dei Guardiani della Rivoluzione all'attacco israeliano contro la periferia meridionale di Beirut è parsa troppo rapida per essere frutto di uno scambio di messaggi con Mojtaba Khamenei.

Sul piano diplomatico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è inserito con forza nella crisi attraverso molteplici interventi sulla sua piattaforma Truth Social e dichiarazioni al Financial Times. Trump ha intimato pubblicamente che "Israele e Iran smettano immediatamente di sparare", aggiungendo poco dopo un'analisi sull'andamento dei colloqui: "I negoziati finali stanno procedendo a meno che la stupidità non li fermi". Il presidente statunitense ha spiegato che lo Stato ebraico e la Repubblica Islamica "stanno cercando di raggiungere un cessate il fuoco immediato" e che "i negoziati finali sulla 'pace' stanno procedendo, salvo che l'ignoranza o la stupidità non si frappongano al loro cammino".

Trump ha comunque chiarito che le sanzioni e il blocco navale americano sui porti iraniani resteranno in vigore fino al raggiungimento di un "accordo definitivo", assicurando che le ultime ostilità non mineranno il processo politico: "Non avrà alcun impatto sull'accordo. Vedremo come andrà a finire. Mas gli attacchi missilistici contro Israele non hanno lasciato il segno. È una di quelle cose che vanno avanti da 3.000 anni, o da 47 anni, a seconda di come si conta".

Axios aveva precedentemente rivelato che l'inquilino della Casa Bianca aveva esortato Netanyahu a non rispondere all'offensiva di Teheran per dare spazio alla diplomazia. La pressione americana sembra aver aperto una breccia nei piani di Tel Aviv. L'emittente israeliana Channel 12, citando fonti informate, ha rivelato che il primo ministro Benjamin Netanyahu starebbe "valutando" la possibilità di sospendere i prossimi attacchi pianificati contro l'Iran a seguito di una recente telefonata bilaterale con Trump, avvenuta proprio alla luce dell'annuncio di Teheran di voler cessare il fuoco. La fonte sostiene che il premier deciderà presto se ordinare l'interruzione di piani bellici notturni che avrebbero dovuto avere una portata ben maggiore, evidenziando come nei fatti sia stato il presidente Trump a decidere la prosecuzione del conflitto.

Sul fronte iraniano, i Pasdaran hanno annunciato tramite l'agenzia Irna che "Le operazioni militari contro Israele sono state sospese" quale conseguenza della ferma reazione mostrata contro il regime sionista, avvertendo però che scatteranno "attacchi più duri e devastanti" qualora Tel Aviv riprenda i bombardamenti sul Libano. Una linea di fermezza confermata dal presidente Masoud Pezeshkian su X: "L'Iran non abbandona né i negoziati né il campo di battaglia. Difenderemo con forza i diritti della nazione e non ci tireremo indietro di fronte ad alcuna minaccia". Il capo dello Stato ha definitivo la diplomazia e la macchina militare come "i due pilastri del potere nazionale", confermando l'impegno su entrambi i fronti.

La retorica di Teheran resta tuttavia minacciosa sul controllo delle rotte commerciali. Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida Suprema per gli affari internazionali, ha evocato lo spettro di un blocco marittimo totale citando Tasnim: "La sicurezza odierna a Bab al-Mandab non deve indurre il nemico a commettere un errore di valutazione. I circoli della resistenza hanno la capacità di bloccare entrambi gli stretti, Hormuz e Bab al-Mandab. La scelta è vostra: fermare questa follia o instaurare un equilibrio di controllo sulle due vie navigabili!". Velayati ha aggiunto che "il primo anello della catena di risposta iraniana si è attivato ieri, dopo la follia del regime sionista a Beirut e la chiara violazione del cessate il fuoco".

In perfetta sintonia si muovono i ribelli Houthi dello Yemen, i quali, oltre a rivendicare il raid su Tel Aviv, hanno decretato l'interdizione dello stretto di Bab al-Mandab e del Mar Rosso per il naviglio mercantile israeliano, promettendo ad Al Jazeera che risponderanno all'escalation con una contromisura speculare.

Parallelamente, il governo di Teheran ha scaricato la colpa della crisi su Washington. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha dichiarato gli Stati Uniti responsabili diretti di ogni violazione dell'accordo di cessate il fuoco siglato l'8 aprile, ritenendo le manovre di Israele indissociabili dalle scelte della Casa Bianca. "Nessuno crede che il regime sionista agisca senza coordinamento con gli Stati Uniti", ha tuonato Baghaei, rimarcando che il Comando Centrale statunitense (Centcom) supporta attivamente lo Stato ebraico sia nelle fasi offensive sia in quelle difensive.

Sullo scacchiere globale si registra anche la forte presa di posizione della Cina; il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Lin Jian, si è detto "profondamente preoccupato" per le nuove ostilità: "La ripresa delle ostilità non è nell'interesse di nessuna delle parti. Si spera che tutte le parti interessate rispettino l'impegno preso per un cessate il fuoco".

Nonostante i tentativi di mediazione, la situazione sul campo rimane incanescente. Meno di un'ora dopo l'annuncio dei Pasdaran sul congelamento delle operazioni, l'Idf ha sferrato nuovi raid aerei nel Libano meridionale, colpendo i villaggi di Az-Zrariyah, Arabsalim (nel distretto di Nabatieh) e Kfar Tebnit, come documentato dall'agenzia libanese Nna e rilanciato dalla Cnn. Una mossa che sfida la condizione posta dall'Iran, che legava la fine delle ostilità anche allo stop dei bombardamenti in Libano. Quasi contemporaneamente, le sirene difensive sono tornate a risuonare nel nord di Israele, con l'Idf che ha denunciato il lancio di tre proiettili contro le proprie posizioni schierate nel settore meridionale del territorio libanese.

 

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