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Teheran prosegue i lanci missilistici mentre Tel Aviv colpisce siti strategici e centri di produzione bellica.
Teheran prosegue i lanci missilistici mentre Tel Aviv colpisce siti strategici e centri di produzione bellica.
L’Iran ha lanciato una nuova ondata di missili su Israele, portando il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, a dichiarare durante una valutazione con gli ufficiali delle IDF che gli attacchi contro Teheran “si intensificheranno” poiché la Repubblica Islamica continua a colpire la popolazione civile. Katz ha precisato che le operazioni si estenderanno a ulteriori obiettivi e ambiti che assistono il regime nell’impiego di armi, avvertendo che l’Iran pagherà “un prezzo pesante e sempre più alto per questo crimine di guerra”.
Nonostante l’offensiva continui, il portavoce delle IDF Nadav Shoshani ha sottolineato un calo della capacità di fuoco iraniana, passata da oltre 100 missili al giorno del giugno 2025 a una media attuale di circa dieci.
Nella giornata odierna sono state registrate quattro raffiche, che hanno attivato le sirene d’allarme in diverse aree dello Stato ebraico.
Nella notte, l’Aeronautica militare israeliana ha risposto bombardando decine di obiettivi militari in Iran, tra cui siti di lancio di missili balistici e infrastrutture nell'area di Teheran destinate alla produzione di armamenti e batterie.
Le IDF hanno inoltre riferito di aver eliminato un’unità di militari iraniani intercettata mentre pianificava attacchi dall'interno di un edificio nella capitale.
Sul fronte opposto, Ahmad Alavi, capo della Commissione per il patrimonio culturale di Teheran, ha denunciato che dall'inizio del conflitto, lo scorso 28 febbraio, gli attacchi hanno danneggiato almeno 120 musei e siti storici, inclusi il Palazzo Golestan (patrimonio UNESCO) e il Museo della guerra.
Mentre la guerra giunge al suo 28mo giorno coinvolgendo l'intera regione, il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato il rinvio al 6 aprile degli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane, citando negoziati “produttivi” che però Teheran ha pubblicamente respinto. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Ghalibaf, ha infatti affermato che nessuno può imporre ultimatum all'Iran, elogiando il sacrificio delle proprie forze armate.
Parallelamente, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ribadito da Ginevra che il Paese continuerà a difendersi, confermando il blocco dello Stretto di Hormuz per gli Stati Uniti e i loro alleati, nonostante l'uccisione del comandante dei pasdaran Alireza Tangsiri in un recente raid.
Contemporaneamente, il conflitto resta acceso nel sud del Libano, dove le IDF hanno intensificato le operazioni di terra verso Bayyada. Hezbollah ha risposto con il lancio di droni e razzi verso il nord di Israele e ha rivendicato la distruzione di un carro armato Merkava.
Negli scontri notturni, un ufficiale e un soldato israeliano sono rimasti gravemente feriti a causa di un'esplosione accidentale.
La situazione umanitaria si aggrava: secondo l'UNHCR, circa 150 mila persone sono isolate nel sud del Libano a causa della distruzione dei ponti sul fiume Litani, abbattuti dalle forze israeliane per impedire i rifornimenti di Hezbollah, mentre i raid su Beirut hanno causato altre due vittime all'alba di oggi.
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